12/06/09

Videodrome (David Cronenberg)

VIDEODROME
di DAVID CRONENBERG
CANADA - 1983 - COL.
Durata:90' (Italiano)
con James Woods, Deborah Harry,
Sonja Smits, Peter Dvorsky

Videodrome rappresenta il “manifesto” del cinema di Cronenberg, un film anomalo, soggetto alle più disparate interpretazioni e scioccante come un’allucinazione.
Uno dei rarissimi film, distribuiti nel circuito commerciale, capace di esprimere e tradurre visivamente angosce e paure dell’uomo moderno, temi che la letteratura ha già conosciuto nelle pagine di William Burroughs o di Franz Kafka.
Il film racconta la storia di Max Renn, comproprietario di una piccola rete televisiva : la CIVIC TV. Per sopravvivere questa rete privata deve dare ciò che i grandi networks non possono offrire perché legati da vincoli morali e politici : sesso, violenza, sentimentalismo e sociologia da supermercato. Proprio ricercando questo tipo di programmi Max Renn si imbatte in Videodrome, frequenza pirata iperviolenta, che mostra scene di sesso deviato e violenza gratuita. Max ne rimane subito come ipnotizzato, respinto ma anche malsanamente attratto, divenendone completamente dipendente. Proprio a questo livello si cela una delle grandi intuizioni di Cronenberg, che penetra il pubblico, lo spettatore, e ne comprende il bisogno di evasione, l’amara reiterata mancanza di soddisfazione e il flirtare nichilistico col dolore (per provare che si può ancora sentire qualcosa), nonché l’estremo senso di spiazzamento che comporta il rendersi conto di tutto ciò. Se uno ci pensa, sono le stesse tematiche che si ritrovano in Crash, film che ha spiazzato ed irritato il pubblico (e di contro deliziato i critici meno rincoglioniti) proprio per i motivi appena detti.
Sia ben chiaro che Cronenberg non rifiuta la modernità tecnologica e mass-mediale, ma comprende la necessità che lo spettatore cambi in modo radicale di fronte a ciò che vede. Qui il regista coglie, con molto anticipo, la tendenza - divenuta poi evidente in tutto il mondo occidentale - a sussumere il reale attraverso ciò che ci è mostrato dalla televisione. Si sta perdendo la capacità e l’abitudine al controllo critico e alla verifica delle immagini. Videodrome ce lo ricorda, andando contro la società dell’Oblio (professor O’Blivion nel film) di Massa. Solo con la formazione di una Nuova Carne, noi come Max Renn (Renn-Renaissance-Rinascita) potremmo reimpossessarci della nostra visione critica. Uno dei mezzi per difenderci è senz’altro il cinema, l’unico strumento che consente di vedere la televisione “da un altro punto di vista”, dall’esterno, e quindi di non restare dipendenti dalla sua logica virale.
Un altro elemento che determina la grandezza di questo film sta nella lucidità con cui visualizza i processi di contaminazione fra l’organico e l’elettronico (fondamentali per il movimento Cyberpunk), mostrando un apparecchio televisivo che diventa carne e un corpo di carne che funziona come un videoregistratore.
Videodrome affronta anche il drammatico problema (ma rimosso dalla ipocrita coscienza cattolica generale) degli “snuff movies”. Un mondo dove la morte diventa forse l’ultima spiaggia delle sollecitazioni fisico-sessuali, la morte in diretta, con violenza e pornografia che si mescolano creando, paradossalmente, un altro genere, informe e letale. Contro ciò, Cronenberg pone il muro del religioso, del senso puro della razionalità rarefatta, del Credo Assoluto : “Sono la videoparola che si è fatta carne. Morte a Videodrome e gloria e vita alla Nuova Carne”.
Il film, comunque, solleva domande e ci colpisce senza darci il tempo di capire, non si lascia afferrare, è sfuggente ed il finale non è chiuso né aperto, ma un buco nero che tutto ingloba e che non ammette tentativi di razionalizzazione.
Bravissimi i due attori protagonisti, qui al loro meglio. Tra le tante trovate geniali merita di essere ricordata la “Cathode Ray Mission”, una chiesa catodica dove, nel film, frotte di mendicanti si affollano per ricevere la loro dose quotidiana di televisione.

"L'arte è sovversiva perché fa appello all'inconscio. Non sono un freudiano, ma credo nell'equazione "civiltà uguale repressione". L'arte è a favore di tutto ciò che viene represso. Quindi è contro la civiltà, contro la società con le sue norme stabilite. Più un film è collegato con l'inconscio, più è sovversivo. Come lo sono i sogni."
(David Cronenberg)

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