17/11/09

Rapporto Confidenziale Numero 19

RAPPORTO CONFIDENZIALE. rivista digitale di cultura cinematografica


NUMERO19 NOVEMBRE’09
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EDITORIALE di Roberto Rippa
Ci risiamo: l’anno scorso – precisamente in agosto, in occasione della sua presentazione al Festival internazionale del film di Locarno – la polemica aveva avuto come obiettivo l’ottimo documentario sulla nascita delle Brigate rosse
Il sol dell’avvenire di Gianfranco Pannone (si veda RC. SPECIALE 61° Festival del Film di Locarno. 6-16|8|2008, pag.42-46) e come protagonista il (fa sempre un po’ impressione scriverlo) ministro dei Beni culturali e turismo Sandro Bondi che, in un’intervista rilasciata a Luca Telese, dichiarava di avere trovato nel film: «Un senso di amarcord… brigatista», aggiungendo poi che nella pellicola «Si offre un solo e unico punto di vista: quello degli ex terroristi». Non mancava quindi di dichiarare: «Ritengo immorale che lo Stato possa finanziare un film che rappresenta il tentativo di ricostruire in maniera di parte eventi delicatissimi e controversi» (il Giornale, 8 agosto 2008).
Da quale segmento del film il ministro avesse potuto evincere questa sorta di nostalgia o una visione di parte sfugge completamente, in un’opera di rara correttezza che si limitava a raccontare un evento che fa parte della storia del Paese non mancando peraltro di mostrare le scene crude delle vittime prima dei titoli coda.
Ora tocca a La prima linea di Renato De Maria, che racconta di Sergio Segio, tra i fondatori dell’organizzazione armata Prima linea e promotore dell’evasione di sei detenuti, tra cui la sua compagna Susanna Ronconi, dal carcere di Rovigo nel 1982. Il film di De Maria, che uscirà il 20 di questo mese per Lucky Red, è già oggetto di feroci critiche, soprattutto per il finanziamento governativo ottenuto, con il Giornale di Vittorio Feltri che il 4 novembre scorso ha pubblicato un articolo di Stefano Zurlo dal titolo “Il film che trasforma i brigatisti in eroi” e il Presidente Napolitano che ha preso le distanze dichiarando che non sa se lo vedrà (Governo italiano – rassegna stampa del 10 novembre 2009). Questa volta, dopo avere visto in anteprima il film nei giorni scorsi, Bondi ha ammesso che il film «non costituisce un’apologia del terrorismo». Ha inoltre aggiunto: «Ritengo personalmente che la sopravvivenza nella storia del nostro Paese di rigurgiti di violenza politica, nonché il rispetto che tutti, a partire dalle istituzioni, dobbiamo alla memoria di tutte le vittime del terrorismo, per non parlare della doverosa riservatezza che i protagonisti di quella stagione dolorosa dovrebbero mantenere, imporrebbero di non usare fondi pubblici per finanziare questo genere di film» (10/11/2009-ITL/ITNET).
Tralasciando la posizione dei parenti delle vittime, , comunque assolutamente legittima anche se non può portare alla limitazione del racconto della storia o a una sua visione univoca in nome del rispetto della memoria (e che non può essere confusa con quelle qui riportate), vale la pena di notare come su entrambi i film gravi l’anatema del finanziamento statale e come la necessità del rispetto della memoria delle vittime venga usata per dichiarare questi film come quantomeno inopportuni (a questa stregua, altre ere storiche che hanno visto vittime non andrebbero quindi raccontate?).
Però la storia è storia, il terrorismo in Italia di storia ne ha avuta e ne ha fatta, e conoscerla non può che giovare. Quelli come Bondi forse preferirebbero che la storia non venisse raccontata (o forse si, magari rivista da lui e dai suoi compagni al potere). E invece, in un’Italia che purtroppo appare nuovamente molto simile a quella raccontata nel film, Il sol dell’avvenire è un’opera importantissima in quanto racconta, ripercorre e lascia allo spettatore la libertà di formare un proprio giudizio sulle vicende mostrate. In un tempo fatto di revisionismo e di costante disinformazione, il cinema si riappropria non casualmente della sua capacità di raccontare il tempo (vedere anche gli esempi di Gomorra di Garrone e Il divo di Sorrentino). Quindi, nell’attesa di poter vedere il film di De Maria, evviva i finanziamenti pubblici (peraltro concessi a Il sol dell’avvenire dal governo Berlusconi nella persona dell’allora ministro Buttiglione) attribuiti a opere meritorie come quella di Pannone. Perché un Paese che ha paura di un cinema che racconti la sua storia, anche quella più oscura, non è un Paese sano.
Quindi, visto che sembra proprio questa l’arma agitata dai governanti contro le opere da loro considerate scomode o quanto meno fuori dal loro controllo, cogliamo l’occasione per tornare a discutere del Fondo unico per lo spettacolo (398’000’000 di Euro stanziati nel 2009, di cui solo il 18.5% destinato al cinema) di cui si è parlato molto in questi mesi, spesso per sottolinearne l’inutilità e gli abusi.
Il ministro Brunetta, in un discorso denso come non mai di demagogia (durante il quale ha definito i cineasti italiani presenti a Venezia: “Gente che ha preso tanti soldi e ha incassato poco al botteghino. Gente che non ha mai lavorato per il bene del paese, anzi non ha mai lavorato”), ha denigrato lo scorso 11 settembre a Gubbio i finanziamenti pubblici spiegando che il cinema (nonché teatro ed enti lirici) deve misurarsi con il mercato, dimenticando che l’invito per il cinema a misurarsi con un mercato asfittico a livello distributivo come quello italiano, significa parlare in mala fede.
Nella patria del liberismo, gli Stati Uniti (sempre citati a sproposito in queste occasioni), i fondi pubblici per il cinema ci sono. Li elargisce l’American Film Institute, organo indipendente sostenuto dal Governo, che poi può anche occuparsi di distribuzione e preservazione.
Tra le tante opere sostenute dall’AFI troviamo il primo lungometraggio di David Lynch Eraserhead (1977) nonché A Woman Under Influence (1974) di Cassavetes. Bastano come esempi?
In Italia, il Governo ha recentemente contribuito alla produzione, tra gli altri, de Il divo di Paolo Sorrentino (costo 5’201’000 Euro, contributo 1’700’000, incasso 4’553’000), Gomorra di Matteo Garrone (costo 5’893’000, contributo 2’000’000, incasso 10’184’000), La ragazza del lago di Andrea Molaioli (costo 2’460’000, contributo 800’000, incasso 3’003’000), Pranzo di Ferragosto di Gianni Di Gregorio (costo 900’000 circa, contributo 720’000, incasso 2’124’000). Sono esempi, questi ultimi, illuminanti e quindi citare sempre l’onnipresente Cattive ragazze di Marina Ripa Di Meana (sostenuto con l’allora articolo 28) come esempio di sperpero di denaro pubblico non è esattamente onesto. Significa usarne uno per punire tutti. Questo per non dire che è compito di uno Stato civile sostenere opere artistiche di valore che, a fronte di un interesse culturale, possono non fare corrispondere un esito commerciale particolarmente felice (sono i casi, secondo l’elenco riportato sopra, degli ultimi lavori di Faenza, Bellocchio, Olmi e Virzì).
Vale la pena forse di concludere osservando come la storia usata per fini propagandistici al cinema non abbia mai avuto grande fortuna: Barbarossa di Renzo Martinelli – coproduzione Rai Trade, finanziato con fondi del ministero e per il 60% da un consorzio di imprenditori privati piemontesi (intervista di Maurizio Turroni a Renzo Martinelli, Famiglia Cristiana n. 41, 11 ottobre 2009. Da Famiglia Cristiana online) – è costato circa 30 milioni di Dollari e gli incassi si sono fermati a meno di un milione di Euro (si parla solo dello sfruttamento nelle sale italiane).
Che voglia dire qualcosa?

SOMMARIO del NUMERO19 (novembre 2009)

4 La copertina di Josh Pesavento

5 Editoriale di Roberto Rippa

6 Brevi appunti sparsi di immagini in movimento di Alessio Galbiati e Roberto Rippa

7 Bad Lieutenant: Port of Call New Orleans di Gianpiero Ariola

9 LINGUA DI CELLULOIDE Il ventre dell’architetto cineparole di Ugo Perri

10 Il nastro bianco di Alessandra Cavisi

11 La Taranta di Samuele Lanzarotti

12 RC SPECIALE – SOLO LIMONI. Genova – G8 – 2001 a cura di Alessio Galbiati
13 • Il cineocchio sul G8. Il concatenamento collettivo di enunciazioni di Giacomo Verde sui fatti del G8 genovese del 2001 di Alessio Galbiati
14 • Intervista a Giacomo Verde di Alessio Galbiati
Giacomo Verde
18 • bio
18 • video-filmografia (1983-2006)
20 • BELLEZZA e GIUSTIZIA. appunti per una riflessione su arte, politica, G8 di Genova di Giacomo Verde
22 • Genova – G8 – 2001. Videografia a cura di Alessio Galbiati

24 Il tempo muore anche al cinema. François Truffaut e il ciclo Doinel di Monia Raffi

29 Alan Turing: il film sarà bellissimo! di Costanza Baldini

30 L’ELENCO DI n COSE – classificazione enciclopedica del nulla #1 a cura di Gregory Arkadin
I 6 film che non possono mancare nella videoteca dell’ex-governatore del Lazio, Piero Marrazzo.6 titoli per provare ad accettare la propria reale natura e vivere serenamente.

34 RC SPECIALE – Quentin Tarantino’s. INGLOURIOUS BASTERDS a cura di Alessio Galbiati e Roberto Rippa
35 • Inglourious Basterds di Roberto Rippa
36 • Inglourious Basterds. Le convergenze parallele (e bastarde) di Quentin Tarantino di Alessio Galbiati
38 • Riferimenti cinematografici
39 • Personaggi
40 • Riferimenti musicali
40 • Colonna sonora

42 Pedro Almodóvar Caballero di Alessio Galbiati
46 • Pedro Almodóvar. Filmografia completa (1978-2009)
47 • Bibliografia. La critica in lingua italiana

15/11/09

Il mistero dell'amore

"Sia nella mia esperienza di medico che nella mia vita, mi sono ripetutamente trovato di fronte al mistero dell'amore, e non sono mai stato capace di spiegare che cosa esso sia...qui si trovano il massimo e il minimo, il più remoto e il più vicino, il più alto e il più basso, e non si può parlare senza considerare anche l'altro. Qualunque cosa si possa dire, nessuna parola potrà mai esprimere tutto. Parlare di aspetti parziali è sempre troppo o troppo poco, perché soltanto il tutto ha significato. L'amore "soffre ogni cosa" e "sopporta ogni cosa" (I Cor., XIII, 7). Queste parole dicono tutto ciò che c'è da dire; non c'è nulla da aggiungere. Perché noi siamo, nel senso più profondo, le vittime e i mezzi e gli strumenti dell'"amore" cosmogonico...L'amore non viene mai meno, sia che si parli con la "lingua degli angeli" o che, con esattezza scientifica, tracci la vita della cellula risalendo fino al suo più ultimo fondamento. L'uomo può cercare di dare un nome all'amore, attribuendogli tutti quelli che ha a disposizione, ma sarà sempre vittima di infinite illusioni. Se possiede un granello di saggezza, deporrà le armi e chiamerà l'ignoto con il più ignoto, ignotum per ignotius, cioè con il nome di Dio."
(Carl Gustav Jung)

12/11/09

Sognare è reale?

"...Allora volete dire, Don Juan, che sognare è reale?"
"Naturalmente è reale"
"Reale come quello che stiamo facendo ora?"
"Se vuoi fare un confronto ti posso dire che forse è più reale. Nel sognare tu hai potere; puoi cambiare le cose; puoi scoprire innumerevoli fatti nascosti; puoi controllare tutto quello che vuoi"
(Carlos Castaneda Viaggio a Ixtlan)

Novembre Scaglie


"Se non potete credere un pochino a quello che vedete sullo schermo, non vale la pena di perdere del tempo per andare al cinema..."
(Serge Daney)

08/11/09

Route 66 (Tom Waits)

"Il paradiso per me? Mia moglie ed io sulla Route 66 con una tazza di caffè, una chitarra da quattro soldi, un registratore preso dal rigattiere, una stanza del Motel 6, e una macchina in buone condizioni parcheggiata davanti alla porta."
(Tom Waits)

07/11/09

Ha tutte le carte in regola per essere un artista (Piero Ciampi)


Ha tutte le carte in regola
per essere un artista.
Ha un carattere melanconico,
beve come un irlandese.
Se incontra un disperato
non chiede spiegazioni,
divide la sua cena
con pittori ciechi, musicisti sordi,
giocatori sfortunati, scrittori monchi.

Ha tutte le carte in regola
per essere un artista.
Non gli fa paura niente
tantomeno un prepotente.
Preferisce stare solo
anche se gli costa caro,
non fa alcuna differenza
tra un anno ed una notte,
tra un bacio ed un addio.

Questo è un miserere
senza lacrime.
Questo è il miserere
di chi non ha più illusioni.

Ha tutte le carte in regola
per essere un artista.
Detesta lavorare
intorno a un parassita,
vive male la sua vita
ma lo fa con grande amore.
Ha amato tanto due donne,
erano belle, bionde, alte, snelle,
ma per lui non esistono più.

È perché è solo un artista
che l’hanno preso per un egoista.
La vita è una cosa
che prende, porta e spedisce.
(Piero Ciampi)

Combo (BLU & David Ellis)

Combo
by BLU & David Ellis

"Che la Scienza e la Poesia siano sorelle non è un vero segreto per chi le conosce, ma rimane un mistero e un ostacolo insormontabile per molti, al punto che nelle più astratte, formali e controintuitive branche della ricerca scientifica un’elevata immaginazione, simile a quella del poeta, è spesso più utile di un lavoro perseverante.”
(Frederick Pollock)

03/11/09

La Taranta (Gianfranco Mingozzi)

La Taranta
di Gianfranco Mingozzi
(1962 ITA 20')
"La danza eseguita durante la cura è la tarantella, cioé la danza della piccola taranta. Il tarantato, colui che è stato morso, diventa danzando il ragno che lo ha morso, e al tempo stesso lo calpesta e lo schiaccia col piede che danza: questa valenza d'identificazione combattente costituisce il carattere fondamentale del tarantismo come cura. Chi danza si fa ragno: lo imita, striscia al suolo o cammina carponi, s'arrampica, fila la tela, salta ma al tempo stesso è impegnato agonisticamente contro il ragno che lo possiede..."
(Ernesto De Martino)

Piccolo gioiello documentaristico di etnologia, ora disponibile in dvd+libro edito dalla Kurumuny, incentrato su reali casi di tarantate nella Puglia degli anni Sessanta, riprese dall'audace telecamera di Mingozzi, coadiuvato dagli scritti e dalle idee dell'antropologo Ernesto de Martino, dalle folgoranti musiche di Luigi Stifani e dalle ipnotizzanti parole di Salvatore Quasimodo.
Il "rituale di liberazione" della taranta, pregno di musica/danza e furore religioso, permette di dare un'immagine al "male", consentendo di ricostruire, attraverso una comunicazione che si avvale del linguaggio simbolico, la storia personale della posseduta. Il rituale della taranta permette di superare gli intimi conflitti della vittima e di riconciliarla con le sue esperienze dolorose, fino a restituire un senso ad una situazione altrimenti patita come caotica e destrutturante. Si tratta quindi dell'efficacia simbolica teorizzata da Claude Lévi-Strauss nel 1949 sulla rivista "Revue de l'Histoire des Religions", quella potentissima tecnica che attraverso l'uso da parte del terapeuta di peculiari modalità comunicative permette al soggetto di attingere a ciò che è contenuto nel suo emisfero destro cerebrale. L'emisfero destro cerebrale è la sede elettiva del sogno, dei processi visivi, della percezione dello spazio, della comprensione delle metafore e dei simboli, dei flash d'ispirazione e degli stati alternativi di coscienza; ma i suoi contenuti sono inconsci e non verbalizzabili. L'efficacia simbolica permette al soggetto di sanare i propri conflitti, dare un senso ad una situazione che precedentemente sfuggiva al controllo, innescando così un processo di reazioni psicofisiologiche (attraverso la mobilitazione di stati emozionali) responsabili dell'autoguarigione e del recupero di un equilibrio migliore. Quello dell'efficacia simbolica è probabilmente lo stesso campo terapeutico da cui attingono ai giorni nostri gli sciamani, i guaritori, i maghi, i pranoterapeuti etc. Anche nelle pratiche mediche tradizionali, d'altronde, molte cerimonie e persino molte sostanze utilizzate non hanno proprietà curative in senso stretto, ma possono produrre effetti di guarigione proprio per la loro elevata valenza simbolica in grado di suggestionare il cervello del paziente.
Al giorno d'oggi il tarantismo è ormai un lontano ricordo, i centri di igiene mentale straboccano di pazienti, i conflitti vengono sopiti dagli psicofarmaci e dallo shopping compulsivo...ma l'attuale incapacità delle persone di poter attuare un trascendimento simbolico dei loro traumi sembra rendere l'aria irrespirabile e il disagio strisciante sta costantemente attanagliando strati più ampi della popolazione...imperativo diviene stimolare l'immaginazione e la sensibilità estetica, due qualità che con la loro apertura e l'intrinseco carattere di indeterminatezza potrebbero probabilmente restituirci l'efficacia simbolica dell'arte e la sua valenza terapeutica.
Per vedere "La Taranta" cliccare qui

"Oggi noi sappiamo che il morso
non è assalto di démone,
ma il cattivo passato che torna
e si propone alla scelta riparatrice.
Momento di un interiore rimordere,
sintomo cifrato di conflitti
operanti nell'inconscio. Ecco perché
il tarantismo ci riguarda da vicino
e sfida, ancor oggi, le insidiate
potenze della nostra modernità."
(Ernesto de Martino da Sulla terra del rimorso)

27/10/09

The Fall (Tarsem Singh)

The Fall
di Tarsem Singh
(2006 India/UK/USA 117')

Sono rari i film che riescono a stimolare le nostre endorfine endogene, tanto da farci raggiungere uno stato estatico, assai simile a quello provato durante l'innamoramento, per poi avere voglia di rivederli ripetutamente nei giorni seguenti...con The Fall siamo di fronte a uno dei capolavori del decennio e in pochi se ne sono accorti, anche a causa di una distribuzione al solito miope, impreparata e distratta. Cercare di riassumere le invenzioni visive che si susseguono sullo schermo lasciando senza fiato lo spettatore, sarebbe equivalente a svilirle in una goffa e pleonastica parafrasi: tanto è perfetta la costruzione dell'immagine e l'idea di cinema di Tarsem, artista che a questo punto assurge a vera e propria "next big thing" del cinema mondiale. Il film, presentato da Spike Jonze e David Fincher, è stato creato nella più cristallina indipendenza, grazie ad autofinanziamenti dello stesso regista, girato nell'arco di quattro anni, spostandosi incessantemente tra locations da favola, scovate in circa 28 paesi. La storia si ispira ad un film bulgaro del 1981 dal titolo Yo ho ho e si avvale della sceneggiatura scritta dal regista insieme a Dan Gilroy e Nico Soultanakis. Si tratta probabilmente del film che visivamente più si avvicina alle opere di Alejandro Jodorowsky nei suoi fiammeggianti anni Settanta e va precisato che nel film, incredibilmente, non si ricorre mai ad effetti speciali digitali (anche se guardandolo pare impossibile a credersi). Tutto il film, impregnato di un coinvolgente tono fiabesco, viene a configurarsi come un commovente omaggio al mondo degli stunt-men del cinema muto e come un definitivo struggente atto d'amore verso il cinema, il potere dell'immaginazione e le sue capacità taumaturgiche. In un mondo sempre più privo di emozioni come il nostro, questo film si batte contro l'anestesia progressiva dell'anima umana, quell'apatia che ci attanaglia e riesce (per così dire) a raggiungere il traboccamento dell'essere, tanto che dopo averlo visto non possiamo non riuscire a ridare voce ai nostri sentimenti. Sbalorditiva la capacità visiva, decisamente pittorica (tra Dalì e De Chirico), di Tarsem (coadiuvato da Colin Watkinson) nel comporre le inquadrature. Spicca anche la dolcissima interpretazione della bimba di 6-7 anni, Catinca Untaru, fondamentalmente basata sull'improvvisazione e sull'empatia sviluppatasi sul set tra lei, il protagonista e il regista, che conferisce al film quella purezza incontaminata, che indubbiamente lo contorna. Non svelo alcun particolare della sfavillante trama, perché spero che prima o poi lo vedrete (a proposito i sottotitoli in italiano sono qui).
Vanno anche ricordati gli impressionanti costumi di Eiko Ishioka e non può non colpire l'occhio dei cinefili una sequenza onirica girata in stop-motion dai fratelli Lauenstein, quelli del magnifico Balance. Un film, The Fall, con un finale che non delude le aspettative (non era cosa facile) e ne suggella la bellezza e ritrova, incredibilmente inalterata, la capacità di stupire del cinema delle origini, lasciando letteralmente a bocca aperta gli smaliziati spettatori di oggi. Per ironia della sorte, alla riunione del cineclub Scaglie, in cui io proponevo questo film come apertura della nuova stagione di quest'anno, la proiezione è stata bocciata (senza che i soci votanti lo abbiano però mai visto)...comunque al prossimo film, Tarsem avrà i riconoscimenti che merita (e The Fall riscoperto...come successe alle Iene di Tarantino qualche anno fa) e questo alla faccia di chi ora lo sbeffeggia o lo ignora...