GLI ALIENI
puoi pure non crederci
ma c’è della gente
che attraversa la vita con molto poco
attrito o angoscia.
vestono bene, mangiano bene, dormono bene.
sono soddisfatti della loro vita familiare.
hanno momenti di dolore
ma tutto sommato nessuno li disturba
e spesso stanno decisamente bene.
e quando muoiono
è una morte facile, solitamente nel sonno.
puoi pure non crederci
ma la gente così esiste.
anche se io non sono uno di loro.
eh no, io non sono uno di loro.
non ci vado nemmeno vicino
a essere uno di loro
però loro sono lì
e io sono qui.
(Charles Bukowski)
Visualizzazione post con etichetta Poesie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Poesie. Mostra tutti i post
03/12/11
17/07/11
Stoned Immaculate (Jim Morrison)
STONED IMMACULATE
I’ll tell you this…
No eternal reward will forgive us now
For wasting the dawn.
No eternal reward will forgive us now
For wasting the dawn.
Back in those days
everything was simpler and more confused
One summer night, going to the pier
everything was simpler and more confused
One summer night, going to the pier
I ran into two young girls
The blonde one was called Freedom
The dark one, Enterprise
We talked and they told me this story
The blonde one was called Freedom
The dark one, Enterprise
We talked and they told me this story
Now listen to this…
I’ll tell you about Texas radio and the big beat
Soft driven, slow and mad
I’ll tell you about Texas radio and the big beat
Soft driven, slow and mad
Like some new language
Reaching your head with the cold,
sudden fury of a divine messenger
Reaching your head with the cold,
sudden fury of a divine messenger
Let me tell you about heartache
and the loss of god
and the loss of god
Wandering, wandering in hopeless night
Out here in the perimeter
Out here in the perimeter
there are no stars
Out here we is stoned
Immaculate.
(Jim Morrison)
11/07/11
Congedo del viaggiatore cerimonioso (Giorgio Caproni)
Congedo del viaggiatore cerimonioso
Amici, credo che sia meglio per me cominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l’ora d’arrivo, e neppure
conosca quali stazioni precedano la mia,
sicuri segni mi dicono, da quanto m’è giunto all’orecchio
di questi luoghi, ch’io vi dovrò presto lasciare.
Vogliatemi perdonare quel po’ di disturbo che reco.
Con voi sono stato lieto dalla partenza, e molto
vi sono grato, credetemi, per l’ottima compagnia.
Ancora vorrei conversare a lungo con voi. Ma sia.
Il luogo del trasferimento lo ignoro. Sento
però che vi dovrò ricordare spesso, nella nuova sede,
mentre il mio occhio già vede dal finestrino, oltre il fumo
umido del nebbione che ci avvolge, rosso
il disco della mia stazione.
Chiedo congedo a voi
senza potervi nascondere, lieve, una costernazione.
Era così bello parlare insieme, seduti di fronte:
così bello confondere i volti (fumare, scambiandoci le sigarette),
e tutto quel raccontare di noi (quell’inventare
facile, nel dire agli altri), fino a poter confessare
quanto, anche messi alle strette, mai avremmo osato un istante
(per sbaglio) confidare.
(Scusate. E’ una valigia pesante
anche se non contiene gran che:
tanto ch’io mi domando perché
l’ho recata, e quale aiuto mi potrà dare
poi, quando l’avrò con me.
Ma pur la debbo portare, non fosse che per seguire l’uso.
Lasciatemi, vi prego, passare. Ecco.
Ora ch’essa è nel corridoio, mi sento
più sciolto. Vogliate scusare).
Dicevo, ch’era bello stare insieme. Chiacchierare.
Abbiamo avuto qualche diverbio, è naturale.
Ci siamo – ed è normale anche questo- odiati
su più d’un punto, e frenati soltanto per cortesia.
Ma, cos’importa. Sia come sia, torno
a dirvi, e di cuore, grazie
per l’ottima compagnia.
Congedo a lei, dottore, e alla sua faconda dottrina.
Congedo a te ragazzina smilza, e al tuo lieve afrore
di ricreatorio e di prato sul volto, la cui tinta
mite è sì lieve spinta.
Congedo, o militare (o marinaio! In terra
come in cielo ed in mare)alla pace e alla guerra.
Ed anche a lei, sacerdote, congedo, che m’ha chiesto s’io
(scherzava!) ho avuto in dote di credere al vero Dio.
Congedo alla sapienza
e congedo all’amore.
Congedo anche alla religione.
Ormai sono a destinazione.
Ora che più forte sento
stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio.
Di questo, son certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.
Scendo. Buon proseguimento.
(Giorgio Caproni)
Amici, credo che sia meglio per me cominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l’ora d’arrivo, e neppure
conosca quali stazioni precedano la mia,
sicuri segni mi dicono, da quanto m’è giunto all’orecchio
di questi luoghi, ch’io vi dovrò presto lasciare.
Vogliatemi perdonare quel po’ di disturbo che reco.
Con voi sono stato lieto dalla partenza, e molto
vi sono grato, credetemi, per l’ottima compagnia.
Ancora vorrei conversare a lungo con voi. Ma sia.
Il luogo del trasferimento lo ignoro. Sento
però che vi dovrò ricordare spesso, nella nuova sede,
mentre il mio occhio già vede dal finestrino, oltre il fumo
umido del nebbione che ci avvolge, rosso
il disco della mia stazione.
Chiedo congedo a voi
senza potervi nascondere, lieve, una costernazione.
Era così bello parlare insieme, seduti di fronte:
così bello confondere i volti (fumare, scambiandoci le sigarette),
e tutto quel raccontare di noi (quell’inventare
facile, nel dire agli altri), fino a poter confessare
quanto, anche messi alle strette, mai avremmo osato un istante
(per sbaglio) confidare.
(Scusate. E’ una valigia pesante
anche se non contiene gran che:
tanto ch’io mi domando perché
l’ho recata, e quale aiuto mi potrà dare
poi, quando l’avrò con me.
Ma pur la debbo portare, non fosse che per seguire l’uso.
Lasciatemi, vi prego, passare. Ecco.
Ora ch’essa è nel corridoio, mi sento
più sciolto. Vogliate scusare).
Dicevo, ch’era bello stare insieme. Chiacchierare.
Abbiamo avuto qualche diverbio, è naturale.
Ci siamo – ed è normale anche questo- odiati
su più d’un punto, e frenati soltanto per cortesia.
Ma, cos’importa. Sia come sia, torno
a dirvi, e di cuore, grazie
per l’ottima compagnia.
Congedo a lei, dottore, e alla sua faconda dottrina.
Congedo a te ragazzina smilza, e al tuo lieve afrore
di ricreatorio e di prato sul volto, la cui tinta
mite è sì lieve spinta.
Congedo, o militare (o marinaio! In terra
come in cielo ed in mare)alla pace e alla guerra.
Ed anche a lei, sacerdote, congedo, che m’ha chiesto s’io
(scherzava!) ho avuto in dote di credere al vero Dio.
Congedo alla sapienza
e congedo all’amore.
Congedo anche alla religione.
Ormai sono a destinazione.
Ora che più forte sento
stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio.
Di questo, son certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.
Scendo. Buon proseguimento.
(Giorgio Caproni)
21/05/11
Gli uomini vuoti (T.S. Eliot)
Gli uomini vuoti
Un penny per il vecchio Tor
I
Siamo gli uomini vuoti
Siamo gli uomini impagliati
Che appoggiano l'un l'altro
La testa piena di paglia. Ahimè!
Le nostre voci secche, quando noi
Insieme mormoriamo
Sono quiete e senza senso
Come vento nell'erba rinsecchita
O come zampe di topo sopra vetri infranti
Nella nostra arida cantina
Siamo gli uomini impagliati
Che appoggiano l'un l'altro
La testa piena di paglia. Ahimè!
Le nostre voci secche, quando noi
Insieme mormoriamo
Sono quiete e senza senso
Come vento nell'erba rinsecchita
O come zampe di topo sopra vetri infranti
Nella nostra arida cantina
Figura senza forma, ombra senza colore,
Forza paralizzata, gesto privo di moto;
Forza paralizzata, gesto privo di moto;
Coloro che han traghettato
Con occhi diritti, all'altro regno della morte
Ci ricordano - se pure lo fanno - non come anime
Perdute e violente, ma solo
Come gli uomini vuoti
Gli uomini impagliati..
Con occhi diritti, all'altro regno della morte
Ci ricordano - se pure lo fanno - non come anime
Perdute e violente, ma solo
Come gli uomini vuoti
Gli uomini impagliati..
II
Occhi che in sogno non oso incontrare
Nel regno di sogno della morte
Questi occhi non appaiono:
Laggiù gli occhi sono
Luce di sole su una colonna infranta
Occhi che in sogno non oso incontrare
Nel regno di sogno della morte
Questi occhi non appaiono:
Laggiù gli occhi sono
Luce di sole su una colonna infranta
Laggiù un albero ondeggia
E voci vi sono
Nel cantare del vento
Più distanti e più solenni
Di una stella che si spegne.
E voci vi sono
Nel cantare del vento
Più distanti e più solenni
Di una stella che si spegne.
Non lasciate che sia più vicino
Nel regno di sogno della morte
Lasciate anche che porti
Travestimenti così deliberati
Pelliccia di topo, pelliccia di cornacchia, doghe incrociate
In un campo
Comportandomi come si comporta il vento
Non più vicino -
Nel regno di sogno della morte
Lasciate anche che porti
Travestimenti così deliberati
Pelliccia di topo, pelliccia di cornacchia, doghe incrociate
In un campo
Comportandomi come si comporta il vento
Non più vicino -
Non quel finale incontro
Nel regno del crepuscolo
Nel regno del crepuscolo
III
Questa è la terra morta
Questa è la terra dei cactus
Qui le immagini di pietra
Sorgono, e qui ricevono
La supplica della mano di un morto
Sotto lo scintillio di una stella che si va spegnendo.
E' proprio così
Nell'altro regno della morte
Svegliandoci soli
Nell'ora in cui tremiamo
Di tenerezza
Le labbra che vorrebbero baciare
Innalzano preghiere a quella pietra infranta.
Questa è la terra morta
Questa è la terra dei cactus
Qui le immagini di pietra
Sorgono, e qui ricevono
La supplica della mano di un morto
Sotto lo scintillio di una stella che si va spegnendo.
E' proprio così
Nell'altro regno della morte
Svegliandoci soli
Nell'ora in cui tremiamo
Di tenerezza
Le labbra che vorrebbero baciare
Innalzano preghiere a quella pietra infranta.
IV
Gli occhi non sono qui
Qui non vi sono occhi
In questa valle di stelle morenti
In questa valle vuota
Questa mascella spezzata dei nostri regni perduti
In quest'ultimo dei luoghi d'incontro
Noi brancoliamo insieme
Evitiamo di parlare
Ammassati su questa riva del tumido fiume
Privati della vista, a meno che
Gli occhi non ricompaiano
Come la stella perpetua
Rosa di molte foglie
Del regno di tramonto della morte
La speranza soltanto
Degli uomini vuoti.
Gli occhi non sono qui
Qui non vi sono occhi
In questa valle di stelle morenti
In questa valle vuota
Questa mascella spezzata dei nostri regni perduti
In quest'ultimo dei luoghi d'incontro
Noi brancoliamo insieme
Evitiamo di parlare
Ammassati su questa riva del tumido fiume
Privati della vista, a meno che
Gli occhi non ricompaiano
Come la stella perpetua
Rosa di molte foglie
Del regno di tramonto della morte
La speranza soltanto
Degli uomini vuoti.
V
Qui noi giriamo attorno al fico d'India
Fico d'India fico d'India
Qui noi giriamo attorno al fico d'India
Alle cinque del mattino.
Qui noi giriamo attorno al fico d'India
Fico d'India fico d'India
Qui noi giriamo attorno al fico d'India
Alle cinque del mattino.
Fra l'idea
E la realtà
Fra il movimento
E l'atto
Cade l'Ombra
E la realtà
Fra il movimento
E l'atto
Cade l'Ombra
Perché Tuo è il Regno
Fra la concezione
E la creazione
Fra l'emozione
E la responsione Cade l'Ombra
Fra la concezione
E la creazione
Fra l'emozione
E la responsione Cade l'Ombra
La vita è molto lunga
Fra il desiderio
E lo spasmo
Fra la potenza
E l'esistenza
Fra l'essenza
E la discendenza
Cade l'Ombra
Fra il desiderio
E lo spasmo
Fra la potenza
E l'esistenza
Fra l'essenza
E la discendenza
Cade l'Ombra
Perché Tuo è il Regno
Perché Tuo è
La vita è
Perché Tuo è il
Perché Tuo è
La vita è
Perché Tuo è il
E' questo il modo in cui finisce il mondo
E' questo il modo in cui finisce il mondo
E' questo il modo in cui finisce il mondo
E' questo il modo in cui finisce il mondo
E' questo il modo in cui finisce il mondo
Non già con uno schianto ma con un lamento.
(Thomas Stearn Eliot)
29/01/11
The Laughing Heart (Charles Bukowski & Tom Waits)
The Laughing Heart by Charles Bukowski
your life is your life
don’t let it be clubbed into dank submission.
be on the watch.
there are ways out.
there is a light somewhere.
it may not be much light but
it beats the darkness.
be on the watch.
the gods will offer you chances.
know them.
take them.
you can’t beat death but
you can beat death in life, sometimes.
and the more often you learn to do it,
the more light there will be.
your life is your life.
know it while you have it.
you are marvelous
the gods wait to delight
in you.
don’t let it be clubbed into dank submission.
be on the watch.
there are ways out.
there is a light somewhere.
it may not be much light but
it beats the darkness.
be on the watch.
the gods will offer you chances.
know them.
take them.
you can’t beat death but
you can beat death in life, sometimes.
and the more often you learn to do it,
the more light there will be.
your life is your life.
know it while you have it.
you are marvelous
the gods wait to delight
in you.
-- by Charles Bukowski
20/01/11
Caro luogo (Umberto Saba)
Caro Luogo
Vagammo tutto il pomeriggio in cerca
d'un luogo a fare di due vite una.
Rumorosa la vita, adulta, ostile,
minacciava la nostra giovanezza.
Ma qui giunti ove ancor cantano i grilli,
quanto silenzio sotto questa luna.
(Umberto Saba)
Vagammo tutto il pomeriggio in cerca
d'un luogo a fare di due vite una.
Rumorosa la vita, adulta, ostile,
minacciava la nostra giovanezza.
Ma qui giunti ove ancor cantano i grilli,
quanto silenzio sotto questa luna.
(Umberto Saba)
31/10/10
Halloween in a suburb (H.P. Lovecraft)
Halloween in a Suburb
Nel livido, triste chiarore lunare
svettano bianchi i campanili,
gli alberi si ricoprono d'argento
e sui comignoli volano i vampiri.
Guarda: le arpie del cielo profondo batton le ali,
ridono ed osservano.
Sul morto villaggio sotto la luna
mai ha brillato il sole al tramonto:
è emerso dal buio di ere perdute,
là dove scorrono fiumi di follia
lungo abissi di sogno senza fondo.
Un vento gelido striscia fra i covoni
sui campi splendenti di pallida luce
e s'aggroviglia attorno alle lapidi nel cimitero
dove i ghoul ricercano l'orrida preda per la loro fame.
Neppure il soffio degli strani Dèi del mutamento
giunti al passato a reclamare
ciò che gli appartenne
può rendere quest'ora meno immota:
una forza spettrale copre tutto,
diffonde il sonno dal suo seggio antico
e libera l'ignoto senza fine.
Si estendono di nuovo la valle e la pianura
che videro lune scordate ormai da tempo,
ebbri danzano i mostri sotto i fiochi raggi,
sorgendo dalle fauci del sepolcro
per scuotere il mondo col terrore.
Le cose che il mattino aspro rivela,
l'orrore e la miseria di campi desolati irti di sassi
si aggiungeranno un giorno a tutto il resto
tramando con le ombre maledette.
S'alzi pure nel buio il gemito dei lemuri,
guglie rose di lebbra giungan fino al cielo...non cambia nulla:
chè l'antico e il nuovo insieme
son ravvolti nelle pieghe del costume destino, morte e orrore.
I Segugi del Tempo sono pronti le carni d'entrambi a dilaniare.
(H.P. Lovecraft)
Nel livido, triste chiarore lunare
svettano bianchi i campanili,
gli alberi si ricoprono d'argento
e sui comignoli volano i vampiri.
Guarda: le arpie del cielo profondo batton le ali,
ridono ed osservano.
Sul morto villaggio sotto la luna
mai ha brillato il sole al tramonto:
è emerso dal buio di ere perdute,
là dove scorrono fiumi di follia
lungo abissi di sogno senza fondo.
Un vento gelido striscia fra i covoni
sui campi splendenti di pallida luce
e s'aggroviglia attorno alle lapidi nel cimitero
dove i ghoul ricercano l'orrida preda per la loro fame.
Neppure il soffio degli strani Dèi del mutamento
giunti al passato a reclamare
ciò che gli appartenne
può rendere quest'ora meno immota:
una forza spettrale copre tutto,
diffonde il sonno dal suo seggio antico
e libera l'ignoto senza fine.
Si estendono di nuovo la valle e la pianura
che videro lune scordate ormai da tempo,
ebbri danzano i mostri sotto i fiochi raggi,
sorgendo dalle fauci del sepolcro
per scuotere il mondo col terrore.
Le cose che il mattino aspro rivela,
l'orrore e la miseria di campi desolati irti di sassi
si aggiungeranno un giorno a tutto il resto
tramando con le ombre maledette.
S'alzi pure nel buio il gemito dei lemuri,
guglie rose di lebbra giungan fino al cielo...non cambia nulla:
chè l'antico e il nuovo insieme
son ravvolti nelle pieghe del costume destino, morte e orrore.
I Segugi del Tempo sono pronti le carni d'entrambi a dilaniare.
(H.P. Lovecraft)
05/02/10
Honey Bunny (Vincent Gallo & Dario Villa)
Honey Bunny
di Vincent Gallo (2001)
Non saprei dire / quando con precisione
imparai a nuotare ma non a volare
credevo nelle ombre / credevo alla perfezione
non ero labile come la storia /né fui mondo da scoria
finché non mi calai nel tempo quando / vidi la luce: la inondai
con una strana colla /diceva cose molto sporche e belle
credo che fosse vestita di nero
certo un dettaglio- ma tant ‘è- che importa / ero ormai uomo fatto…
anche se poi, per qualche tempo, /continuai ad osservare un gioco d’ombre
mi ci studiavo – ci vedevo poco- / davo il polmone al gatto
mi muovevo ogni anno di venti / venticinque centimetri almeno
gli altri sono le nubi io sono il sole
(Dario Villa)
02/10/09
Un prato
Per fare un prato che ci vuole?
Un'ape e un trifoglio, un trifoglio e un'ape.
E un sogno.
Anzi, il sogno soltanto può bastare
se son poche le api.
(Emily Dickinson)
Un'ape e un trifoglio, un trifoglio e un'ape.
E un sogno.
Anzi, il sogno soltanto può bastare
se son poche le api.
(Emily Dickinson)
01/10/09
Elisir di fuoco centrale
Sole serpente occhio che affascina il mio occhio
e il mare pidocchioso d'isole che scricchiolano
fra le dita delle rose
lancia-fiamme e il mio corpo intatto di folgorato
l'acqua fa riaffiorare carcasse di luce perdute nel
corridoio senza pompa
turbini di ghiaccioli aureolano il cuore fumante dei corvi
i nostri cuori
è la voce delle folgori domate che girano sui loro cardini spezzati
trasmissione di iguana al paesaggio di vetri infranti
sono i fiori vampiri che danno il cambio alle orchidee
elisir di fuoco centrale
fuoco giusto fuoco mango di notte coperto d'api
il mio desiderio è l'avventura di tigri sorprese dagli zolfi
ma il risveglio di stagno si indora di sentimenti infantili
e il mio corpo di ciotolo levigato mangia pesce
mangia colombe e sogni
lo zucchero della parola Brasile sul fondo della palude.
(Aimé Cesaire)
e il mare pidocchioso d'isole che scricchiolano
fra le dita delle rose
lancia-fiamme e il mio corpo intatto di folgorato
l'acqua fa riaffiorare carcasse di luce perdute nel
corridoio senza pompa
turbini di ghiaccioli aureolano il cuore fumante dei corvi
i nostri cuori
è la voce delle folgori domate che girano sui loro cardini spezzati
trasmissione di iguana al paesaggio di vetri infranti
sono i fiori vampiri che danno il cambio alle orchidee
elisir di fuoco centrale
fuoco giusto fuoco mango di notte coperto d'api
il mio desiderio è l'avventura di tigri sorprese dagli zolfi
ma il risveglio di stagno si indora di sentimenti infantili
e il mio corpo di ciotolo levigato mangia pesce
mangia colombe e sogni
lo zucchero della parola Brasile sul fondo della palude.
(Aimé Cesaire)
02/09/09
Il castigo dell'orgoglio e Colombotto Rosso
A quei meravigliosi tempi quando
rigogliosa fiorì la Teologia
con energia, raccontano che un giorno
un dottor, fra i più grandi - dopo avere
sforzato i cuori indifferenti; averli
rimescolati nelle loro nere
profondità; dopo aver superato
strani sentieri alle celesti glorie;
che lui stesso ignorava, a cui soltanto
puri Spiriti forse eran venuti -
come chi sale troppo in alto, preso
dal panico, esclamò, vinto e esaltato
da un orgoglio satanico: "Gesù,
o piccolo Gesù, t'ho posto in alto!
Ma se attaccarti nel tuo lato debole
voluto avessi, l'ignominia tua
sarebbe stata pari alla tua gloria,
e tu saresti un feto derisorio!".
Subito la ragione lo lasciò.
D'un nero velo si coprì la fiamma
di quel sole; irruppe tutto il caos
in quella intelligenza, un tempo vivo
tempio, in cui tutto era ordine e opulenza,
e sotto i cui soffitti tanto fasto
aveva scintillato. In lui il silenzio
prese dimora con la notte, come
in una cella la cui chiave è persa.
Da allora egli fu simile alle bestie
di strada, e quando andava ciecamente
per le campagne, senza riconoscere
le estati dagli inverni, sporco, inutile,
brutto come una cosa logorata,
zimbello era, e la gioia dei ragazzi.
(Charles Baudelaire)

Opera di Colombotto Rosso
rigogliosa fiorì la Teologia
con energia, raccontano che un giorno
un dottor, fra i più grandi - dopo avere
sforzato i cuori indifferenti; averli
rimescolati nelle loro nere
profondità; dopo aver superato
strani sentieri alle celesti glorie;
che lui stesso ignorava, a cui soltanto
puri Spiriti forse eran venuti -
come chi sale troppo in alto, preso
dal panico, esclamò, vinto e esaltato
da un orgoglio satanico: "Gesù,
o piccolo Gesù, t'ho posto in alto!
Ma se attaccarti nel tuo lato debole
voluto avessi, l'ignominia tua
sarebbe stata pari alla tua gloria,
e tu saresti un feto derisorio!".
Subito la ragione lo lasciò.
D'un nero velo si coprì la fiamma
di quel sole; irruppe tutto il caos
in quella intelligenza, un tempo vivo
tempio, in cui tutto era ordine e opulenza,
e sotto i cui soffitti tanto fasto
aveva scintillato. In lui il silenzio
prese dimora con la notte, come
in una cella la cui chiave è persa.
Da allora egli fu simile alle bestie
di strada, e quando andava ciecamente
per le campagne, senza riconoscere
le estati dagli inverni, sporco, inutile,
brutto come una cosa logorata,
zimbello era, e la gioia dei ragazzi.
(Charles Baudelaire)

Opera di Colombotto Rosso
11/02/09
Al lettore
Al lettore
La stoltezza, l'errore, il peccato, la grettezza,
empiono i nostri spiriti e travagliano i corpi,
e noi alimentiamo i nostri cari rimorsi
come i mendicanti nutrono i loro insetti.
Peccati ostinati, pentimenti vigliacchi,
le nostre confessioni esigono lauti compensi,
e sulla via melmosa rientriamo contenti,
con vili lacrime illusi di lavare ogni macchia.
Satana Trismegisto sul cuscino del male
culla lungamente il nostro spirito incantato,
ed il ricco metallo della nostra volontà
da quel sapiente chimico è volatilizzato.
E' il Diavolo che tiene i fili che ci squassano!
Troviamo grazie agli oggetti più ripugnanti,
senza orrore, attraverso tenebre nauseanti,
verso l'Inferno ogni giorno discendiamo d'un passo.
Come un vizioso povero che bacia e che mangia
il seno martoriato d'una puttana antica,
afferriamo a volo un piacere clandestino
che spremiamo con forza come una vecchia arancia.
Fitta, brulicante come un milione d'elminti,
ci impazza nel cervello una folla di Demoni,
e quando respiriamo ci scende nei polmoni
la Morte, fiume invisibile, con sordi lamenti.
Se lo stupro, il veleno, il pugnale, l'incendio,
di fregi suggestivi non hanno ancora trapunto
la trama banale dei nostri avviliti destini,
è che l'anima, ahimè! non ha coraggio a tal punto.
Ma in mezzo agli sciacalli, le pantere, le linci,
le scimmie, gli avvoltoi, gli scorpioni, i serpenti,
fra i mostri strepitanti, urlanti, grugnenti, striscianti,
nel serraglio infame di tutti i nostri vizi,
uno ce n'è più orribile, più malvagio, più immondo!
Benché non lanci alte grida né faccia grandi gesti,
ridurrebbe la terra ad un misero resto
ed in uno sbadiglio inghiottirebbe il mondo!
E' la Noia! - L'occhio di pianto un incongruo rovello
gli colma, fuma l'houka sognando patiboli.
Lo conosci, lettore, questo mostro sensibile,
- ipocrita lettore - mio simile - fratello!
(Charles Baudelaire)
La stoltezza, l'errore, il peccato, la grettezza,
empiono i nostri spiriti e travagliano i corpi,
e noi alimentiamo i nostri cari rimorsi
come i mendicanti nutrono i loro insetti.
Peccati ostinati, pentimenti vigliacchi,
le nostre confessioni esigono lauti compensi,
e sulla via melmosa rientriamo contenti,
con vili lacrime illusi di lavare ogni macchia.
Satana Trismegisto sul cuscino del male
culla lungamente il nostro spirito incantato,
ed il ricco metallo della nostra volontà
da quel sapiente chimico è volatilizzato.
E' il Diavolo che tiene i fili che ci squassano!
Troviamo grazie agli oggetti più ripugnanti,
senza orrore, attraverso tenebre nauseanti,
verso l'Inferno ogni giorno discendiamo d'un passo.
Come un vizioso povero che bacia e che mangia
il seno martoriato d'una puttana antica,
afferriamo a volo un piacere clandestino
che spremiamo con forza come una vecchia arancia.
Fitta, brulicante come un milione d'elminti,
ci impazza nel cervello una folla di Demoni,
e quando respiriamo ci scende nei polmoni
la Morte, fiume invisibile, con sordi lamenti.
Se lo stupro, il veleno, il pugnale, l'incendio,
di fregi suggestivi non hanno ancora trapunto
la trama banale dei nostri avviliti destini,
è che l'anima, ahimè! non ha coraggio a tal punto.
Ma in mezzo agli sciacalli, le pantere, le linci,
le scimmie, gli avvoltoi, gli scorpioni, i serpenti,
fra i mostri strepitanti, urlanti, grugnenti, striscianti,
nel serraglio infame di tutti i nostri vizi,
uno ce n'è più orribile, più malvagio, più immondo!
Benché non lanci alte grida né faccia grandi gesti,
ridurrebbe la terra ad un misero resto
ed in uno sbadiglio inghiottirebbe il mondo!
E' la Noia! - L'occhio di pianto un incongruo rovello
gli colma, fuma l'houka sognando patiboli.
Lo conosci, lettore, questo mostro sensibile,
- ipocrita lettore - mio simile - fratello!
(Charles Baudelaire)
21/01/09
Ciò in cui credo (James G. Ballard)
Ciò in cui credo
di James G. Ballard

Credo nel potere che ha l'immaginazione di plasmare il mondo, di liberare la verità dentro di noi, di cacciare la notte, di trascendere la morte, di incantare le autostrade, di propiziarci gli uccelli, di assicurarsi la fiducia dei folli.
Credo nelle mie ossessioni, nella bellezza degli scontri d'auto, nella pace delle foreste sommerse, negli orgasmi delle spiagge deserte, nell'eleganza dei cimiteri di automobili, nel mistero dei parcheggi multipiano, nella poesia degli hotel abbandonati.
Credo nelle rampe in disuso di Wake Island, che puntano verso il Pacifico della nostra immaginazione.
Credo nel fascino misterioso di Margaret Thatcher, nella curva delle sue narici e nella lucentezza del suo labbro inferiore: nella malinconia dei coscritti argentini feriti; nei sorrisi tormentati del personale delle stazioni di rifornimento; nel mio sogno che Margaret Thatcher sia accarezzata da un giovane soldato argentino in un motel dimenticato, sorvegliato da un benzinaio tubercolotico.
Credo nella bellezza di tutte le donne, nella perfidia della loro immaginazione che mi sfiora il cuore; nell'unione dei loro corpi disillusi con le illusorie sbarre cromate dei banconi dei supermarket; nella loro calda tolleranza per le mie perversioni.
Credo nella morte del domani, nell’esaurirsi del tempo, nella nostra ricerca di un tempo nuovo, nei sorrisi di cameriere di autostrada e negli occhi stanchi dei controllori di volo in aeroporti fuori stagione.
Credo negli organi genitali degli uomini e delle donne importanti, nelle posture di Ronald Reagan, di Margaret Thatcher e della principessa Diana, negli odori dolciastri emessi dalle loro labbra mentre fissano le telecamere di tutto il mondo.
Credo nella pazzia, nella verità dell’inesplicabile, nel buon senso delle pietre, nella follia dei fiori, nel morbo conservato per la razza umana dagli astronauti di Apollo.
Credo nel nulla.
Credo in Max Ernst, Delvaux, Dalì, Tiziano, Goya, Leonardo, Vermeer, De Chirico, Magritte, Redon, DÅrer, Tanguy, Facteur Cheval, torri di Watts, Bîcklin, Francis Bacon, e in tutti gli artisti invisibili rinchiusi nei manicomi del pianeta.
Credo nell'impossibilità dell'esistenza, nell'umorismo delle montagne, nell'assurdità dell’elettromagnetismo, nella farsa della geometria, nella crudeltà dell'aritmetica, negli intenti omicidi della logica.
Credo nelle donne adolescenti, nel potere di corruzione della postura delle loro gambe, nella purezza dei loro corpi scompigliati, nelle tracce delle loro pudenda lasciate nei bagni di motel malandati.
Credo nei voli, nell'eleganza dell'ala e nella bellezza di ogni cosa che abbia mai volato, nella pietra lanciata da un bambino che porta via con sé la saggezza di statisti e ostetriche.
Credo nella gentilezza del bisturi, nella geometria senza limiti dello schermo cinematografico, nell'universo nascosto nei supermarket, nella solitudine del sole, nella loquacità dei pianeti, nella nostra ripetitività, nell'inesistenza dell'universo e nella noia dell'atomo.
Credo nella luce emessa dai videoregistratori nelle vetrine dei grandi magazzini, nell'intuito messianico delle griglie del radiatore delle automobili esposte, nell'eleganza delle macchie d'olio sulle gondole dei 747 parcheggiati sulle piste catramate dell'aeroporto.
Credo nella non-esistenza del passato, nella morte del futuro, e nelle infinite possibilità del presente.
Credo nello sconvolgimento dei sensi: in Rimbaud, William Burroughs, Huysmans, Genet, Celine, Swift, Defoe, Carroll, Coleridge, Kafka.
Credo nei progettisti delle piramidi, dell'Empire State Building, del FÅrer-bunker di Berlino, delle rampe di lancio di Wake Island.
Credo negli odori corporali della principessa Diana.
Credo nei prossimi cinque minuti.
Credo nella storia dei miei piedi.
Credo nell'emicrania, nella noia dei pomeriggi, nella paura dei calendari,
nella perfidia degli orologi .
Credo nell'ansia, nella psicosi, nella disperazione.
Credo nelle perversioni, nelle infatuazioni per alberi, principesse, primi ministri, stazioni di rifornimento in disuso (più belle del Taj Mahal), nuvole e uccelli.
Credo nella morte delle emozioni e nel trionfo dell'immaginazione.
Credo in Tokyo, Benidorm, La Grande Motte, Wake Island, Eniwetok, Dealey Plaza.
Credo nell'alcoolismo, nelle malattie veneree, nella febbre e nell'esaurimento.
Credo nel dolore.
Credo nella disperazione.
Credo in tutti i bambini.
Credo nelle mappe, nei diagrammi, nei codici, negli scacchi, nei puzzle, negli orari aerei, nelle segnalazioni d'aeroporto.
Credo a tutti i pretesti.
Credo a tutte le ragioni.
Credo a tutte le allucinazioni.
Credo a tutta la rabbia.
Credo a tutte le mitologie, ricordi, bugie, fantasie, evasioni.
Credo nel mistero e nella malinconia di una mano, nella gentilezza degli alberi, nella saggezza della luce.
(Opera in immagine di Caspar David Friedrich Wanderer above the Mists)
di James G. Ballard

Credo nel potere che ha l'immaginazione di plasmare il mondo, di liberare la verità dentro di noi, di cacciare la notte, di trascendere la morte, di incantare le autostrade, di propiziarci gli uccelli, di assicurarsi la fiducia dei folli.
Credo nelle mie ossessioni, nella bellezza degli scontri d'auto, nella pace delle foreste sommerse, negli orgasmi delle spiagge deserte, nell'eleganza dei cimiteri di automobili, nel mistero dei parcheggi multipiano, nella poesia degli hotel abbandonati.
Credo nelle rampe in disuso di Wake Island, che puntano verso il Pacifico della nostra immaginazione.
Credo nel fascino misterioso di Margaret Thatcher, nella curva delle sue narici e nella lucentezza del suo labbro inferiore: nella malinconia dei coscritti argentini feriti; nei sorrisi tormentati del personale delle stazioni di rifornimento; nel mio sogno che Margaret Thatcher sia accarezzata da un giovane soldato argentino in un motel dimenticato, sorvegliato da un benzinaio tubercolotico.
Credo nella bellezza di tutte le donne, nella perfidia della loro immaginazione che mi sfiora il cuore; nell'unione dei loro corpi disillusi con le illusorie sbarre cromate dei banconi dei supermarket; nella loro calda tolleranza per le mie perversioni.
Credo nella morte del domani, nell’esaurirsi del tempo, nella nostra ricerca di un tempo nuovo, nei sorrisi di cameriere di autostrada e negli occhi stanchi dei controllori di volo in aeroporti fuori stagione.
Credo negli organi genitali degli uomini e delle donne importanti, nelle posture di Ronald Reagan, di Margaret Thatcher e della principessa Diana, negli odori dolciastri emessi dalle loro labbra mentre fissano le telecamere di tutto il mondo.
Credo nella pazzia, nella verità dell’inesplicabile, nel buon senso delle pietre, nella follia dei fiori, nel morbo conservato per la razza umana dagli astronauti di Apollo.
Credo nel nulla.
Credo in Max Ernst, Delvaux, Dalì, Tiziano, Goya, Leonardo, Vermeer, De Chirico, Magritte, Redon, DÅrer, Tanguy, Facteur Cheval, torri di Watts, Bîcklin, Francis Bacon, e in tutti gli artisti invisibili rinchiusi nei manicomi del pianeta.
Credo nell'impossibilità dell'esistenza, nell'umorismo delle montagne, nell'assurdità dell’elettromagnetismo, nella farsa della geometria, nella crudeltà dell'aritmetica, negli intenti omicidi della logica.
Credo nelle donne adolescenti, nel potere di corruzione della postura delle loro gambe, nella purezza dei loro corpi scompigliati, nelle tracce delle loro pudenda lasciate nei bagni di motel malandati.
Credo nei voli, nell'eleganza dell'ala e nella bellezza di ogni cosa che abbia mai volato, nella pietra lanciata da un bambino che porta via con sé la saggezza di statisti e ostetriche.
Credo nella gentilezza del bisturi, nella geometria senza limiti dello schermo cinematografico, nell'universo nascosto nei supermarket, nella solitudine del sole, nella loquacità dei pianeti, nella nostra ripetitività, nell'inesistenza dell'universo e nella noia dell'atomo.
Credo nella luce emessa dai videoregistratori nelle vetrine dei grandi magazzini, nell'intuito messianico delle griglie del radiatore delle automobili esposte, nell'eleganza delle macchie d'olio sulle gondole dei 747 parcheggiati sulle piste catramate dell'aeroporto.
Credo nella non-esistenza del passato, nella morte del futuro, e nelle infinite possibilità del presente.
Credo nello sconvolgimento dei sensi: in Rimbaud, William Burroughs, Huysmans, Genet, Celine, Swift, Defoe, Carroll, Coleridge, Kafka.
Credo nei progettisti delle piramidi, dell'Empire State Building, del FÅrer-bunker di Berlino, delle rampe di lancio di Wake Island.
Credo negli odori corporali della principessa Diana.
Credo nei prossimi cinque minuti.
Credo nella storia dei miei piedi.
Credo nell'emicrania, nella noia dei pomeriggi, nella paura dei calendari,
nella perfidia degli orologi .
Credo nell'ansia, nella psicosi, nella disperazione.
Credo nelle perversioni, nelle infatuazioni per alberi, principesse, primi ministri, stazioni di rifornimento in disuso (più belle del Taj Mahal), nuvole e uccelli.
Credo nella morte delle emozioni e nel trionfo dell'immaginazione.
Credo in Tokyo, Benidorm, La Grande Motte, Wake Island, Eniwetok, Dealey Plaza.
Credo nell'alcoolismo, nelle malattie veneree, nella febbre e nell'esaurimento.
Credo nel dolore.
Credo nella disperazione.
Credo in tutti i bambini.
Credo nelle mappe, nei diagrammi, nei codici, negli scacchi, nei puzzle, negli orari aerei, nelle segnalazioni d'aeroporto.
Credo a tutti i pretesti.
Credo a tutte le ragioni.
Credo a tutte le allucinazioni.
Credo a tutta la rabbia.
Credo a tutte le mitologie, ricordi, bugie, fantasie, evasioni.
Credo nel mistero e nella malinconia di una mano, nella gentilezza degli alberi, nella saggezza della luce.
(Opera in immagine di Caspar David Friedrich Wanderer above the Mists)
15/12/08
A Pier Paolo Pasolini

Mi aggiro fra ricatti e botte e licenzio
la mia anima mezza vuota e peccatrice
e la derelitta crocifissione mia sola
sa chi sono: spia e ricattatore
che odia i suoi simili. E non trovo
pace in questa sordida lotta
contro la mia rovina, il suo sfacelo.
Dio! Non attendo che la morte.
Ignoro il corso della Storia. So solo
la bestia che è in me e latra.
(Dario Bellezza)
20/11/08
La Metamorfosi del Vampiro
La Metamorfosi del Vampiro

La donna mentre si torceva come una serpe sulla brace
e ammaccava i seni tra le stecche del suo busto
lasciava scorrere dalla sua bocca di fragola
queste parole tutte impregnate di muschio:
"Ho le labbra umide io e lo so come si fa
a perdere l'antica coscienza in fondo ad un letto.
Asciugo ogni lacrima sui miei seni trionfanti
e faccio ridere i vecchi col riso dei bambini.
Per chi mi vede nuda e senza veli, io sono
la luna, il sole, il cielo e le stelle!
Caro sapiente, sono così esperta in voluttà
quando soffoco un uomo tra le temute braccia
o abbandono il mio petto ai suoi morsi,
sono così timida e libertina, fragile e robusta,
che su questi materazzi conturbanti di emozione
si dannerebbero per me anche gli Angeli impotenti!"

E mi succhiò fino al midollo delle ossa!
Allora mi volsi a lei, languidamente
per darle un bacio d'amore, e cosa vidi?
Soltanto un otre dai fianchi viscosi e tutto pus!
Che gelido orrore! Chiusi gli occhi
e quando li riaprii alla viva luce
non c'era più, no, quel possente fantoccio
rimpinzato di sangue a iosa, no;
ma c'erano avanzi di scheletro tremanti alla rinfusa
e sprigionanti il grido d'una banderuola
o di un'insegna in cima ad un'asta di ferro
dondolata dal vento notturno dell'inverno.
(Charles Baudelaire)
Fotografie provenienti da qui

La donna mentre si torceva come una serpe sulla brace
e ammaccava i seni tra le stecche del suo busto
lasciava scorrere dalla sua bocca di fragola
queste parole tutte impregnate di muschio:
"Ho le labbra umide io e lo so come si fa
a perdere l'antica coscienza in fondo ad un letto.
Asciugo ogni lacrima sui miei seni trionfanti
e faccio ridere i vecchi col riso dei bambini.
Per chi mi vede nuda e senza veli, io sono
la luna, il sole, il cielo e le stelle!
Caro sapiente, sono così esperta in voluttà
quando soffoco un uomo tra le temute braccia
o abbandono il mio petto ai suoi morsi,
sono così timida e libertina, fragile e robusta,
che su questi materazzi conturbanti di emozione
si dannerebbero per me anche gli Angeli impotenti!"

E mi succhiò fino al midollo delle ossa!
Allora mi volsi a lei, languidamente
per darle un bacio d'amore, e cosa vidi?
Soltanto un otre dai fianchi viscosi e tutto pus!
Che gelido orrore! Chiusi gli occhi
e quando li riaprii alla viva luce
non c'era più, no, quel possente fantoccio
rimpinzato di sangue a iosa, no;
ma c'erano avanzi di scheletro tremanti alla rinfusa
e sprigionanti il grido d'una banderuola
o di un'insegna in cima ad un'asta di ferro
dondolata dal vento notturno dell'inverno.
(Charles Baudelaire)
Fotografie provenienti da qui
27/10/08
Light is calling (Bill Morrison)
Light is calling
Bill Morrison (2004 USA 8')
Se tu mi rivenissi incontro vivo,
con la mano tesa,
ancora potrei,
di nuovo in uno slancio d'oblio, stringere,
fratello, una mano.
Ma di te, di te più non mi circondano
che sogni, barlumi,
i fuochi senza fuoco del passato.
La memoria non svolge che le immagini
e a me stesso io stesso
non sono già più
che l'annientante nulla del pensiero.
(Giuseppe Ungaretti)
Bill Morrison (2004 USA 8')
Se tu mi rivenissi incontro vivo,
con la mano tesa,
ancora potrei,
di nuovo in uno slancio d'oblio, stringere,
fratello, una mano.
Ma di te, di te più non mi circondano
che sogni, barlumi,
i fuochi senza fuoco del passato.
La memoria non svolge che le immagini
e a me stesso io stesso
non sono già più
che l'annientante nulla del pensiero.
(Giuseppe Ungaretti)
04/10/08
Che cosa sono le nuvole? (Pasolini, Modugno e Totò)
CHE COSA SONO LE NUVOLE? (Pasolini, Modugno & Totò)
Ch'io possa esser dannato
se non ti amo.
E se così non fosse
non capirei più niente.
Tutto il mio folle amore
lo soffia il cielo
lo soffia il cielo... così.
Ah! Malerba soavemente delicata
di un profumo che dà gli spasimi!
Ah! ah! tu non fossi mai nata!
Tutto il mio folle amore
lo soffia il cielo
lo soffia il cielo... così.
Il derubato che sorride
ruba qualcosa al ladro,
ma il derubato che piange
ruba qualcosa a se stesso.
Perciò io mi dico
finché sorriderò
tu non sarai perduta.
Ma queste son parole
e non ho mai sentito
che un cuore, un cuore affranto
si cura con l'udito.
Tutto il mio folle amore
lo soffia il cielo
lo soffia il cielo... così.
Ah...straziante, meravigliosa, bellezza del creato...
Ch'io possa esser dannato
se non ti amo.
E se così non fosse
non capirei più niente.
Tutto il mio folle amore
lo soffia il cielo
lo soffia il cielo... così.
Ah! Malerba soavemente delicata
di un profumo che dà gli spasimi!
Ah! ah! tu non fossi mai nata!
Tutto il mio folle amore
lo soffia il cielo
lo soffia il cielo... così.
Il derubato che sorride
ruba qualcosa al ladro,
ma il derubato che piange
ruba qualcosa a se stesso.
Perciò io mi dico
finché sorriderò
tu non sarai perduta.
Ma queste son parole
e non ho mai sentito
che un cuore, un cuore affranto
si cura con l'udito.
Tutto il mio folle amore
lo soffia il cielo
lo soffia il cielo... così.
Ah...straziante, meravigliosa, bellezza del creato...
01/10/08
Careful With That Axe, Eugene
Careful With That Axe, Eugene
Pink Floyd
Si è riempito di luci
il mio cuore di seta,
di campane perdute,
di gigli e di api
e me ne andrò lontano,
più in là di quei monti,
accanto alle stelle.
(Garcia Lorca)
Pink Floyd
Si è riempito di luci
il mio cuore di seta,
di campane perdute,
di gigli e di api
e me ne andrò lontano,
più in là di quei monti,
accanto alle stelle.
(Garcia Lorca)
Iscriviti a:
Post (Atom)





