21/12/09

Bully (Larry Clark)

Bully
di Larry Clark (2001 USA/FRA 113')
"Mi definisco un moralista e la gente ride, lo giuro su Dio.Perché è di moralità che si tratta. In tutti i sensi. Le azioni hanno delle conseguenze." (Larry Clark)

Larry Clark è indubbiamente un artista scomodo, anche perché da decenni sente l'urgenza di svelare il vero volto, quello votato all'annichilimento di sé, di una parte dei giovani americani. Sulla stessa lunghezza d'onda, anche se con stili molto diversi, troviamo Gus Van Sant e Gregg Araki. Inizialmente Larry Clark si è servito delle fotografie e i suoi, per certi versi sconvolgenti, libri (Tulsa 1971, Teenage Lust 1983, A perfect Childhood 1992) sono lì a testimoniarlo, poi ha deciso di passare alla celluloide e ha scandalizzato il pianeta con il capolavoro d'esordio Kids, scritto dall'enfant prodige Harmony Korine, che vidi all'epoca (1995) in sala e mi lasciò assolutamente elettrizzato senza parole. Questo Bully è il suo terzo lungometraggio e narra di un gruppo di amici, tra i diciotto e i vent'anni, che decidono ad un certo punto di uccidere un loro coetaneo per non subire più le sue angherie e malvagità (una delle ragazze viene pure stuprata dal bruto). Il ritratto, quindi, di giovani di buona famiglia, fottuti motherfuckers senza alcun obiettivo nella vita, che non sia quello della soddisfazione del piacere istantaneo, dissipati tra metamfetamine, sesso meccanico e incomunicabilità. Un ritratto purtroppo non distante dalla realtà delle nostre metropoli contemporanee...Clark all'epoca dichiarò: "Bully non è un film ipocrita. E poi, ormai, i crimini dei giovani, gli omicidi con moventi distorti di amici o genitori, accadono in tutto il mondo. E' inutile continuare a fingere che siano casi isolati o estremi...Mi interessa molto capire le reazioni che il mio film provocherà in altri paesi dove, ne sono convinto, ci sono tanti ragazzi come quelli del mio film. Non cercavo solo lo scandalo: volevo non falsificare una parte precisa della realtà che ci circonda e che dobbiamo guardare senza i falsi sogni e le torte di mele delle favole di Hollywood". La rappresentazione della superficialità, dell'indifferenza e dell'inconsapevolezza dei protagonisti del suo film è un atto d'accusa deciso contro la capacità educativa di una società, la nostra, che ha ormai in mente solo il profitto e il consumo. Il film è girato con uno stile secco e distaccato, la storia è tratta da un episodio di cronaca realmente accaduto, gli attori stanno recitando fino ad un certo punto (l'attore Brad Renfro è recentemente scomparso a causa di un overdose...). Ciò che colpisce allo stomaco lo spettatore è l'assoluta mancanza di coscienza morale dei giovani protagonisti, derivante però dal totale fallimento dell'educazione impartitagli da genitori assenti e lontani anni luce dalla vera realtà dei loro figli. La geniale sequenza finale del film è paradigmatica di tutto questo, mostrando i ragazzi, durante il processo, ignari di ciò che gli accadrà (una di loro è pure incinta) tanto sono chiusi in un universo autoreferenziale e avulso dalla realtà circostante ed i parenti, tra il pubblico, che li osservano inebetiti come se li conoscessero solo in quell'istante veramente per la prima volta. Indimenticabile la scena in cui un giovanissimo Michael Pitt gioca a Mortal Kombat con un amico, ambedue sotto gli effetti dell'LSD. Altra sequenza insostenibile, ma magistralmente girata, con telecamera a spalla e musica ipnotica, è quella del brutale omicidio. Come sempre nei film di Clark l'accento viene anche posto sull'esuberante sessualità dei ragazzi, facendo però ricorso a sequenze meno estreme rispetto a quelle a cui ci ha abituato in altre sue opere. Colonna sonora da brividi con Cypress Hill, Eminem, Fatboy slim, Thurston Moore, Tricky...Indigesta, ma preziosa, gemma inedita in Italia, assolutamente da recuperare.

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