17/11/07

Superargo contro Diabolikus

Superargo contro Diabolikus
di Nick Nostro (1966 ITA/SPA 93')
con Ken Wood, Mónica Randall,
Gèrard Tichy, Loredana Nusciak, Giulio Battiferri, Francisco Castillo Escalona.

Ecco un supereroe ultrapop dai ruggenti anni '60 per i nostri audaci giovedì sera, indimenticabile compagno delle mie confuse fantasie infantili.
Un vertiginoso incrocio tra i lottatori di catch messicani Santo e Blue Demon (aspetto ansioso i loro film, prima o poi, tradotti e distribuiti in Italia), Superman e James Bond.
Solo la smisurata fantasia del genio italico poteva partorire un tale personaggio, baluardo del trash più cristallino, psicotronico dalla testa ai piedi:

Ad inizio pellicola vediamo la finale dei campionati del mondo dei pesi massimi di catch tra il campione Superargo, inquietante uomo mascherato, e il forzuto e temibile El Tigre. Il match termina con la morte non voluta dell'avversario di Superargo, tutto questo porterà Superargo a cadere in preda ad una profonda depressione, la terribile discesa nello sconforto è metaforicamente resa in maniera splendida dalle psichedeliche immagini sui titoli di testa.
Ma la dea bendata sempre custodisce i suoi supereroi dal rimorso e a Superargo verrà concessa una possibilità di risalita: il mondo è minacciato da un oscuro pericolo e il capo di una potente organizzazione internazionale di spionaggio pensa bene di affidare al nostro supereroe le pericolose indagini sugli inspiegabili arrembaggi che si stanno verificando a danno di navi cariche di uranio e mercurio.
Superargo, dal fiuto infallibile, penetra di nascosto in un'isola equivoca, dove scopre le modernissime attrezzature basate sull'energia nucleare con le quali Diabolikus, un alchimista pazzo, riesce a ricavare l'oro dal mercurio, con l'obiettivo di assumere il controllo dell'economia mondiale.
Le innumerevoli doti sovrumane di Superargo, tra cui citiamo quella di possedere una capacità di ipercoagulazione del sangue che lo fa miracolosamente guarire dalle ferite, permetteranno al nostro supereroe di vincere i mille appassionanti e avvincenti scontri contro i terribili nemici. Diabolikus, di nome e di fatto, arriverà nella convulsa trama addirittura a rapirne la fidanzata (Loredana Nusciak, già donna di Django!che culo...), fino al finalone da batticuore nel quale Diabolikus tenterà la fuga a bordo di una navicella spaziale...
Ricordiamo che Superargo sarà protagonista anche del film "Il re dei criminali - L'invincibile Superman" del 1968.
L'attore che lo impersona è Ken Wood, meglio noto come Giovanni Cianfriglia, memorabile controfigura di Steve Reeves e caratterista villain in numerosi poliziotteschi e spaghetti western (http://italian.imdb.com/name/nm0161836/).



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16/11/07

L'inespresso

In ogni pensiero è importante ciò che esso lascia
inespresso, quanto esso ama questo inespresso, e quanto
gli si avvicina senza toccarlo.
Certe cose, anche, vengono dette affinché non possano
essere dette mai più. Sono di questa specie i pensieri
audaci, nella ripetizione la loro audacia muore.
Il fulmine non deve cadere due volte nello stesso
posto. La sua tensione é la sua fortuna,
ma la sua luce è solo fuggevole.
Dove nasce un fuoco, il fulmine non c'é più.
I pensieri che si articolano in un sistema sono
senza pietà.
Gradualmente escludono l'inespresso e poi se lo
lasciano alle spalle finché muore di sete.
(Elias Canetti)

15/11/07

Un posto sulla terra

Un posto sulla terra - Mesto na Zemle
di Artur Aristakisjan
(2001 Russia 120’)

Quando il cinema si fa opera d’arte e assume la complessità propria dei testi di filosofia, lo paragono all'illuminante "Stalker" di Tarkovskij come intensità di messaggio, dopo ambedue ho passato la notte insonne a rimuginarci sopra.
Il regista ha realmente fondato una comunità di hippies contemporanei dove senzatetto, diseredati, disabili e bambini si ritrovano per vivere assieme in piena Mosca, un vero e proprio squat alle soglie dell’illegalità per ritrovare la libertà individuale, altrimenti annientata dalla vita urbana e sociale contemporanea.
Il regista moldavo era, innanzitutto, interessato a svolgere uno studio sociologico e ciò lo ha spinto a fondare la comunità, rimasta in vita per cinque anni, durante i quali ha girato il film. Per realizzare il film ha venduto tutti i propri beni personali e messo in gioco letteralmente tutta la propria esistenza divenendo un senza tetto.
Gli attori professionisti utilizzati per la realizzazione del film sono stati solamente due, l'attrice fu scelta beffardamente perché alla domanda se si era sposata per amore o per soldi rispose senza esitazione che si era sposata per soldi.
La storia è quella di sei coppie che per diffondere l’amore e un tipo di vita anticonformista decidono, sotto la guida di un carismatico leader, di isolarsi dal mondo e alle stesso tempo di cercare nuovi adepti. Fondano così "Il Tempio dell'Amore", luogo dove ci si sacrifica in nome dell'altro, dove si aspira alla libertà, dove si pratica l'amore libero, dove continuamente si cerca la purezza e la salvezza dell'umanità, lontani dalla corruzione del mondo circostante.
Il film, commovente e profondo, è un pugno nello stomaco a tutte le nostre certezze occidentali e risulta indigesto anche al nostro sistema, solitamente capace di digerire agevolmente e riciclare ogni forma di controcultura ed espressione culturale antagonista.
Il linguaggio cinematografico di Aristakisjan è di una durezza marmorea, fastidioso e a tratti disgustoso (ma perfettamente aderente alla realtà che filma), non fa alcuno sconto, le immagini espressioniste bianco e nere si stagliano scomode sullo schermo, una sorta di violenta nausea attanaglia lo stomaco dello spettatore dall'inizio alla fine...tanto che i più abbandonano la visione quasi subito per tornare alle loro false certezze, al loro tranquilizzante e anestetizzante tran tran quotidiano e ai loro rassicuranti cult movies di cartapesta.
Ma dietro l'aspra apparenza si nasconde uno dei capolavori contemporanei, una spietata radiografia del nostro mondo, in qualsiasi posto della terra ci trovassimo, analisi profonda della complessità degli esseri umani e della crudeltà della nostra società ormai esportata globalmente (come non pensare alla comune come ad una metafora del Terzo Mondo).
La coscienza occidentale messa faccia a faccia con i propri scheletri nell'armadio (per giunta ancora vivi e agonizzanti) viene così selvaggiamente denudata e conseguentemente se ne rifugge via indignata e schifata. I reietti protagonisti del film sono gli spettri di ciò che con la nostra indifferenza, con la nostra superbia travestita spesso con sembianze religiose, con la nostra schiacciante egemonia, stiamo generando quotidianamente. Lo spettatore occidentale si affaccia sull'abisso che si trova "dall'altro lato dello specchio".
Ma anche "il Tempio dell'Amore" si dimostra un fallimento totale, per lo più popolato da opportunisti o fannulloni o drogati, il messianico leader si rivela un frustrato egocentrico dalla mentalità comunque piccolo borghese (disposto addirittura a castrarsi pur di ottenere l'attenzione degli adoranti adepti). Il film spietatamente dimostra come l'uomo in condizioni di libertà assoluta ricrei una realtà molto vicina ad un girone infernale (e visto che l'esperienza è reale, ciò colpisce maggiormente), non c'é proprio alcunché di mitico o mistico nella inquietante comunità.
La fine dell'Utopia è tragicamente lampante e quel che rimane potrebbe essere solo disillusione e disincanto. In realtà una scintilla di speranza rimane ed è data da una delle protagoniste Maria (vedi foto sotto), un essere umano puro e limpido, mosso veramente e profondamente dagli ideali che propaganda la comune, che dimostra come una scelta d'amore è l'unica possibile. Ma la spietatezza della società contemporanea è implacabile e viene immortalata nei fotogrammi finali in cui questa donna è accasciata, sofferente, lungo una scalinata e la folla indifferente le passa accanto scostandosi visibilmente, a nessuno viene in mente di porgerle aiuto.
Il grandissimo Robert Wyatt e le note di struggente dolcezza della sua "Sea Song" accompagnano la pellicola, toccando per l'eternità l'anima dello spettatore.
A mio parere Aristakisjan è il talento più puro emerso negli ultimi anni in campo cinematografico, ma quasi nessuno se ne è accorto, Gloria e Vita al sempiterno Enrico Ghezzi che lo ha ripetutamente proiettato nel suo Fuori Orario.
Propongo una colletta per permettere ad Aristakisjan di girare altri film...sono cibo prezioso per la mente e vaccini salvifici dal virus che è questa società.

"La speranza arriva quando non esiste più speranza"
"E' paradossale, il cinema si dovrebbe fare per i ciechi, che lo capterebbero senza vederlo, per l'energia che ha"
"Maria adesso legge libri di letteratura russa ai poveri e ai disabili. E' un'anima pura."
(Artur Aristakisjan)

Lo sconosciuto

Lo Sconosciuto - The Unknown
di Tod Browning
(1927 USA 63’)
con Lon Chaney, Norman Kerry, Joan Crawford,
Nick de Ruiz, John George, Frank Lanning

Per sfuggire alla polizia e poter continuare la loro attività criminosa, Alonzo (uno straordinario Lon Chaney) e il suo aiutante nano si nascondono in un circo, in cui l'efferato criminale si ricicla come lanciatore di coltelli, privo delle braccia. La sua straordinaria abilità nel lanciare coltelli con i piedi è solo un modo per fare spettacolo, dato che in realtà le braccia le ha (legate al corpo con uno strettissimo corsetto). Nel circo, però, Alonzo si innamora di Estrelita, una ragazza problematica che detesta essere abbracciata dagli uomini. Un intricato ed originale intreccio narrativo (scopriremo, tra l'altro, che il criminale ha due pollici in una mano) porterà Alonzo a farsi amputare davvero le braccia da un chirurgo, pur di farsi accettare dalla sua amata: ma sarà troppo tardi, Estrelita è fidanzata e felice con Malabar, il forzuto del circo. Il finale, solo ripensandoci, fa scorrere ancora brividi freddi lungo la schiena.
Melodramma complesso, metaforico, innovativo, sconvolgente...un film romantico e crudele, una delle storie di amor fou più commoventi e follemente assurde mai raccontate al cinema...l'odissea di un uomo che arriva a mutilarsi pur di donarsi alla donna che ama.
Tutto il film permeato di arcane fantasie sadiche e ribollenti desideri repressi, con come filo conduttore la teoria freudiana della castrazione.
Uno degli apici dello stupefacente cinema di Tod Browning, percorso da una magnifica ossessione per i fenomeni da baraccone, per tutto ciò che è anomalo, freak, estraneo, diverso, o (per dirla semplicemente) “mostruoso”. Le morbose e ossessive tematiche sulle malformazioni o deformazioni fisiche sono in "Lo Sconosciuto" sviluppate già con una maturità e una consapevolezza orrorifica che ha dell’incredibile.
Lon Chaney è un indimenticabile corpo da plasmare e deformare, tanto che molti all'epoca lo pensavano realmente monco, anche se va precisato che per alcune scene in cui fuma o beve con i piedi si ricorse ad una controfigura, tal Dismuki, realmente nato senza braccia.
Questo, come tutti i film di Browning, non è un semplice film horror, ma bensì una precisa rappresentazione degli orrori più reconditi della psiche umana, una messa in scena drammaticamente estrema della mostruosità delle passioni umane.
Il climax creato dal film, nonostante i tanti anni passati, non ha perso un'oncia della sua potenza e lascia ancora inchiodati sanguinanti, a bocca aperta, alla sedia.

Dicembre al Clan Destino

Dicembre Scaglie 2007
Domenica 2 ore 21.30
The Trip
di Roger Corman (1967 USA 85’)
Il film più rappresentativo dell’era hippy/psichedelica: un regista in crisi di ispirazione sperimenta un viaggio con l’LSD. I flani pubblicitari dell’epoca annunciavano “Ascoltate la musica dell’amore, sentite porpora (LSD), gustate verde (ketamina)” e “Toccate con mano il grido che striscia sul muro”. Tutto è di culto: il maestro Corman dirige al meglio regalandoci immagini surreali e ipnotiche (riciclando tra l’altro diverse scene dai suoi horror ispirati a Poe), Jack Nicholson scrive la delirante sceneggiatura, Peter Fonda e Dennis Hopper illuminano lo schermo, gli Electric Flag regalano l’ispirata colonna sonora.

Martedì 4 ore 21.30
Eccentriche visioni
Carnival of Souls
di Herk Harvey (1962 USA 84’)
La serie B al top: originale horror seminale e low-budget, che nel corso degli anni, specie all’estero, ha giustamente acquisito una fama crescente. Mary, la protagonista (un’indimenticabile Candace Hilligoss) sopravvive miracolosamente ad un incidente stradale mortale, causato dalla caduta dell’auto dentro un fiume. La vita per lei ricomincia, ma ora la sua mente è instabile e il mondo esterno le appare come dominato da un indecifrabile e minaccioso mistero. Atmosfere oniriche e stregate per una pellicola angosciante e sperimentale che ha influenzato un po’ tutti, in primis George Romero per la sua saga sugli zombi e David Lynch per il suo Eraserhead (sia come atmosfere e personaggi, che come innovativo uso dei suoni). Il regista stesso é un fantasmatico mistero, ha diretto solo questa pellicola e interpreta efficacemente l’inquietante fantasma. Un film in grado di trasmettere un senso di angoscia e comunicare un’allegoria al pari delle tele di Munch.

Domenica 9 ore 21.30
Classici Scaglie
Minnie and Moskowitz
di John Cassavetes (1971 USA 114’)
Cassavetes occupa un posto a metà strada tra Hollywood e l’underground e questo film ne è la lampante dimostrazione: una commedia brillante e strafottente sulla solitudine nelle metropoli con personaggi e situazioni fuori dagli schemi usuali. Gli attori, come al solito magistralmente diretti, sono i mitici Seymour Cassel e Gena Rowlands.

Martedì 11 ore 21.30
Un sogno lungo un giorno
di Francis Ford Coppola (1982 USA 107’)
Commedia musical con accenni surreali è uno dei film maledetti della storia del cinema, ingiustamente malinteso all’epoca da critica e pubblico, costò moltissimo a causa delle stratosferiche tecniche innovative utilizzate nelle riprese, portando il titanico Coppola sull’orlo del lastrico e facendo fallire gli Zoetrope Studios. E’ ora di recuperarlo e rivederlo, restituendogli gli onori che merita. Musiche splendide di Tom Waits.

Domenica 16 ore 21.30
La smagliatura
di Peter Fleischmann (1975 FRA/ITA/RFT 111’)
Grecia 1974, durante il terribile regime dei colonnelli, l’operatore turistico Ugo, mentre siede tranquillo in un bar, viene accusato di far parte di una sotterranea organizzazione terroristica. Confessatosi innocente, il malcapitato viene catturato da due agenti della polizia segreta greca per essere accompagnato ad Atene, dove lo attende un brutale interrogatorio. Durante l’impervio viaggio, costellato di anomali imprevisti, emergono le personalità contrastanti dei tre personaggi. Un thriller psicologico raffinato, avvincente e ricco di colpi di sorpresa, interpretato da tre mostri sacri dl cinema quali Ugo Tognazzi, Michel Piccoli e Mario Adorf e diretto da un regista cult (ricordiamo il suo bellissimo “Scene di caccia in bassa baviera”)

Martedì 18 ore 21.30
Omaggio a Marco Ferreri
Perchè pagare per essere felici?
di Marco Ferreri (1971 ITA 47’)
Documentario del maestro, realizzato per la televisione, sulla rivoluzione dei “figli dei fiori” e sulle comunità “hippy” americane. Il Festival Pop di Powder Ridge e la folla di giovani accorsa per seguire questo happening rock sono, nelle mani del regista, un’occasione per raccontare i mutamenti della società americana degli anni Settanta. Il suo stile di ripresa e montaggio è impareggiabile e anche qui coglie nel segno riuscendo a trasmettere in pieno il mood di un’epoca.

a seguire
La Cravate
di Alejandro Jodorowsky (1957 FRA 20’)
Il cortometraggio è l’opera prima del mitico Jodorowsky, finalmente ritrovata nei meandri del pianeta, esperimento atipico, dall’impostazione teatrale, fortemente influenzato dall’arte del mimo Marcel Marceau, di cui all’epoca Jodo era un discepolo. Nel film una donna procace e autoritaria costringe il suo compagno a cambiarsi letteralmente la testa, così il poveretto si vede costretto ad andare in un enigmatico negozio dove indossa diverse teste, senza tuttavia riuscire ad accontentare la sua amante. A questo punto l’unica soluzione rimasta all’uomo è quella di cambiare donna anziché la testa. La cravatta è così vista dal regista come il simbolo di un vincolo sia mentale che fisico che lo lega indissolubilmente ad una sorta di ancestrale femmina dominatrice.

Domenica 23 ore 21.30
Death Race 2000
di Paul Bartel (1975 USA 84’)
Ancora serie B indipendente di primo livello: in una America avveniristica e ovviamente totalitarista si svolge una folle gara automobilistica in cui i corridori conquistano punti e vittoria finale a seconda di quanti e quali pedoni investono (bambini, handicappati e anziani sono i più remunerativi come punteggio), mentre la massa di spettatori lobotomizzati applaude entusiasticamente. Ma un’organizzazione anti-governativa (ovviamente francese) sta cercando di sabotare l’efferata gara...
Il protagonista è niente di meno che un mirabile David Carradine, dall’identità misteriosa e col corpo e il volto occultati da una tuta in pelle nera, chiamato Frankenstein a causa degli innumerevoli interventi a cui si è sottoposto dopo incidenti automobilistici. Il prodigioso regista Paul Bartel, con la produzione di Corman, frulla splatter, azione, erotismo e messaggio politico riuscendo a lanciare una stoccata provocatoria sul ruolo di anestetico delle coscienze che ha lo sport nella società contemporanea. Vanno segnalate le splendide auto da uccisione che sfilano nella pellicola e la presenza di un rabbioso Sylvester Stallone tra i contendenti. Va sottolineato come lo scadente doppiaggio penalizzi il film.

Marfan

"Tu non sei come gli altri bambini", gli hanno detto.
Lui, Ziggy Stardust, non può correre e stancarsi,
farsi venire il fiatone come i suoi coetanei,
perché il suo cuore malato può cedere.
Lo educano a "diventare un uomo",
lo mandano a scuola per imparare cose inutili.
Ma lui non vuole assomigliare a nessuno,
perché é un extraterrestre. Viene da un pianeta
sconosciuto agli astronomi: Marfan.
E non vuole diventare un uomo. Perché gli uomini
si dimenticano presto che esistono altri mondi,
e smettono di cercare, si ostinano a non capire.
Gli uomini fanno di tutto per cambiare
chi non è come loro, oppure lo distruggono.
Ziggy sa che sulla Terra esistono altri extraterrestri:
un vicino di letto all'ospedale, il suo miglior amico,
la compagna di banco dai capelli rossi.
E molti altri. A lui non interessano
lavagne, videogiochi, campi da calcio.
Lui sogna chimere splendenti nei cieli della vita.
Ha un cuore malato ma l'anima incontaminata,
é una meteora d'innocenza caduta
nel cuore smemorato degli uomini.
Per generare nuove forme di vita.
(Nikos Panaghiotopulos)

14/11/07

Amore in manicomio

Un'estranea è venuta
a spartire con me la mia stanza nella casa lunatica,
una ragazza folle come gli uccelli
che spranga la notte della porta col suo braccio di piuma.
Stretta nel letto delirante
elude la stanza a prova di cielo con ingressi di nuvole.
E la stanza da incubi elude col suo passeggiare,
su e giù come i morti,
o cavalca gli oceani immaginati delle corsie maschili.
Venne da me invasata,
colei che fa entrare dal muro rimbalzante l'ingannevole luce,
INVASATA DAL CIELO
Dorme nel truogolo stretto e tuttavia cammina sulla polvere
e a piacer suo vaneggia
sopra l'assito del manicomio consumato dai passi del mio pianto.
E rapito alla fine (cara fine) nelle sue braccia dalla luce
io posso senza timore
sopportare la prima visione che diede fuoco alle stelle.
(Dylan Thomas)

If six was nine

If the sun refused to shine
I don't mind.
If the mountains fell in the sea
let it be
it ain't me.
If the six turned out to be nine
I don't mind.
If all the hippies cut up all their hair
I don't care.
Cause I like my own world
to live through
and I ain't gonna
copy you.
(Jimi Hendrix)