18/07/08

Leggere Papaveri

Le lame e i limi, i limiti, e poi i lumi,
della ragione - piatto algore se non
fosse per rare vegetazioni d'amore -
Il divenire del vuoto - quell'alto
tendere agguati cubici al fantastico
progredire geometrico del delirante -:
che striduli cori, vertigini azzurre, colori.
Dispongo di pezzi di vetro, frammenti d'infanzia,
ma dell'arte musiva m'è cara l'incuria.
Ho mai vissuto tra l'altro? Credo, ripensandoci,
d'aver letto papaveri, sfogliato qualche giornale.
(Dario Villa)

15/07/08

Dementia (Daughter of Horror)

Dementia (Daughter of Horror)
di John Parker (1953 USA 57')
con Adrienne Barrett, Bruno VeSota, Ben Roseman, Richard Barron, Ed Hinkle, Lucille Howland, Debbie VeSota, Faith Parker, Gayne Sullivan.

Un enigmatico medaglione, un coltello a serramanico, strade deserte nella notte nera, uomini senza volto, un'alienata donna sola, papponi e venditori di fiori, nani col giornale notturno aggiornato sulla cronaca nera, una risata isterica e un ricco laido industriale che sembra il sosia di Orson Welles...questi alcuni degli ingredienti di un film pressoché unico nella storia del cinema: miscela anomala di cupe atmosfere da film noir, devianze psicanalitiche, jazz sincopato, horror dai toni espressionisti e misteriosi squarci surrealisti. La pellicola costituisce un viaggio all'interno dei meandri della psiche di una giovane donna (The Gamine), ossessionata dai propri fantasmi e traumi infantili. Una donna problematica e tormentata, la cui angoscia è tesa a combattere il senso di colpa, ma che si trova impotente, in quanto gli stessi suoi fantasmi persecutori sono stati elaborati dalla sua mente in una situazione originaria di panico. Da ciò deriva che non esiste una consequenzialità nei fatti narrati, vi sono numerosi rimandi interni che minano la comprensione e fanno saltare le coordinate temporali, anche i personaggi stessi sono probabilmente proiezioni della mente della protagonista. Ciò che colpisce, comunque, sono le immagini letteralmente mozzafiato e il ritmo intrinseco della pellicola, sostenuto dalla colonna sonora e dalle sordide atmosfere, che trasformano la visione della pellicola in un'avvolgente immersione in una spirale, questo anche grazie al finale aperto e misterioso.
Notevole la colonna sonora ad opera di George Antheil, che rende magnificamente la discesa negli inferi della follia della donna. Travolgenti poi le scene nel jazz club durante la festa Beat (con la perfomance di Shorty Long e il suo combo), in cui è implicita l'atmosfera orgiastica sottesa.
Dementia è la sola opera lasciataci dal misterioso John Parker (nulla si sa di lui), creata nella più assoluta indipendenza e con un risicato budget. Il soggetto del film sembra derivi da un incubo avuto dalla protagonista del film, all'epoca segretaria del regista, consistente in un risveglio brusco dopo aver sognato di trovare una mano mozzata in un cassetto della propria stanza. Sembra che gran parte delle riprese siano state fatte in realtà da Bruno VeSota, qui anche attore (è il sosia di Welles) e produttore, futuro autore di due chicche come il noir "Female Jungle" e lo psicotronico "The Brain Eaters". Nella versione originale voluta dal regista, ricercata e spiazzante, dal titolo "Dementia", il film è privo di dialoghi. Una versione censurata del film venne editata solo nel 1955, col titolo "Daughter of Horror", dopo due anni di battaglie legali con il comitato di censura (il New York Censor Board) e ben 11 processi subiti dalla pellicola. Questa versione, oltre ad essere priva di alcune scene ritenute disturbanti per l'epoca, ha subito l'aggiunta di una fastidiosa voce narrante. E' comunque degna di essere ricordata perché è il film che si vede proiettato nel cinema all'interno della scena cult di "The Blob" del 1958.
Lo stile visuale scintillante e l'ambientazione urbana notturna in cui si muovono i solitari personaggi hanno fatto paragonare Dementia, dalla rivista americana Re/Search, ai quadri di De Chirico e a L'infernale Quinlan di Orson Welles.
Un film tra l'exploitation e l'avanguardia...tra Eraserhead e Orson Welles...tra Carnival of souls e Repulsion...Ma l'ho visto solo io? o è solo il mio ennesimo incubo?

"Dementia is a work of art. It stirred my blood and purged my libido."
(Preston Sturges)

12/07/08

L'Invito (canto indiano)

Non mi interessa che cosa fai per guadagnarti da vivere,
voglio sapere che cosa ti fa soffrire e se osi sognare di incontrare il desiderio nel tuo cuore.
Non mi interessa quanti anni hai, voglio sapere se rischierai di sembrare ridicolo per amore, per i tuoi sogni, per l'avventura di essere vivo.
Non mi interessa quali pianeti sono in quadratura con la tua luna, voglio sapere se hai toccato il centro del tuo dispiacere, se sei stato aperto dai tradimenti della vita o ti sei inaridito e chiuso per la paura di soffrire ancora.
Voglio sapere se puoi sopportare il dolore, mio o tuo, senza muoverti per nasconderlo, sfumarlo o risolverlo.
Voglio sapere se puoi vivere con la gioia, mia o tua; se puoi danzare con la natura e lasciare che l'estasi ti pervada dalla testa ai piedi senza chiedere di essere attenti, di essere realistici o di ricordare i limiti dell'essere umani.
Non mi interessa se la storia che racconti è vera, voglio sapere se riusciresti a deludere qualcuno per mantenere fede a te stesso;
se riesci a sopportare l'accusa di tradimento senza tradire la tua anima.
Voglio sapere se puoi essere fedele e quindi degno di fiducia.
Voglio sapere se riesci a vedere la bellezza anche quando non è sempre bella;
e se puoi ricavare vita dalla sua presenza.
Voglio sapere se riesci a vivere con il fallimento, mio e tuo, e comunque rimanere in riva ad un lago e gridare alla luna piena d'argento: "Sì!".
Non mi interessa sapere dove vivi e quanti soldi hai,
voglio sapere se riesci ad alzarti dopo una notte di dolore e disperazione, sfinito e profondamente ferito e fare ugualmente quello che devi per i tuoi figli.
Non mi interessa chi sei e come sei arrivato qui, voglio sapere se rimani al centro del fuoco con me senza ritirarti.
Non mi interessa dove o che cosa o con chi hai studiato, voglio sapere chi ti sostiene all'interno, quando tutto il resto ti abbandona.
Voglio sapere se riesci a stare da solo con te stesso e se apprezzi veramente la compagnia che ti sai tenere nei momenti di vuoto.
(Oriah Mountain Dramer, anziano di una tribù pellerossa)

11/07/08

Il Filosofo del Futuro

...l'aforisma è al tempo stesso l'arte di interpretare e la cosa da interpretare; la poesia, l'arte di valutare e la cosa da valutare. L'interprete è il fisiologo o il medico, quello che considera i fenomeni come dei sintomi e parla per aforismi.
Il valutatore è l'artista, che considera e produce "prospettive", che parla attraverso la poesia.
Il filosofo del futuro è artista e medico - in una parola, legislatore.
(Gilles Deleuze - "Nietzsche")

opera di Alex Grey

10/07/08

Muto by Blu

Muto
by Blu
(a wall-painted animation made in Buenos Aires and in Baden)

Stupefacente!
http://www.blublu.org

09/07/08

Non aprite quella porta

THE TEXAS CHAINSAW MASSACRE - NON APRITE QUELLA PORTA
di Tobe Hooper (1974 USA 87’)
con Marilyn Burns, Allen Danzinger, Gunnar Hansen, Paul A. Partain, William Vail.

Uno dei più allucinanti horror di tutti i tempi: la violenza è più suggerita che mostrata, non si abusa di sangue e frattaglie, ma il terrore allo stato puro permea tutto il film. L’atmosfera del film, malata ed allucinata, non è più stata eguagliata nel cinema ufficiale, diverso è il discorso del cinema underground che ha fatto di questo film il capostipite di un modo di trattare la violenza (si pensi a film sconvolgenti come Angst o Henry). La pellicola crea, schematizza e fornisce tutto il background su cui si baserà la produzione horror/splatter degli anni successivi. La degenerazione della famiglia americana è qui il punto fondamentale della critica di Hooper: il cannibalismo assurge a denuncia sociale evadendo anche dal ristretto ambito familiare per avvolgere tutta la società pervertita e corrotta (tematica che Wes Craven riprenderà nel 1977 col suo Le colline hanno gli occhi). A tal proposito va sottolineato che il film si ispira ad atroci fatti di cronaca nera realmente accaduti. Questo film ha anche il pregio di creare una delle figure più amate dagli appassionati di horror di tutto il mondo: Leatherface (faccia di cuoio) sorta di psicopatico ritardato e pervertito, che brandisce e rotea nell'aria minacciosamente una motosega. Non esiste lieto fine e l’unica via per sopravvivere è impazzire, Sally nel film rimane alienata da questa orribile esperienza come già la protagonista de La notte dei morti viventi. Il contatto col puro orrore non genera in effetti nessuna Ripley nella realtà...
Tra attori e regista vi era un pessimo rapporto, il che spiega in parte l’atmosfera di tensione che si respira nel film. Hooper, qui al suo esordio, è anche produttore, sceneggiatore e coautore della delirante colonna sonora. Prodotto con circa 83000 dollari, il film incassò, solo negli Stati Uniti, 30859000 dollari al botteghino e 14221000 dollari grazie al noleggio, venendo così ad essere uno dei film indipendenti di maggior successo della storia del cinema. Tra l'altro anche il Museo di Arte Moderna di New York, il MOMA, ha acquistato una copia originale della pellicola per la sua straordinaria collezione.

08/07/08

Salvatore Baccaro

Salvatore Baccaro

Con questa canicola bisogna alleggerire un po' le tematiche del blog, altrimenti fondiamo...e quindi quale migliore occasione per ricordare lo psicotronico Salvatore Baccaro, quasi unanimemente considerato il più orripilante caratterista del cinema italiano. Recentemente salito nuovamente agli onori delle cronache per il fatto che Marco Giusti, suo grande ammiratore, ha fatto intervistare il fratello in una puntata televisiva di Stracult. Le Scaglie, nel loro piccolo, invece nel lontano 1997, sulla scia della fanzine "Amarcord" e di un esilarante articolo di Riccardo Esposito, omaggiarono il mitico Salvatore Baccaro con una proiezione super-trash di uno dei film più brutti della storia del cinema, l'efferato e delirante "La Bestia in calore" di Ivan Kathansky (in realtà pseudonimo di Luigi Batzella). In questo film l'attore riprende l'ingrato personaggio che aveva interpretato nel famigerato "Saloon Kitty" di Tinto Brass, cioé quello del freak/uomo di Neanderthal, nudo e ripugnante, che viene utilizzato dal gerarca delle SS per mettere alla prova le aspiranti adepte. Nel film di Batzella, Salvatore con l'esaltante pseudonimo di Sal Boris interpreta la Bestia del titolo, rinchiuso per tutta la durata del film in una gabbia da zoo e usato da una sadica aguzzina nazista per creare nuove razze attraverso selvaggi accoppiamenti con impaurite detenute ebree. Nel tremebondo finale la donna finirà punita e uccisa dalla sua stessa creatura (memorabile la sequenza in cui la Bestia strappa a "morsi", quasi come fossero zolle d'erba, i peli del pube della donna, in una delle sequenze più assurde che si ricordino nel cinema italiano...). Già il film, se visto con il giusto spirito fa ridere a crepapelle, ma ci sono altri due motivi che tuttora mi fanno sbellicare dalle risa: il primo è il fatto che all'epoca non esisteva (anche nel circuito dei collezionisti) una copia in italiano del film, così fummo costretti a ordinare una costosissima videocassetta olandese, doppiata in inglese e sottotitolata in lunghissime scritte olandesi. La nostra follia poi ci portò a immergerci in tre giorni di lavoro per tradurre il film stracolmo di spezzoni rubati da altre pellicole e zeppo di insulsi dialoghi tra soldati, dotati di un inglese maccheronico e indecifrabile (forse greci o turchi assoldati dalla produzione per poche lire). Il lavoraccio sfociò nella proiezione del film con traduzione simultanea in sala ad opera mia, naturalmente dotato di uno spiccato accentaccio romagnolo e assolutamente incapace di variare l'intonazione delle battute, anzi ogni tanto facendo la voce in falsetto per imitare quella femminile...il risultato fu incredibile, le trentacinque persone del pubblico si divertirono da matti, specie per l'espediente della traduzione simultanea, anche perché per almeno quindici minuti di inutili dialoghi io mi fermai e declamai che da quel punto in avanti avrebbero dovuto tradursi il film da soli, per non perdere dimestichezza con l'inglese...
Altro elemento estremamente divertente fu l'articolo a sorpresa che ci dedicò "Il Resto del Carlino", apparentemente entusiasta delle agghiaccianti serate di programmazione (sotto l'estratto).

Ma torniamo al nostro protagonista: Salvatore Baccaro alla fine degli anni Sessanta lavorava come fioraio vicino agli stabilimenti di Cinecittà e venne notato da un regista che passava di lì per la sua indicibile bruttezza...ciò gli permise di essere scritturato nei primi anni Settanta in diversi film, spesso in piccole parti ad effetto, in cui gli veniva semplicemente richiesto di presentarsi col suo aspetto impressionante e di emettere suoni gutturali da troglodita per spaventare/divertire il pubblico. Ciò gli valse la parte di Satanasso in "Le notti peccaminose di Pietro l'Aretino", quella di King Kong in "I due figli di Trinità", quella del Brigante nel "Decameron proibitissimo...Boccaccio mio statte zitto...", ma anche una partecipazione al "Salomé" di Bene. Partecipò poi a due episodi della "Trilogia della vita altra" diretta da Mino Guerrini, tra cui una parte più consistente in "Decameron n° 2 - Le altre novelle del Boccaccio". I ruoli grotteschi di contorno continuarono con l'assaggiatore personale del boss Angelo in "Anche gli angeli mangiano fagioli" e il servitore chiamato Golem in "Il gatto di Brooklyn aspirante detective", di cui si ricorda la scena cult in cui Baccaro esclama "Mamma mia! Quant'è brutto!!!", vedendo Franco Franchi uscire da una bara travestito da Frankenstein. Altra partecipazione capitale per Baccaro fu quella a "Terror! Il castello delle donne maledette" del 1974 col soprannome inebriante di Boris Lugosi, nella parte (senza trucchi utilizzati) del terrorizzante uomo di Neanderthal sopravvissuto all'Evoluzione, in un film che è un'inenarrabile parodia/parata di Freaks e degli horror della Universal. Nel 1975 Baccaro ebbe poi l'occasione di essere l'incarnazione del maligno nello spassoso "Esorciccio", truccato con capelli e baffoni argentati, trasformato nella madre defunta di Satanetto, l'assistente dell'Esorciccio, gustosa parodia dell'analoga sequenza de "L'Esorcista" di Friedkin.
Sarà poi l'Orco in "Mondo Candido", l'uomo al Sabbath in "Un urlo nelle tenebre" e l'uomo primitivo nell'Aldilà ne "La liceale, il diavolo e l'acquasanta", il flipperista in "Pierino contro tutti", il matto in "Se tutto va bene siamo rovinati". Ma il cerchio della sua carriera si chiude quando il geniale Dario Argento lo chiama per "Profondo Rosso" e gli fa interpretare ironicamente un venditore di frutta, professione simile a quella sua originaria. Anche Luigi Cozzi lo chiamerà nel 1978 per un rapido cammeo da troglodita nel suo "Star Crash - Scontri stellari oltre la Terza Dimensione", spin-off di "Guerre Stellari", a fianco di un cast d'eccezione in ambito di cinema di serie Z, con stars del calibro di Caroline Munro, Joe Spinell e Nadia Cassini e l'impresentabile (come recitazione) David Hasselhoff, noto per "Supercar" e "Baywatch". Anche questo film venne proiettato con gran successo e divertimento del pubblico nel nostro cineclub a fine anni Novanta. Insomma Baccaro ha, in un qualche modo, segnato/intaccato indelebilmente il nostro immaginario di italiani e questo glielo dobbiamo giustamente riconoscere.

05/07/08

L'imperatore di Roma

L'imperatore di Roma
di Nico D'Alessandria
(1987 ITA 85')
con Gerardo Sperandini e "il Professore"

Nel 1982 il regista Nico D'Alessandria, saldamente legato al letto di un ospedale psichiatrico romano (il Forlanini), conosce un uomo steso nell'angolo opposto della stessa camera, anche lui assicurato al letto con grossi legacci. La spiccata sensibilità del regista, ingiustamente dimenticato dai pennivendoli del nostro belpaese, coglie immediatamente la peculiarità di Gerry (Germano Sperandini), che è quella di essere naturalmente dotato di uno speciale e irrazionale istinto di libertà. Per la psichiatria i due sono affetti da una grave forma di psicosi delirante, in quanto Nico si crede essere il grande Imperatore di Roma, mentre Gerry si impersona nel “Caimano Bianco”, il killer più feroce di New York.
Il regista fa di tutto per avere come protagonista del suo futuro film Gerry, che però è in quel momento internato nell’ospedale psichiatrico di Aversa. Tra i due intercorre una fitta corrispondenza, fino al momento in cui il magistrato di sorveglianza decide di affidare temporaneamente Gerry a Nico, in licenza sperimentale. I due vivono insieme per trenta giorni, notte e giorno perché può essere rischioso lasciare solo Gerry, il periodo necessario per le riprese del film. Nico, ispirandosi all'”Accattone” dell'amato Pasolini, ha l'intenzione di trasformare Gerry nel fantomatico Imperatore di Roma delle sue trascinanti fantasticherie e ci riesce. Ne scaturisce un film atipico, poetico, slabbrato e imperfetto, ma meravigliosamente sincero. La pellicola viene miracolosamente girata con l'ausilio di solamente quattro persone (Nico, la moglie, Gerry e il cameraman). Al centro dello schermo Gerry: folle, emarginato, ladruncolo, alcolizzato, fumatore, tossicodipendente, ma che ugualmente riesce a lasciare un'istintiva scia d'amore sulla terra che attraversa, camminando instancabile, all'apparenza completamente isolato dal mondo e dagli uomini. Il film viene così ad essere uno spaccato duro e doloroso, ma anche intenso e immaginifico, sulle situazioni giovanili delle periferie romane dei primi anni Ottanta, praticamente lo stesso milieu da cui è scaturito l'altrettanto sincero e toccante “Amore Tossico”.
Il parallelismo che si manifesta ripetutamente nel film è quello tra il randagio Gerry e i gatti del Colosseo, le loro vite sono in tutto e per tutto sovrapponibili: capaci di aggirarsi senza soggezione tra le rovine della Città Eterna, esplorandone senza paura gli angoli di degrado e corruzione, ma capaci anche di custodirne dolcemente e accuratamente le antiche rovine. Numerose le sequenze che colpiscono indelebilmente l'immaginario, girate in un brulicante bianco e nero: per esempio quella in cui Gerry, insieme affettuoso e beffardo, regala il proprio inseparabile giubbotto di pelle nera alla statua di Pietro in Vaticano; oppure quella in cui al tramonto si staglia, titanico e minaccioso, con un piccone in mano e il Colosseo alle spalle; oppure quella in cui corre completamente nudo tra l'incredulità e la sorpresa della gente, assorta nel traffico stradale romano. Noi seguiamo rapiti il suo vagabondare attraverso una Roma colossale e decadente: un girovagare apparentemente insensato, che ci permette però di esplorare allo stesso tempo i segni eterni della Storia, le rovine dell'Impero, i memoriali del ventennio, ma anche i graffiti lasciati sui muri da vagabondi come lui, in ricordo degli amici che non ci sono più (non dimentichiamoci che in quegli anni la droga sterminò un'intera generazione). "Nella tormentata insonnia di una magica notte, passata tra le pietre dei Fori, si rinnova il rito della fondazione di Roma: il tempo si è fermato, il tempo è impazzito...c’è stata la fine mondo, ma è tornato Lui, a portare la vita e a rifondare l'Impero. Ma il sogno finisce".
Accompagna adeguatamente il film la colonna sonora dei Tan-Zero, fatta di chitarre distorte, ma anche di toccante melodia. Un film che è quasi un documentario, uno sguardo senza pregiudizi “che osserva dolce il corrompersi e il distruggersi di un uomo che trova nella sua città, maledetta e salvifica, forse l'unica ancora”. Da sottolineare che Nico e il cameraman trovarono notevoli difficoltà nel pedinare Gerry, perché il suo delirio (incentrato sul Caimano Bianco), costantemente presente durante le riprese del film, spesso lo portava a immotivati e imprevedibili comportamenti aggressivi.

“Infermieri...slegatemi!...Infermieri...slegatemi!...Infermieri...slegatemi!...”
(Gerry)

"Ricordate Accattone di Pasolini? Muore per un banale incidente di motocicletta alla curva del ponte del Mattatoio. In quella stessa curva cade L’imperatore di Roma, ma si rialza imprecando, pronto a riprendere la strada a piedi. Il suo nome è Gerry, ma forse è più giusto pensarlo Nerone o Commodo. Anche lui desidera trovare la morte nell’Arena (magari per un buco di addio). Anche lui ama Roma, di un amore/odio e vorrebbe distruggere il Colosseo a picconate. Conosciuto il personaggio e scritta la sceneggiatura, mentre passavano gli anni in attesa di ottenere i finanziamenti dello Stato, il povero Gerry finiva riconosciuto pericoloso socialmente e rinchiuso ad Aversa. Qui nasce il cult-movie. Nico D’Alessandria aspetta tre anni, scrive a Gerry 48 lettere e ne riceve 171. Si occupa di lui nel tentativo di ricucire il tessuto familiare strappato e rifiuta di realizzare il film con un attore diverso dal suo Imperatore. Crede che la fatica di fare cinema possa ripagarsi meglio se aiuta un Gerry qualsiasi a riconoscere la strada per uscire dall’inferno. Raccontare un film o raccontare la vita? L’importante è raccontare…
E Roma? Già … Roma!
Roma in bianco e nero, per giocare con il chiaroscuro più che con i colori.
Roma degradata e splendida.
Roma Tevere e polvere, luogo di ogni delirio e set cinematografico.
Roma Protagonista e oggetto di sberleffo."
(Nico D’Alessandria - estratto dal sito Festival di Venezia Giornate degli Autori 2004)
Post dedicato a Nico e Gerry, entrambi non ci sono più