11/07/08

Il Filosofo del Futuro

...l'aforisma è al tempo stesso l'arte di interpretare e la cosa da interpretare; la poesia, l'arte di valutare e la cosa da valutare. L'interprete è il fisiologo o il medico, quello che considera i fenomeni come dei sintomi e parla per aforismi.
Il valutatore è l'artista, che considera e produce "prospettive", che parla attraverso la poesia.
Il filosofo del futuro è artista e medico - in una parola, legislatore.
(Gilles Deleuze - "Nietzsche")

opera di Alex Grey

10/07/08

Muto by Blu

Muto
by Blu
(a wall-painted animation made in Buenos Aires and in Baden)

Stupefacente!
http://www.blublu.org

09/07/08

Non aprite quella porta

THE TEXAS CHAINSAW MASSACRE - NON APRITE QUELLA PORTA
di Tobe Hooper (1974 USA 87’)
con Marilyn Burns, Allen Danzinger, Gunnar Hansen, Paul A. Partain, William Vail.

Uno dei più allucinanti horror di tutti i tempi: la violenza è più suggerita che mostrata, non si abusa di sangue e frattaglie, ma il terrore allo stato puro permea tutto il film. L’atmosfera del film, malata ed allucinata, non è più stata eguagliata nel cinema ufficiale, diverso è il discorso del cinema underground che ha fatto di questo film il capostipite di un modo di trattare la violenza (si pensi a film sconvolgenti come Angst o Henry). La pellicola crea, schematizza e fornisce tutto il background su cui si baserà la produzione horror/splatter degli anni successivi. La degenerazione della famiglia americana è qui il punto fondamentale della critica di Hooper: il cannibalismo assurge a denuncia sociale evadendo anche dal ristretto ambito familiare per avvolgere tutta la società pervertita e corrotta (tematica che Wes Craven riprenderà nel 1977 col suo Le colline hanno gli occhi). A tal proposito va sottolineato che il film si ispira ad atroci fatti di cronaca nera realmente accaduti. Questo film ha anche il pregio di creare una delle figure più amate dagli appassionati di horror di tutto il mondo: Leatherface (faccia di cuoio) sorta di psicopatico ritardato e pervertito, che brandisce e rotea nell'aria minacciosamente una motosega. Non esiste lieto fine e l’unica via per sopravvivere è impazzire, Sally nel film rimane alienata da questa orribile esperienza come già la protagonista de La notte dei morti viventi. Il contatto col puro orrore non genera in effetti nessuna Ripley nella realtà...
Tra attori e regista vi era un pessimo rapporto, il che spiega in parte l’atmosfera di tensione che si respira nel film. Hooper, qui al suo esordio, è anche produttore, sceneggiatore e coautore della delirante colonna sonora. Prodotto con circa 83000 dollari, il film incassò, solo negli Stati Uniti, 30859000 dollari al botteghino e 14221000 dollari grazie al noleggio, venendo così ad essere uno dei film indipendenti di maggior successo della storia del cinema. Tra l'altro anche il Museo di Arte Moderna di New York, il MOMA, ha acquistato una copia originale della pellicola per la sua straordinaria collezione.

08/07/08

Salvatore Baccaro

Salvatore Baccaro

Con questa canicola bisogna alleggerire un po' le tematiche del blog, altrimenti fondiamo...e quindi quale migliore occasione per ricordare lo psicotronico Salvatore Baccaro, quasi unanimemente considerato il più orripilante caratterista del cinema italiano. Recentemente salito nuovamente agli onori delle cronache per il fatto che Marco Giusti, suo grande ammiratore, ha fatto intervistare il fratello in una puntata televisiva di Stracult. Le Scaglie, nel loro piccolo, invece nel lontano 1997, sulla scia della fanzine "Amarcord" e di un esilarante articolo di Riccardo Esposito, omaggiarono il mitico Salvatore Baccaro con una proiezione super-trash di uno dei film più brutti della storia del cinema, l'efferato e delirante "La Bestia in calore" di Ivan Kathansky (in realtà pseudonimo di Luigi Batzella). In questo film l'attore riprende l'ingrato personaggio che aveva interpretato nel famigerato "Saloon Kitty" di Tinto Brass, cioé quello del freak/uomo di Neanderthal, nudo e ripugnante, che viene utilizzato dal gerarca delle SS per mettere alla prova le aspiranti adepte. Nel film di Batzella, Salvatore con l'esaltante pseudonimo di Sal Boris interpreta la Bestia del titolo, rinchiuso per tutta la durata del film in una gabbia da zoo e usato da una sadica aguzzina nazista per creare nuove razze attraverso selvaggi accoppiamenti con impaurite detenute ebree. Nel tremebondo finale la donna finirà punita e uccisa dalla sua stessa creatura (memorabile la sequenza in cui la Bestia strappa a "morsi", quasi come fossero zolle d'erba, i peli del pube della donna, in una delle sequenze più assurde che si ricordino nel cinema italiano...). Già il film, se visto con il giusto spirito fa ridere a crepapelle, ma ci sono altri due motivi che tuttora mi fanno sbellicare dalle risa: il primo è il fatto che all'epoca non esisteva (anche nel circuito dei collezionisti) una copia in italiano del film, così fummo costretti a ordinare una costosissima videocassetta olandese, doppiata in inglese e sottotitolata in lunghissime scritte olandesi. La nostra follia poi ci portò a immergerci in tre giorni di lavoro per tradurre il film stracolmo di spezzoni rubati da altre pellicole e zeppo di insulsi dialoghi tra soldati, dotati di un inglese maccheronico e indecifrabile (forse greci o turchi assoldati dalla produzione per poche lire). Il lavoraccio sfociò nella proiezione del film con traduzione simultanea in sala ad opera mia, naturalmente dotato di uno spiccato accentaccio romagnolo e assolutamente incapace di variare l'intonazione delle battute, anzi ogni tanto facendo la voce in falsetto per imitare quella femminile...il risultato fu incredibile, le trentacinque persone del pubblico si divertirono da matti, specie per l'espediente della traduzione simultanea, anche perché per almeno quindici minuti di inutili dialoghi io mi fermai e declamai che da quel punto in avanti avrebbero dovuto tradursi il film da soli, per non perdere dimestichezza con l'inglese...
Altro elemento estremamente divertente fu l'articolo a sorpresa che ci dedicò "Il Resto del Carlino", apparentemente entusiasta delle agghiaccianti serate di programmazione (sotto l'estratto).

Ma torniamo al nostro protagonista: Salvatore Baccaro alla fine degli anni Sessanta lavorava come fioraio vicino agli stabilimenti di Cinecittà e venne notato da un regista che passava di lì per la sua indicibile bruttezza...ciò gli permise di essere scritturato nei primi anni Settanta in diversi film, spesso in piccole parti ad effetto, in cui gli veniva semplicemente richiesto di presentarsi col suo aspetto impressionante e di emettere suoni gutturali da troglodita per spaventare/divertire il pubblico. Ciò gli valse la parte di Satanasso in "Le notti peccaminose di Pietro l'Aretino", quella di King Kong in "I due figli di Trinità", quella del Brigante nel "Decameron proibitissimo...Boccaccio mio statte zitto...", ma anche una partecipazione al "Salomé" di Bene. Partecipò poi a due episodi della "Trilogia della vita altra" diretta da Mino Guerrini, tra cui una parte più consistente in "Decameron n° 2 - Le altre novelle del Boccaccio". I ruoli grotteschi di contorno continuarono con l'assaggiatore personale del boss Angelo in "Anche gli angeli mangiano fagioli" e il servitore chiamato Golem in "Il gatto di Brooklyn aspirante detective", di cui si ricorda la scena cult in cui Baccaro esclama "Mamma mia! Quant'è brutto!!!", vedendo Franco Franchi uscire da una bara travestito da Frankenstein. Altra partecipazione capitale per Baccaro fu quella a "Terror! Il castello delle donne maledette" del 1974 col soprannome inebriante di Boris Lugosi, nella parte (senza trucchi utilizzati) del terrorizzante uomo di Neanderthal sopravvissuto all'Evoluzione, in un film che è un'inenarrabile parodia/parata di Freaks e degli horror della Universal. Nel 1975 Baccaro ebbe poi l'occasione di essere l'incarnazione del maligno nello spassoso "Esorciccio", truccato con capelli e baffoni argentati, trasformato nella madre defunta di Satanetto, l'assistente dell'Esorciccio, gustosa parodia dell'analoga sequenza de "L'Esorcista" di Friedkin.
Sarà poi l'Orco in "Mondo Candido", l'uomo al Sabbath in "Un urlo nelle tenebre" e l'uomo primitivo nell'Aldilà ne "La liceale, il diavolo e l'acquasanta", il flipperista in "Pierino contro tutti", il matto in "Se tutto va bene siamo rovinati". Ma il cerchio della sua carriera si chiude quando il geniale Dario Argento lo chiama per "Profondo Rosso" e gli fa interpretare ironicamente un venditore di frutta, professione simile a quella sua originaria. Anche Luigi Cozzi lo chiamerà nel 1978 per un rapido cammeo da troglodita nel suo "Star Crash - Scontri stellari oltre la Terza Dimensione", spin-off di "Guerre Stellari", a fianco di un cast d'eccezione in ambito di cinema di serie Z, con stars del calibro di Caroline Munro, Joe Spinell e Nadia Cassini e l'impresentabile (come recitazione) David Hasselhoff, noto per "Supercar" e "Baywatch". Anche questo film venne proiettato con gran successo e divertimento del pubblico nel nostro cineclub a fine anni Novanta. Insomma Baccaro ha, in un qualche modo, segnato/intaccato indelebilmente il nostro immaginario di italiani e questo glielo dobbiamo giustamente riconoscere.

05/07/08

L'imperatore di Roma

L'imperatore di Roma
di Nico D'Alessandria
(1987 ITA 85')
con Gerardo Sperandini e "il Professore"

Nel 1982 il regista Nico D'Alessandria, saldamente legato al letto di un ospedale psichiatrico romano (il Forlanini), conosce un uomo steso nell'angolo opposto della stessa camera, anche lui assicurato al letto con grossi legacci. La spiccata sensibilità del regista, ingiustamente dimenticato dai pennivendoli del nostro belpaese, coglie immediatamente la peculiarità di Gerry (Germano Sperandini), che è quella di essere naturalmente dotato di uno speciale e irrazionale istinto di libertà. Per la psichiatria i due sono affetti da una grave forma di psicosi delirante, in quanto Nico si crede essere il grande Imperatore di Roma, mentre Gerry si impersona nel “Caimano Bianco”, il killer più feroce di New York.
Il regista fa di tutto per avere come protagonista del suo futuro film Gerry, che però è in quel momento internato nell’ospedale psichiatrico di Aversa. Tra i due intercorre una fitta corrispondenza, fino al momento in cui il magistrato di sorveglianza decide di affidare temporaneamente Gerry a Nico, in licenza sperimentale. I due vivono insieme per trenta giorni, notte e giorno perché può essere rischioso lasciare solo Gerry, il periodo necessario per le riprese del film. Nico, ispirandosi all'”Accattone” dell'amato Pasolini, ha l'intenzione di trasformare Gerry nel fantomatico Imperatore di Roma delle sue trascinanti fantasticherie e ci riesce. Ne scaturisce un film atipico, poetico, slabbrato e imperfetto, ma meravigliosamente sincero. La pellicola viene miracolosamente girata con l'ausilio di solamente quattro persone (Nico, la moglie, Gerry e il cameraman). Al centro dello schermo Gerry: folle, emarginato, ladruncolo, alcolizzato, fumatore, tossicodipendente, ma che ugualmente riesce a lasciare un'istintiva scia d'amore sulla terra che attraversa, camminando instancabile, all'apparenza completamente isolato dal mondo e dagli uomini. Il film viene così ad essere uno spaccato duro e doloroso, ma anche intenso e immaginifico, sulle situazioni giovanili delle periferie romane dei primi anni Ottanta, praticamente lo stesso milieu da cui è scaturito l'altrettanto sincero e toccante “Amore Tossico”.
Il parallelismo che si manifesta ripetutamente nel film è quello tra il randagio Gerry e i gatti del Colosseo, le loro vite sono in tutto e per tutto sovrapponibili: capaci di aggirarsi senza soggezione tra le rovine della Città Eterna, esplorandone senza paura gli angoli di degrado e corruzione, ma capaci anche di custodirne dolcemente e accuratamente le antiche rovine. Numerose le sequenze che colpiscono indelebilmente l'immaginario, girate in un brulicante bianco e nero: per esempio quella in cui Gerry, insieme affettuoso e beffardo, regala il proprio inseparabile giubbotto di pelle nera alla statua di Pietro in Vaticano; oppure quella in cui al tramonto si staglia, titanico e minaccioso, con un piccone in mano e il Colosseo alle spalle; oppure quella in cui corre completamente nudo tra l'incredulità e la sorpresa della gente, assorta nel traffico stradale romano. Noi seguiamo rapiti il suo vagabondare attraverso una Roma colossale e decadente: un girovagare apparentemente insensato, che ci permette però di esplorare allo stesso tempo i segni eterni della Storia, le rovine dell'Impero, i memoriali del ventennio, ma anche i graffiti lasciati sui muri da vagabondi come lui, in ricordo degli amici che non ci sono più (non dimentichiamoci che in quegli anni la droga sterminò un'intera generazione). "Nella tormentata insonnia di una magica notte, passata tra le pietre dei Fori, si rinnova il rito della fondazione di Roma: il tempo si è fermato, il tempo è impazzito...c’è stata la fine mondo, ma è tornato Lui, a portare la vita e a rifondare l'Impero. Ma il sogno finisce".
Accompagna adeguatamente il film la colonna sonora dei Tan-Zero, fatta di chitarre distorte, ma anche di toccante melodia. Un film che è quasi un documentario, uno sguardo senza pregiudizi “che osserva dolce il corrompersi e il distruggersi di un uomo che trova nella sua città, maledetta e salvifica, forse l'unica ancora”. Da sottolineare che Nico e il cameraman trovarono notevoli difficoltà nel pedinare Gerry, perché il suo delirio (incentrato sul Caimano Bianco), costantemente presente durante le riprese del film, spesso lo portava a immotivati e imprevedibili comportamenti aggressivi.

“Infermieri...slegatemi!...Infermieri...slegatemi!...Infermieri...slegatemi!...”
(Gerry)

"Ricordate Accattone di Pasolini? Muore per un banale incidente di motocicletta alla curva del ponte del Mattatoio. In quella stessa curva cade L’imperatore di Roma, ma si rialza imprecando, pronto a riprendere la strada a piedi. Il suo nome è Gerry, ma forse è più giusto pensarlo Nerone o Commodo. Anche lui desidera trovare la morte nell’Arena (magari per un buco di addio). Anche lui ama Roma, di un amore/odio e vorrebbe distruggere il Colosseo a picconate. Conosciuto il personaggio e scritta la sceneggiatura, mentre passavano gli anni in attesa di ottenere i finanziamenti dello Stato, il povero Gerry finiva riconosciuto pericoloso socialmente e rinchiuso ad Aversa. Qui nasce il cult-movie. Nico D’Alessandria aspetta tre anni, scrive a Gerry 48 lettere e ne riceve 171. Si occupa di lui nel tentativo di ricucire il tessuto familiare strappato e rifiuta di realizzare il film con un attore diverso dal suo Imperatore. Crede che la fatica di fare cinema possa ripagarsi meglio se aiuta un Gerry qualsiasi a riconoscere la strada per uscire dall’inferno. Raccontare un film o raccontare la vita? L’importante è raccontare…
E Roma? Già … Roma!
Roma in bianco e nero, per giocare con il chiaroscuro più che con i colori.
Roma degradata e splendida.
Roma Tevere e polvere, luogo di ogni delirio e set cinematografico.
Roma Protagonista e oggetto di sberleffo."
(Nico D’Alessandria - estratto dal sito Festival di Venezia Giornate degli Autori 2004)
Post dedicato a Nico e Gerry, entrambi non ci sono più

04/07/08

La vita scosta il velo

"Gli eventi ambigui mi affascinano sempre perché sembrano accadere proprio in quei momenti quando la vita scosta il velo"
(Jean Dubuffet)

Opera di Dorothea Tanning (viva le donne surrealiste!)

03/07/08

Locandine Cinema Scaglie

Locandine Cinema Scaglie
Preparare una locandina, non è solamente una necessità promozionale. E' il gusto della ricerca, la passione per le immagini, l'amore per il cinema riportato su un freddo foglio bianco...che freddo non sarà più. Ecco alcune nostre locandine vintage, che documentano l'attività del nostro cineclub, che continua da 13 anni a questa parte, nonostante tutto.
L'autore delle locandine è Andrea "il Terri".
MARZO 2001

NOVEMBRE 2000

I film: Un chien andalou, I figli della violenza, Gummo, Pepi Luci Bom e le altre ragazze del mucchio, Nocturne (di Von Trier), Pi Greco il teorema del delirio, Ay Carmela, Lovers, Brutti sporchi e cattivi, Oro Hondo/Se sei vivo spara, I ragazzi del coro (di Aldrich).
LUGLIO 1997

GENNAIO 1998

GENNAIO 2001

I film: 2001 Odissea nello spazio, Marijuana Story, Kioto my mother place (di Oshima), Lonesome Cowboys, morire Gratis, Le vie de Jesus/L'età inquieta, Un uomo senza scampo, I commedianti (di Demme), Femmine in gabbia/Caged Heat, Messia Selvaggio, I giorni contati.
Altre locandine qui
La prima qui!!!
"Ci ribelliamo contro la menzogna nella vita e nelle arti.
Ci ribelliamo contro il vecchio, l'ufficiale, il corrotto.
Siamo interessati all'uomo e a quello che succede in esso."
(Jonas Mekas)

01/07/08

José Mojica Marins - Zé Do Caixão - Coffin Joe

José Mojica Marins - Zé Do Caixão - Coffin Joe
Icona del cinema horror e punto di riferimento della cultura brasiliana, tanto da essere considerato il vero e proprio "uomo nero" sudamericano nell'immaginario popolare.

Figlio di emigrati spagnoli, José Mojica Marins nasce a San Paolo durante la notte di un venerdì 13 del 1936. Il padre, appena arrivato in Brasile, si mette a gestire un piccolo cinema di San Paolo, dove il figlioletto viene parcheggiato quotidianamente. In tal modo il piccolo José viene su a pane e celluloide, ingurgitando migliaia di metri di bobina, nella più spettacolare anarchia audiovisiva, saltellando tra i generi più disparati. A quattro anni viene profondamente scosso assistendo ad un documentario sulle malattie veneree. A undici anni il padre gli regala una cinepresa 8mm e da lì José non sarà più lo stesso (a me è successo esattamente lo stesso quando mi hanno regalato il videoregistratore...). Due anni dopo, José lascia la scuola e comincia a darsi da fare per realizzare cortometraggi, filmando dovunque gli capiti. Nel 1952 crea totalmente da solo una compagnia cinematografica, dal nome altisonante di "Apollo Cinematografica". Il suo studio cinematografico è in realtà all'interno di un magazzino abbandonato ed è dotato solamente di una cinepresa 16mm us(ur)ata e di un cavalletto. In pochi giorni il carismatico José riesce a mettere insieme una troupe scalcinata, ma determinata a sfondare nel panorama del cinema brasiliano. Insieme riescono a produrre numerosi cortometraggi, si narra circa 80. Nel 1956 avendo ormai preso confidenza con il mezzo, il fiammeggiante José e i suoi compagni d'avventura si lanciano nella titanica impresa di girare un lungometraggio, dall'apocalittico titolo "Sentenza di Dio", ma il Creatore (chiamato in causa un po' avventatamente) si irrita a tal punto, che José deve sostituire ben tre attrici nel ruolo della protagonista, tutte morte improvvisamente durante la lavorazione del film (una annegata in piscina, una colpita dalla tubercolosi e l'ultima in un incidente stradale). Il film ovviamente viene cancellato e José va incontro a qualche giorno di sconforto e come se non bastasse si diffonde tra le maestranze la voce che lavorare con lui porti sfortuna. L'occasione per girare un vero film si ripresenterà nel 1958 e sarà un western, dal titolo paradigmatico e stavolta di buon auspicio, "Il destino di un avventuriero". Il film risulterà però sgradito alla chiesa e verrà conseguentemente bandito dalle sale. Marins decide allora di realizzare un dramma edificante, che stavolta piace alle autorità ecclesiastiche brasiliane, ma si rivela un fiasco completo al botteghino. José non si dà per vinto e decide di creare una rivista di cinema autarchica: lui fa tutto, impagina, cura la grafica, scrive gli articoli e disegna i fumetti. Dopo la rivista, di cui escono quattro numeri, nel 1964 il cineasta ha l'intuizione che, a suo modo, cambierà il Cinema e renderà le notti dei brasiliani un inferno: crea la figura del becchino sadico Zé Do Caixão, chiamato successivamente negli Stati Uniti e in Inghilterra Coffin Joe. Per produrre il film, dato che nessuno lo sostiene, José è costretto a vendere tutto ciò che possiede. Zé Do Caixão è così il protagonista dell'horror "À Meia-Noite Levarei Sua Alma" (A mezzanotte prenderò la tua anima). L'idea e l'immagine del protagonista, racconta, mi vennero durante un incubo notturno. Zé è un personaggio sinistro, oscuro benestante, molto temuto dai suoi compaesani, vestito sempre completamente di nero, con un mantello, un cappello, un crocifisso sul petto e le unghie delle mani incredibilmente lunghe. Ma è soprattutto mentalmente che emerge violentemente la bizzarria del personaggio che disprezza la vita umana, la morale e la religione, uccide senza scrupoli, seviziando chi gli si oppone. È un cattivo a tutto tondo, spietato, malvagio ed arrogante e mette in mostra nei film tutta la sua ironica carica di ferocia e blasfemia (ricorda qualche critico?). Per interpretare Zé, José si fece crescere realmente le unghie in maniera incredibile, per decenni poi mai più tagliate. Nel film il suo proponimento è quello di trovare la donna perfetta che gli possa donare il figlio perfetto, con lo scopo di poter dare una discendenza alla sua malvagità. Per tale motivo, terrorizza il villaggio non esitando ad uccidere chiunque tenti di ostacolare il suo sogno. All'uscita il film spiazza i mass media ed il pubblico. Alcuni critici soprannominano Marins "il pervertito" e le frange conservatrici del potere politico sono offese dall'empietà del personaggio. Il film è conseguentemente vietato in diverse città. Per Marins la situazione diventa sempre più difficile, per poi precipitare nel momento in cui in Brasile prende il potere una dittatura militare ed egli diventa il bersaglio preferito della censura. Per cercare di imbrogliare le carte José gira, non accreditato nei titoli di testa, un film "O Diabo de Vila Velha" nel 1966, andato quasi perduto. Ma poi nel 1967 risorge, coraggiosamente temerario, e riesce a girare un altro indimenticabile horror "Esta Noite Encarnarei no Teu Cadáver" (Questa notte possiederò il tuo cadavere), sequel del primo. Nonostante otto riverberanti minuti vengano falciati via dalla censura militare, il film risulta uno dei maggiori incassi dell'annata cinematografica brasiliana e tuttora rimane, debitamente raffrontato, uno dei cinquanta film brasiliani più popolari di tutti i tempi. La storia è sovrapponibile al primo riguardo alla ricerca del figlio perfetto. Con la differenza che in questo, il protagonista sequestra ragazze, sfruttando una serie di equivoci che portano il prete del villaggio a tranquilizzare il popolo altrimenti giustamente infuriato, per poi sottoporre le procaci fanciulle al test della paura: un attacco di oltre cento ragni di grosse dimensioni e di decine di serpenti di 12-15 metri: una sola non si spaventa davanti all'attacco delle tarantole a mezzanotte e quella è la prescelta. La scena, tutta girata rigorosamente dal vero senza trucchi, ha tuttora un impatto devastante, si avverte il clima di terrore che incombe sul set e impressiona vedere decine di ragni che passeggiano minacciosamente sulla bella di turno. Nella realtà, per sopportare la scena, le ragazze si ubriacarono dietro le insistenze del mefistofelico regista.
In quegli anni Marins comincia i suoi provini leggendari. Gli aspiranti attori per i suoi film devono effettivamente leccare serpenti, mangiare ragni, afferrare fili elettrici, sopportare il fatto di essere seppelliti sotto terra senza bara, tollerare scorpioni sulla pelle e fare ogni tipo di stranezza. Nonostante questo o forse proprio per questo, il suo studio è sempre gremito di candidati e di belle donne e la stampa lo fa automaticamente diventare una celebrità nazionale.
Tra il 1967 e il 1971 il cineasta raggiunge la sua vetta creativa regalandoci, oltre ai già citati: "Pesadelo Macabro (episodio del film "Trilogia del terrore"), il folgorante "O Estranho Mundo de Zé do Caixão" (in pieno 1968!), il delirante "O Ritual dos Sádicos" (Il risveglio della Bestia, 1969) e il messianico/nietzschiano "Finis Hominis" (1971).
I suoi film sono grandi successi e Zé Do Caixão diventa in Brasile un vero e proprio fenomeno sociologico, da cui scaturiscono spettacoli televisivi, fumetti, riviste, pupazzi, magliette e attorno a cui fiorisce un rigoglioso marketing. Va precisato che il cineasta non approfitterà mai della sua fama a livello economico, investendo il ricavato di ogni film nel successivo e non avendo dividendi dalle vendite dell'indotto che rotea attorno alla sua figura. Lui è concentrato a girare film, intento a filmare per giorni senza fermarsi (racconta di un tour de force di 96 ore continuative per terminare un film), spesso con il ricorso massiccio ad amfetamine, inseguendo la sua viscerale urgenza creativa. Raccontano gli attori che una volta subì un grave infortunio ad una gamba sul set e tutta la troupe esultò pregustando qualche giorno di riposo. No. Il giorno dopo José si presentò, malmesso, sul set per finire il suo film. In un'altra occasione un'overdose di amfetamine gli procurò gravi crisi simil-convulsive, che gli costarono diversi giorni di ospedalizzazione, ovviamente solo dopo aver finito le riprese di un film.
Ben presto Mojica diventò uno dei più famosi artisti del Brasile, arrivando anche a condurre due spettacoli televisivi di notevole successo. "O Estranho Mundo de Zé Do Caixão", composto da tre episodi farneticanti, è proibito per dieci mesi perché violento e blasfemo, ma diventa un successo commerciale sensazionale in Brasile. A proposito di "O Estranho Mundo de Zé do Caixão" il grande critico Gerard Lenne afferma "la presunzione del personaggio, la sua ingenuità che confina col grandioso non devono nascondere le audacie del regista che tocca temi come il sadismo, il feticismo, la necrofilia in uno stile da fotoromanzo che dà al tutto una strana magnificenza quasi maldororiana".

In Finis Hominis, uno strano uomo che si fa chiamare appunto "Finis Hominis" appare dal nulla su una spiaggia. Presto un vasto numero di gente del luogo comincia a seguirlo dappertutto, mentre lui enuncia parabole e compie miracoli: salva un bambino morente, resuscita un uomo di nome Lazaro (morto per il dolore alla comunicazione della morte della moglie ninfomane!), difende l'adultera Madalena dai suoi vicini e condanna l'ipocrisia e la menzogna di un gruppo di giovani ad una festa. Ormai è un guru con un largo e adorante seguito. Alla fine però, torna solo nel misterioso rifugio da cui era scappato. La pellicola è uno spaccato molto profondo e stimolante sulla fede e sul misticismo nel mondo contemporaneo, a cui il regista ha dato anche un sequel nel 1972 "Quando gli dei si addormentano".

Il suo film più sovversivo rimane "O Ritual dos Sádicos" (anche titolato Awakening Of The Beast - il risveglio della bestia), che ha il coraggio di affrontare senza mezzi termini il tema della droga e quello della prostituzione. Il regime militare brasiliano vuole nascondere la testa sotto la sabbia e impone che tali temi non siano nemmeno nominati, nonostante infestassero la società brasiliana dell'epoca. Marins viene arrestato, il governo vuole bruciare i negativi del film, un altro film spiazzante "Delírios de um Anormal" rimarrà proibito per vent'anni nel suo paese d'origine.
Durante gli anni Settanta il cinema brasiliano infatti attraversa una grave crisi, causata dall'inasprimento dei controlli del governo sull'industria cinematografica. Fra il 1970 e il 1984 il paese perde il 60% delle sue 3500 sale. Dozzine di case di produzione indipendenti falliscono, e i cineasti cominciano a riciclarsi in televisione o in pubblicità. José Mojica Marins non si dà per vinto e continua a girare pellicole sghembe, in cui però non ha il controllo totale del risultato finale, comunque si diverte a cavalcare un po' tutti i generi cinematografici, dal western, alla commedia scollacciata, all'horror esorcistico, all'erotico deviante fino al porno. Le storie sono scritte dal più assiduo collaboratore di Marins, lo scrittore Rubens Francisco Lucchetti, un intellettuale dalla cultura sterminata e dotato di capacità sorprendenti...in quegli anni scriverà migliaia di storie, libri e articoli (notare l'entità della sua biblioteca nel documentario Maldito).
Parallelamente Marins diventa più popolare in Europa durante gli anni Settanta, partecipando a diversi festival cinematografici horror francesi e spagnoli, cominciando a presenziare agli incontri con le maggiori star internazionali del cinema horror (lo vediamo nella foto con Dracula/Lee, pronto ad aprirgli la gola con le sue celeberrime unghie). In questi incontri Zé do Caixão si reca sempre accompagnato dal fido bodyguard, ex pugile Satan.

Ma il suo vero ritorno sul piano internazionale avviene nel 1993, quando firma un contratto con una casa di produzione video americana, la seminale Something Weird Video, e vede così ben undici suoi film distribuiti sul mercato americano. E' immediatamente un clamoroso successo. Nel 1994 si reca personalmente negli Stati Uniti per raccogliere le ovazioni di centinaia di giovani alle convention horror.
Certo è che Marins è un cineasta unico, visionario come pochi altri, certamente il più provocatorio e dissidente regista del cinema brasiliano. Mojica Marins non è stato influenzato da nessuno, semplicemente per il fatto che non ha mai studiato cinema e all'epoca non aveva certo visto film d'autore. Ama affermare:"il cinema è pratica. Non posso impararlo attraverso ore di studio passate sui banchi di una scuola di cinema. Si impara solamente imbracciando una telecamera e filmando, filmando, filmando. Tutto ciò è infinitamente meglio che andare ad una scuola di cinema ad imparare come si filma dogmaticamente!". Barcinski, uno dei pochi critici suoi estimatori, afferma: "Marins è un originale vero, un filmmaker con un talento intuitivo e istintivo. Utilizza soprattutto attori non professionisti e lavora con budget bassissimi, ma la sua creatività nasconde ogni carenza di denaro. Marins crea i suoi personaggi e i suoi ritmi. Filma come nessuno ha mai fatto prima di lui. La sua mancanza di conoscenze teoriche può far sembrare amatoriali i suoi film, ma dà ad essi una forza brutale, grezza. José Mojica Marins è veramente un cineasta naïf, ma eccentrico fino al midollo, autore forsennato e pulp, in (pauroso) equilibrio tra horror ed eros".
Per capirci i registi con cui Marins ha le maggiori affinità sono l'inarrivabile maestro Luis Buñuel e il mirabile cane sciolto Jess Jesus Franco. Grazie allo straordinario appoggio del regista Rogerio Sganzerla, negli ultimi anni, sta venendo rivalutato il ruolo di Marins anche all'interno nel cinema brasiliano visto nel suo complesso.
Nel 2001 André Barcinski (con la collaborazione di Ivan Finotti) ha regalato al mondo "Maldito - O Estranho Mundo de José Mojica Marins", documentario che ripercorre la vita e le opere del cineasta, in cui vi sono altri gustosi aneddoti sulla folgorante odissea di questo splendido irregolare, tra cui le immagini di un happening in Brasile in cui il cineasta riesce a fare andare in trance un intero auditorium, raccontando un drammatico incidente aereo e facendo in modo di coinvolgere il pubblico in prima persona. Spiega inoltre le radici della sua poetica.
E' uscita anche in Europa poi la raccolta Zé do Caixão in Dvd – 50 anni del cinema di José Mojica Marins, edita da Cinemagia (WTF Distribuidora). Si tratta della più completa raccolta 86 film) mai dedicata ad un regista brasiliano. I film sono corredati delle sceneggiature originali, sottotitolati in quattro lingue e comprendono i principali documentari dell’epoca, inchieste speciali e interviste con gli attori, produttori, colleghi e ammiratori, che commentano e dissertano su alcune delle opere più lugubri e geniali del cinema brasiliano. Tra le altre il più grande critico cinematografico brasiliano, Rubens Ewald Filho afferma: "“Mojica non capiva niente di cinema e proprio per questo ha fatto cose altamente originali. Per me è uno dei più grandi autori brasiliani."
Nel 2008 José Mojica Marins ha terminato di girare "Encarnação do Demônio", tornando a 72 anni suonati negli efferati panni di Zé Do Caixão...e le aspettative sono alte visto che in un recente film, rimasto incompleto, Marins non ha esitato a fatto filmare dal vivo un'equipe di oculisti intenti ad eseguire un delicato intervento su un suo occhio malato ("Follia!" l'esclamazione dei medici alla richiesta), usando poi alcune sequenze per una pellicola dal titolo "The Eye in the Gates of Hell" e dichiarando che Buñuel aveva sì lacerato l'occhio per primo in "Un chien andalou", ma si trattava di un occhio di bue...non aveva certo avuto il coraggio di farlo col proprio occhio...

"Il mio concetto di buon cinema è stato modificato per sempre dalla visione di O Ritual dos Sádicos. José Mojica Marins non è uno di quei mostri hollywoodiani altamente tecnologici, ma un Messia dei film a basso budget, un profeta infernale, uno spirito malvagio che condensa in un'anima tormentata tutta la povertà e le malattie di un paese afflitto dalla carestia."
(André Barcinski, a cui dedico questo post...è lui che ha tolto il velo sulla travolgente e folle storia di José Mojica Marins)