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18/12/10

R.I.P. Captain Beefheart

Captain Beefheart & Frank Zappa
Puller Man Medley (1963)

"Senza deviazione dalla norma, il progresso non è possibile"
(Frank Zappa)

05/07/10

Il nostro destino

"Le tue convinzioni diventano i tuoi pensieri.
I tuoi pensieri diventano le tue parole.
Le tue parole diventano le tue azioni.
Le tue azioni diventano le tue abitudini.
Le tue abitudini diventano i tuoi valori.
I tuoi valori diventano il tuo destino."
(Gandhi)

07/03/10

Lasciamo che il futuro dica la verità...

"Il progressivo sviluppo dell'uomo dipende dalle invenzioni. Esse sono il risultato più importante delle facoltà creative del cervello umano. Lo scopo ultimo di queste facoltà è il dominio completo della mente sul mondo materiale, il conseguimento della possibilità di incanalare le forze della natura così da soddisfare le esigenze umane"
(Nikola Tesla)

"Lasciamo che il futuro dica la verità, e giudichiamo ciascuno secondo le proprie opere e obiettivi"
(Nikola Tesla)

01/02/10

Renaissance (Walerian Borowczyk)

Renaissance
di Walerian Borowczyk
(1963 FRA 9')

24/12/09

The Tale of How (The Blackheart Gang)

The Tale of How
The Blackheart Gang (2005 Sudafrica 4')

02/12/09

Father & Daughter (Michael Dudok de Wit)

Father & Daughter
di Michael Dudok de Wit (2000 UK/BEL/OLA 8')

22/08/09

Bollywood e la guarigione

"Individui tesi al pensiero positivo si ammalano più difficilmente e comunque guariscono molto più rapidamente di altri, prigionieri del dubbio o di pensieri negativi. I pensieri negativi sono peggio di un cancro, di un infarto. Sono il flagello dell'umanità..."
(H. Lindemann)

"Non c'è manifestazione psichica senza una corrispondenza vegetativa, né processo vegetativo senza un equivalente psichico."
(W. Thiele)

21/08/09

Spirito e Corpo

"Non permettere che alcuno ti convinca di curarlo se prima non ti abbia aperto il suo animo, giacché il grande errore che commettono i medici del nostro tempo, nel sanare le infermità, è di considerare separati lo spirito dal corpo. Non si può guarire l'uno senza curare l'altro."
(Socrate)

Jeff Buckley
Grace

20/08/09

Il dolore

Il dolore

“Qualunque ragazzina innamorata può contare su Shakespespeare o Keats per dar voce ai suoi sentimenti, ma basta che il malato tenti di spiegare a un medico la sofferenza che ha nella testa perché il linguaggio si prosciughi di colpo. Egli sarà costretto a coniare qualche parola e, tenendo il suo dolore in una mano e un grumo di puro suono nell'altra (come forse fecero gli abitanti di Babele all'inizio) pressarli insieme in modo tale che alla fine ne salti fuori una parola del tutto nuova.”
(Virginia Woolf)

01/08/09

L'uomo moderno (Carl Gustav Jung)

"L'uomo moderno non si rende conto di quanto il suo "razionalismo" (che ha distrutto le sue capacità di rispondere ai simboli e alle idee soprannaturali) lo abbia posto alla mercé del mondo sotterraneo della psiche. Egli si è liberato (o crede di essersi liberato) dalla "superstizione", ma in questo processo egli è venuto perdendo i suoi valori spirituali in misura profondamente pericolosa. La sua tradizione morale e spirituale si è disintegrata, e ora egli paga lo scotto di questo suo naufragio nel disorientamento e nella dissociazione generali.
Gli antropologi hanno spesso descritto ciò che accade a una società primitiva allorché i suoi valori spirituali si trovano esposti all'influenza della civiltà moderna. Gli uomini perdono il significato della propria vita, la loro organizzazione sociale si disintegra ed essi stessi decadono moralmente. Noi ci troviamo attualmente nella medesima condizione senza però esserci mai resi conto di ciò che abbiamo perduto, poiché i nostri capi spirituali, sfortunatamente, erano più interessati a proteggere le loro istituzioni che a comprendere il mistero offerto dai simboli. Secondo me la fede non esclude la ragione (che è l'arma più potente dell'uomo), ma disgraziatamente molti credenti sembrano così impauriti dalla scienza 8e, incidentalmente, dalla psicologia) da essere completamente ciechi di fronte alle forze psichiche soprannaturali che dominano incessantemente il destino degli uomini. Abbiamo spogliato ogni cosa del suo mistero e del suo carttere soprannaturale; non c'è più nulla di sacro.
Nell'età primitiva, quando i concetti istintivi zampillavano nella mente dell'uomo, non era difficile per lui integrarli consciamente in una coerente struttura psichica. Ma l'uomo "civilizzato" non è più capace di ciò: la sua coscienza "avanzata" lo ha privato dei mezzi attraverso i quali è possibile assimilare all'inconscio i contributi ausiliari degli istinti. Questi organi di assimilazione e d'integrazione erano i simboli soprannaturali, da tutti considerati sacri.
Oggi, per esempio, si fa un gran parlare di "materia": descriviamo le sue proprietà fisiche, conduciamo esperimenti di laboratorio per dimostrarne alcuni aspetti. Tuttavia la parola "materia" rimane un concetto arido, disumano e puramente intellettuale, privo per noi di qualunque significato psichico. Quanto diversa era l'antica immagine della materia - la Grande Madre -, capace di abbracciare e di esprimere il profondo significato emotivo della Madre Terra! Nello stesso modo, ciò che prima era lo spirito, ora viene identificato con l'intelletto, cessando così di essere il Padre di tutte le cose. Esso è degenerato al rango dei limitati pensieri soggettivi dell'uomo e l'immensa energia emotiva espressa nell'immagine del "Padre Nostro" è svanita nella sabbia di un deserto intellettuale..."
(Carl Gustav Jung - L'uomo e i suoi simboli)

"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio."
(Italo Calvino - Le Città Invisibili)

17/03/09

Il potere (Augusto Tretti)

Il potere
di Augusto Tretti
(1972 ITA 86’)

Duchamp soleva dire che l’unica soluzione per l’artista del futuro è rifugiarsi nell’underground e Augusto Tretti questo lo ha fatto e perseguito con grande coraggio e determinazione. Nella sua carriera ha fatto solamente tre fiammeggianti film (La legge della tromba, Il potere e Alcool) e un mediometraggio (Mediatori e Carrozze). Tutte le sue opere sono state rese praticamente invisibili dalla distribuzione, fatta eccezione per qualche raro passaggio notturno televisivo sul programma Fuori Orario. Il suo cinema beffardo e irriducibile ha evidentemente ripetutamente colpito nel segno, rendendosi scomodo sia per il potere economico che per quello politico, tanto da risultare velenoso e indigesto per la società del tempo (ma anche per quella attuale), solitamente capace di assimilare agevolmente, monetizzare e riciclare a proprio favore ogni forma di espressione culturale antagonista. Dopo l’apprezzato esordio con “La legge della tromba” del 1960 Tretti ha dichiarato “non potevo fare film qualunque, non potevo compromettermi, svilire quei preziosi giudizi sul mio film” e da quello stato d’animo è infatti scaturito il suo film più sferzante, intitolato “Il potere”. Un apologo apparentemente naïf, girato con pochi mezzi e attori non professionisti, che si avvale del tono grottesco per lanciare pungenti staffilate riguardanti i meccanismi occulti che regolano la gestione del potere nei diversi periodi storici della storia umana. L’intuizione folgorante di Tretti è quella di mostrare tre strani personaggi dalla testa di belve (un leone una tigre e un leopardo), seduti su dei troni, come detentori del potere militare, commerciale e agrario. Sono coloro che nel corso dei secoli muovono le fila della spartizione del denaro e del potere, servendosi di volta in volta di ciò che gli fa più comodo. Davanti alla massa questi potenti non compaiono, formano una specie di setta che gli permette di rimanere nell’ombra e nei loro incontri analizzano i cambiamenti in atto nella società e decidono di conseguenza le strategie più idonee per perpetuare il potere, i privilegi e la ricchezza acquisiti. Ciò significa che i politici sono solo apparentemente i detentori del potere, dietro di loro c’è ben altro e questo Tretti lo mostra inequivocabilmente nella sequenza in cui la testa di Mussolini (in realtà una maschera di gomma), appesa ad un gancio, viene gettata via da una delle tre belve, che afferma beffarda “oggi questi burattini non servono più... oggi per continuare a sfruttare e speculare bisogna cambiare tattica e trarre profitto dalle leggi democratiche... oggi per conservare il potere è meglio camuffarsi da socialisti”. La dissacrante pellicola di Tretti non si tira indietro davanti a nessun potere costituito, evidenziando la cialtroneria, la scarsa memoria e l’ipocrisia dei vari protagonisti delle vicende storiche narrate. Il film parte dalle origini del potere, cioé dalla preistoria e più precisamente dall’età della pietra. Tretti mostra come uno scaltro individuo, fingendosi il Dio del Fuoco, riesca ad impaurire i suoi simili e ad assumere così il controllo dell’intera comunità. La seconda epoca trattata nel film è quella dell’Impero Romano in cui ci vengono mostrati i latifondisti intenti a fare il bagno nel latte, cullati e lavati da splendide schiave, alquanto preoccupati per l’imminente riforma agraria propugnata dal tribuno della plebe Tiberio Gracco. In questo frammento ricordo una scena pungente che mostra i senatori romani preoccupati durante una riunione a causa della minaccia rappresentata dalla rivoluzionaria riforma agraria e in cui i mugugni si trasformano in inequivocabili grugniti suini. Il successivo assassinio di Tiberio Gracco ad opera dei latifondisti viene inframmezzato con immagini che mostrano i corpi martoriati di altri martiri innocenti della nostra storia recente. La terza epoca affrontata nel film è quella del Far West in cui galeotti europei vengono liberati e a loro spetta il compito di colonizzare l’America liberandola dai selvaggi, i pacifici indiani. In questo spezzone si sente il motto “Bibbia e moschetto pioniere perfetto”. Le fila della strategia per lo sterminio degli indiani sono manovrate sempre dalle tre belve con l’intento di portare progresso, libertà e religione nel Nuovo Mondo. Lo sterminio finale degli indiani viene inframmezzato da Tretti con immagini di altri stermini, come quello del Vietnam. La quarta parte del film è incentrata sull’Italia del 1919 in cui si assiste all’insorgere dei primi scioperi contadini mossi dalle idee promulgate dalle cooperative socialiste, intente ad impedire speculazioni sui prodotti alimentari e a limitare il costante rialzo dei prezzi. Le tre belve spaventate da questi repentini cambiamenti e convinte del fatto che “i rivoluzionari si combattono nelle piazze” decidono di appoggiare l’ascesa del nascente partito fascista, cappeggiato da Benito Mussolini, colui che coagula l’aristocrazia del genio e quella del sangue, nel film interpretato dallo stesso Tretti, grazie all’ausilio di una folgorante maschera di gomma. L’ideale del nuovo potere si riassume nel trittico patria, famiglia e religione e le preoccupanti commistioni tra fascismo e Chiesa vengono mostrate senza remore. Una sequenza esilarante della pellicola è quella della marcia su Roma in cui vediamo un’armata brancaleone, in cui l’ultimo sgangherato soldato porta con sé il proprio fedele cagnolino al guinzaglio, che giunge alle scalcinate porte di Roma e trova il Re Vittorio Emanuele II pacifico ad attenderli per farli entrare. Il Mussolini del film in un’altra sequenza dichiara “io rispetto la libertà di stampa, ma se i giornali parlano male di me...io abolisco la libertà di stampa”... e questa è una frase che possiede un inquietante e profetico déjà vu... Altra scena memorabile è quella in cui assistiamo ad una parata fascista in cui, per dimostrare l’efficienza delle forze armate, vediamo gli stessi scalcagnati soldati riciclare ripetutamente sé stessi e i propri mezzi facendo di volta in volta la parte di alpini, bersaglieri, corrazzieri e granatieri e in cui le biciclette vengono trasformate all’occorrenza in cannoni o addirittura finti carrarmati. Ma il frammento stupefacente del film è quello che riguarda “l’epoca moderna” dove l’imperativo delle tre belve è quello di narcotizzare le masse con la stampa, la falsa cultura e con la televisione, quello di distrarre il popolo con lo sport e manipolare la gente con i beni di consumo...in poche parole la società contemporanea, aggiungendo la distrazione data dalle modelle svestite, dai videogiochi e dal vociare dei pettegolezzi. Tretti punta il dito su quello spaventoso fenomeno culturale omologatore, che Pasolini chiamava “edonismo di massa” e non esita a denunciare il nascente consumismo come nuovo fascismo. Citando una recensione del film di Rippa: “l'uniformità e l'obbedienza delle masse sono assicurate non dalla violenza né dalla propaganda politica, ma dalla facile imposizione di un modello di vita improntato alla produzione e al consumo, nella costante ricerca del prossimo bisogno indotto da soddisfare”. Numerose le scene graffianti come quella della fabbrica di galline con un unico operaio per 100000 galline, alternata ad immagini di bambini africani moribondi a causa della fame. In una sequenza degna del miglior Jodorowsky (ma ricordiamoci che questo film è antecedente alla “Montagna Sacra”), Tretti ci mostra un allevamento di galline, mostruosamente ammassate per evidenti motivi commerciali, in cui queste sono costrette ad indossare occhiali per evitare il cannibalismo, e in cui il padrone decanta ai suoi ospiti le qualità del Super-Uovo, in realtà una nullità piena d’acqua e senza tuorlo, emblema del cibo nella nostra società, bello da vedere, ma vuoto. Altra scena indimenticabile è quella in cui una specie di “nuovo sacerdote”, in una società il cui motto è “meno ospedali, meno scuole e più autostrade”, decanta le qualità di una super-auto, la “Super Leggera Special Sport”, dall’alto degli scalini di una chiesa ed incita la massa desiderante a fare debiti e firmare cambiali pur di aggiudicarsela...e vedendo le automobili che circolano ai nostri giorni è facile intuire quanto il film sia profetico...e ora che i debiti si sovrappongono e manca la liquidità...non resta altro che fare il botto. Altra scena incantevole è quella della pubblicità del Moblon, soprammobile inutile e insulso, che grazie ad un’accurato e quotidiano bombardamento a tappeto fatto di ammiccanti messaggi pubblicitari attraverso radio, TV, giornali e manifesti nelle città riesce a diventare un feticcio irrinunciabile per fare sentire l’ormai lobotomizzata massa veramente alla moda. La vena anarcoide di Tretti si manifesta poi nel sorprendente finale con le tre belve che abbracciano la fede della falce e martello, consacrati da un sole rosso, che li accompagna nel provvidenziale cambio di rotta. Chiude il tutto la chiarificante frase di Lenin “ma chi non sa che ai giorni nostri ogni furfante ama pavoneggiarsi in un vestito rosso?”.
Da non dimenticare anche la sperimentale colonna sonora composta da musica cacofonica e distorta ad opera della sorella di Tretti. Chiaro che con un film così l’unica certezza è quella pronunciata da Ennio Flaiano su Tretti: “resterà un fenomeno isolato, o peggio, da isolare...”, ricordandosi però, e sono sempre parole di Ennio Flaiano, che “il dono di Tretti è una semplicità che non si copia, presuppone la superba innocenza dell'eremita... niente in lui è ingenuo o copiato, ma viene da una cultura ben digerita, strizzata alla radice... Non lascia niente al caso. I suoi personaggi non sono mai burattini, esistono nel momento in cui si realizzano... I volti esemplari, il modo di muoversi, la solitudine dei suoi attori (folle di otto persone, eserciti di dodici soldati), riportano il cinema ad un Eden dimenticato, a grandi spazi fatti di paesi, monti e campagne della memoria...”
(post appositamente scritto per www.rapportoconfidenziale.org)

08/03/09

The Mermaid (Alexander Petrov)

The Mermaid
di Alexander Petrov (1996)

07/03/09

Il male supremo

Il mondo sta per finire. La sola ragione per la quale potrebbe durare è che esiste. Come è debole questa ragione, paragonata a tutte quelle che annunziano il contrario, e specialmente a quest'altra: che ha ormai da fare il mondo sotto il cielo? Perchè supponendo che continui a esistere materialmente, sarebbe poi un'esistenza degna di questo nome e del dizionario storico? Non dico che il mondo sarà ridotto agli espedienti e al disordine ridicolo delle Repubbliche dell'America del Sud, che forse anche noi ritorneremo allo stato selvaggio e che andremo a cercarci il cibo col fucile in mano, attraverso le rovine erbose della nostra civiltà. No, queste avventure presupporebbero ancora una certa energia vitale, eco delle età primitive. Nuovo esempio e nuove vittime delle inesorabili leggi morali, periremo per colpa di ciò di cui abbiamo creduto vivere. La meccanica ci avrà talmente meccanicizzati, il progresso avrà così bene atrofizzato in noi tutta la parte spirituale, che nulla delle fantasie sanguinarie, sacrileghe o antinaturali degli utopisti potrà essere paragonato ai suoi risultati positivi. Io che do a ogni uomo che pensi di mostrarmi che cosa sussista della vita. Della religione, credo inutile parlare, e cercare i residui, giacché darsi la pena di negare Dio è in questo caso il solo scandalo. La proprietà era virtualmente scomparsa con la soppressione del diritto di primogenitura; ma verrà il tempo in cui l'umanità, come un orco vendicatore, strapperà l'ultimo brandello a coloro che credono di essere legittimi eredi delle rivoluzioni. E nemmeno questo sarà il male supremo.
(Charles Baudelaire dai Diari intimi)

Post dedicato alla memoria di mio padre (nella foto)

01/03/09

Nati Ciechi

Nati Ciechi
"Io volevo sapere una cosa: credete voi in Dio o no?" disse Stavrogin guardandolo con durezza" " Io credo nella Russia, nella sua ortodossia...Io credo nel corpo di Cristo...Io credo che la sua nuova venuta accadrà in Russia...Io credo..." si mise a balbettare esaltato Satov.
"E in Dio? in Dio?"
"Io...io crederò in Dio"
(Da "I Demoni" di Dostojevski)
Cosa aggiungere a questo? Qui é genialmente colta quella condizione di sgomento spirituale, quella carenza e quella deficienza dell'anima che sta diventando il carattere più costante dell'uomo moderno, il quale può essere definito un impotente spirituale. Il bello é celato agli occhi di coloro che non cercano la verità, o per i quali essa é controindicata. Questa profonda mancanza di spiritualità di colui che non percepisce, ma giudica l'arte, il suo rifiuto e la sua mancanza di disponibilità a riflettere sul significato e sullo scopo della propria esistenza nel significato più alto del termine, assai sovente vengono mascherate con l'esclamazione primitiva fino alla volgarità: "Non mi piace!", "Non mi interessa!".
Questo é un argomento a cui é impossibile controbattere, ma spesso assomiglia alla reazione di un nato cieco, al quale si sforzano di descrivere un arcobaleno.
Analogamente l'uomo contemporaneo, incapace di meditare sulla verità, rimane semplicemente sordo alla sofferenza, attraverso la quale é passato l'artista per condividere con gli altri la verità da lui attinta.
(Andrej Tarkovskij)