Rita Renoir Rita Renoir, negli anni Cinquanta, è stata (si esibiva in coppia con Rita Cadillac) una delle più famose stripteaseuse del Crazy Horse, folgorante icona del burlesque...negli anni Sessanta ha fatto breccia nell'immaginario collettivo, divenendo una vera e propria diva del nudo...non molto conosciuta è la sua partecipazione a diversi film interessanti, tra cui "Confetti al pepe" di Jacques Baratier (1963), "Deserto Rosso" di Michelangelo Antonioni (1964), "Chappaqua" di Conrad Rooks (1966), "Fantômas contre Scotland Yard" di André Hunebelle (1967), "Cannabis" di Pierre Koralnik (1970, con Serge Gainsbourg e Jane Birkin) e "L'Ange" di Patrick Bokanowski (1982). Ecco cosa dichiarava nel 1970 in una bellissima intervista a "L'Europeo": "Il nudo non è indispensabile. Lei ha visto che posso lavorare vestita e liberare il mio erotismo con la sola forza dell'espressione. Questo è il punto. Questo è l'equivoco. Prenda la pièce di stasera: quanta gente l'ha capita? Quanti hanno compreso che la mia è una ricerca teatrale, non uno strip-tease? Restano scioccati, disorientati, ma forse non afferrano che io incarno la forza dell'inconscio, la crudeltà dell'erotismo, non ne captano l'incantesimo, l'isteria surrealista, il magnetismo...Non comprendono che l'arte sperimentale è l'annuncio che esiste una forma di espressione nuova e che il mio è un lavoro rigoroso, moderno, drammatico, erotico...l'erotico...è l'introduzione alla nuova drammaturgia, capisce? Dicono: Rita Renoir, la regina del sexy. Balle! Casomai regina dell'erotismo...esiste l'erotismo che passa attraverso la sessualità e quello che può non passare attraverso la sessualità, e io faccio cose erotiche non sexy, e il pubblico forse non capisce, forse si chiede cosa c'è sotto le sue emozioni epidermiche, e bisogna aiutarlo...qualcuno dovrà pur leggere quello che lei scrive, no? E magari ne rimarrà incuriosito e verrà qui con uno stato d'animo diverso e sarà già importante avergli detto che Rita Renoir amava lo strip dieci anni fa, quando era una cosa rivoluzionaria, il primo passo dell'evoluzione, il primo tempo della rivolta contro le strutture della vita sessuale, era la liberazione del corpo, quasi una scuola di spudoratezza fisica e intellettuale, ma oggi non lo ama più, oggi vuole la distruzione del sexy a favore dell'erotico...Comprende? Comprende che se anche sono in pochi a capirmi io devo andare avanti, perché è indispensabile che la violenza dell'espressione si manifesti qui, e adesso...Questa è l'avanguardia. Al di là della contestazione, l'arte è l'annuncio della vita moderna, e la gente deve rendersene conto...dica che vengano a vedere un atto erotico che potrà anche scioccarli, perché espresso in una forma non proprio piacevole, anzi un po' terrorizzante, e sarà già un primo passo, e lei avrà già fatto molto..." Immensa
Weibang MaXu Weibang MaXu è il primo regista cinese di film horror della storia del cinema, degno epigono di altri poeti della difformità quali Tod Browning e James Whale, capace di creare un'originale fusione tra suggestioni provenienti dall'espressionismo tedesco, miscelate con atmosfere echeggianti i classici horror americani degli anni Trenta ("Frankenstein", "Freaks" etc), unite alle tradizioni culturali proprie del suo paese di origine. Ne risulta un'amalgama in celluloide profondamente suggestiva ed insolita per lo spettatore occidentale, sospesa tra melodramma, mistero e passioni inconfessabili. Il tutto arricchito da una poetica personale e attraversato da un'affascinante aura romantica, adombrata però occasionalmente da un inquietante senso di indecifrabile perversione. Il filo conduttore del suo cinema ruota attorno alla fragilità dell'identità, messa in crisi in alcuni casi dallo sfiguramento, in altri dalla società, in altri ancora da rapporti umani coercitivi. I temi ricorrenti della sua opera sono l'immagine del doppio, quella dello specchio e la figura del sosia. Spesso il regista ricorre all'apparizione di ermetiche bambole feticcio e sottolinea l'esistenza, nella sua realtà, di una sorta di circolarità di tempo e spazio, quasi che i suoi film scaturissero direttamente dalla fase percettiva di quegli attimi che si vivono quando ci si trova tra lo stato di sonno e quello di veglia. Weibang Ma-Xu riesce, nei suoi film, anche a far intuire alcuni segreti inconfessabili della Cina feudale (altrimenti accuratamente occultati), rendendo evidente l'inesorabile caduta della vecchia società, ma parallelamente presentendo la futura imposizione di modelli esterni occidentali che porteranno ad una censura a tappeto da parte del regime dittatoriale che andrà ad instaurarsi. L'unico suo film che ha goduto di una discreta distribuzione internazionale è lo struggente "Song at Midnight" (1937), sorta di remake de "Il fantasma dell'opera", incentrato sullo sfigurato Song Dapping, contemporaneamente eroe della rivoluzione antifeudale cinese e sorta di Cyrano, che insegna a cantare ad un giovane attore, per riuscire a fare indirette serenate alla sua amata, ma gli sviluppi della vicenda elaborati dal talento del regista saranno veramente spiazzanti e insondabili. Questo film è stato rifatto da Ronny Yu nel 1995 col titolo di "The Phantom Lover". Anche il seguito "Song at Midnight II" (1941) fu in patria all'epoca un notevole successo, tanto che il protagonista divenne l'icona simbolo della rivoluzione dei nazionalisti cinesi contro i giapponesi e i maoisti. Gli ingredienti del sequel sono quelli del gotico più puro, con una notevole attenzione alla musica e al sottinteso messaggio politico. Tra le altre sue opere, tutte quasi invisibili, merita una citazione "The Cry of the Apes in the Deserted Valley", perla psicotronica datata 1930. Avremo mai una distribuzione in Italia, non limitata ad occasionali apparizioni ai Festival?
Raymond Bertrand - Scaglie di Sesso Alieno "Il giardino dei sentieri che si biforcano è un'immagine incompleta, ma non falsa, dell'universo quale lo concepiva Ts'ui Pen. A differenza di Newton e Schopenhauer...non credeva in un tempo uniforme, assoluto. Credeva in infinite serie di tempo, in una rete crescente e vertiginosa di tempi divergenti, convergenti e paralleli. Questa trama di tempi che s'accostano, si biforcano, si tagliano o si ignorano per secoli, comprende tutte le possibilità. Nella maggior parte di questi tempi noi non esistiamo; in alcuni esisti tu e io no; in altri io, e non tu; in altri entrambi"...in una fessura di questi contorcimenti temporo-dimensionali si è probabilmente dissolto Raymond Bertrand, notevole artista visionario, attivo negli anni Sessanta come illustratore della rivista francese "Planète" e autore tra l'altro della copertina di OZ numero 28 (maggio 1970), sconquassante giornale underground inglese, che subì il più lungo processo per oscenità che la storia ricordi. I surreali pianeti di Bertrand sono solitamente popolati di corpi alieni mutanti di sesso femminile, frutto di spiazzanti metamorfosi tra esseri umani, forme vegetali (quali foglie, funghi e muschi) ed esapodi. Le ammalianti aliene sono spesso impegnate in enigmatici amplessi, immerse in un mondo viscoso, grondante carnali ossessioni e perversioni fatte di corpi frammisti ad avvolgenti forme vegetali. I libri dei suoi lavori, prodotti nei primi anni Settanta da Eric Losfeld, che letteralmente materializzano le folgoranti visioni degli scritti di William Burroughs, sono da svariati anni fuori catalogo e nessun editore pensa ad una doverosa ristampa. Forse è per questo totale disinteresse e incomprensione nei suoi confronti che Raymond Betrand ha preferito abbandonare il nostro opaco mondo, probabilmente attraverso un'invisibile fenditura spazio-temporale...di lui e della sua arte infatti non si sa più nulla da decine d'anni...probabilmente ha felicemente raggiunto i suoi insoliti mondi ed è là che sorride, adeguatamente apprezzato, al centro del giardino dei sentieri che si biforcano. (citazione iniziale da Jorge Luis Borges)
"...utilizzare il cinema come mezzo per diffondere idee...non solo mi sembra una stronzata, ma è una forma di disprezzo per il cinema stesso." (Jesús Franco) immagine da "Female Vampire" di Jesús Franco
L'origine del cinema L'Arrivée d'un train à La Ciotat Auguste e Louis Lumière (1896 FRA 1')
"I due principali movimenti sono il movimento rotatorio e il movimento sessuale, la cui combinazione è espressa da una locomotiva composta di ruote e pistoni. Questi due movimenti si trasformano l'uno nell'altro reciprocamente. E' così che si vede che la terra girando fa accoppiare gli animali e gli uomini e (poiché il risultato è la causa quanto ciò che lo provoca) gli animali e gli uomini fanno girare la terra accoppiandosi." (Georges Bataille)
"...è venuto il cinema e con la dinamite dei decimi di secondo ha fatto saltare questo mondo simile a un carcere: così noi siamo in grado di intraprendere, tranquillamente, avventurosi viaggi in mezzo alle sue sparse rovine..." (Walter Benjamin) opera di Robert Williams
PROGETTI INCOMPIUTI DI GRANDI REGISTI "Non dirò molto: Ronnie Rocket è una commedia assurda che si svolge in due oscure fabbriche. Ronnie è alto novanta centimatri (ma non è un nano) e, a parte l'altezza, ha gravi problemi fisici. E' completamente calvo, ma una parrucca rossa gli copre la testa. Alcuni pensano che abbia l'età di un liceale perchè gli stanno venendo i brufoli. Ed è anche un film sull'elettricità." (David Lynch)
"Se finalmente riuscirò a girare un film su John Holmes ci sarà da rallegrarsi. Inanzitutto perchè soltanto noi cattolici sappiamo di cosa si tratta quando si parla di sesso, poi perchè il protagonista dovrebbe essere Christopher Walken e infine perchè John Holmes se lo merita ampiamente." (Abel Ferrara)
"Ci sono diversi motivi che spingono a fare qualcosa. Per me ci sono motivi di ordine pratico dietro la mia intenzione di scrivere un romanzo. Vorrei verificare se riesco a vivere senza avere altre persone attorno a me, se sono capace di vivere senza avere sempre un occhio puntato sulle persone con cui sto realizzando il mio lavoro. E poi soprattutto perchè lo scrivere offre possibilità diverse dal cinema. Posso dirlo così. Sono tutti motivi concreti. E forse ce n'è qualcun altro che io in questo momento non conosco, può anche essere che sia ciò che più mi interessa." (Rainer Werner Fassbinder)
"Un altro progetto che ho in ballo è l'adattamento di un romanzo di Ruth Rendell: Life Flesh, una sorta di gothic contemporaneo. Io ne posseggo i diritti e quasi tutti gli studios americani sono interessati a farlo. L'eroe è un violentatore e io non voglio trattarlo come un mostro, ma la sua mentalità è una cosa che non sono mai riuscito a mettere a fuoco bene, quella è gente che non parla: i violentatori non vanno dagli psichiatri, non fanno psicanalisi e non si confessano in chiesa, si sa molto poco di loro...sì, capisco che abbiano avuto i soliti problemi familiari e di comunicazione, ma vorrei che qualche violentatore mi spiegasse l'atto impulsivo della violenza carnale." (Pedro Almodovar)
"Sì, Francois Truffaut avrebbe dovuto dirigere Kramer contro Kramer, ma ci conoscevamo da prima. Gangster Story lo scrivemmo per lui e arrivammo anche a proporglielo. Disse che gli piaceva molto ma che siccome stava per iniziare Fahrenheit 451 non poteva occuparsene in quel momento. Ci raggiunse comunque a New York e passammo due giorni a parlare, per preparare un trattamento. In Gangster story c'è ancora un'intera sequenza completamente sua: ce la dettò, materialmente. E' quella in cui loro sono seduti in macchina, mentre piove, mangiano biscotti e lei legge la ballata di Bonnie e Clyde, fino a quando ci sono loro due nel campo. Quella è interamente scritta da Truffaut." (Robert Benton)
"Ho effettivamente pensato ad un Cristo cinematografico, e se dovessi fare un film di questo tipo, ed essendo io inglese, credo che adotterei una chiave moderna. Se facciamo un passo indietro alla pittura inglese degli anni Venti, troviamo un artista eccentrico e meraviglioso come Stanley Spencer che di fatto ha realizzato le nostre migliori opere religiose di questo secolo. E le ha dipinte tutte nel proprio villaggio, cosicché dovendo ritrarre l'entrata a Gerusalemme la rappresentò nel suo villaggio con tutti gli abitanti che guardavano dalla finestra, oppure sul tamigi, Cristo sul Tamigi, quadri stupendi. Sarebbe il modo in cui affronterei il problema, e credo che se potessi scegliere prenderei senz'altro una donna per la figura di Cristo." (Derek Jarman)
"Scrissi una sceneggiatura sugli indiani Sioux, ambientata nel 1850 e intitolata Conquering Horse che però nelle mie intenzioni doveva essere girata interamente in lingua Sioux (con sottotitoli) e presentata come un film sulla nazione Sioux..." (Michael Cimino)
"...e poi ho sempre un progetto nel cassetto. Una di quelle sfide impossibili che mi piacciono tanto: la storia di una donna che, da sola, vuole scavare una galleria sotto le Alpi." (Werner Herzog) opera di Gustav Klimt (col contributo di segnocinema 73)
Bruce Bickford Bruce Bickford, folle e geniale animatore di plastilina, è uno dei personaggi più sottovalutati nel panorama dell'animazione contemporanea: deve la sua sotterranea fama alla straordinaria collaborazione con Frank Zappa durante gli anni Settanta (dal 1973 al 1980), che sfociò nel 1987 nella creazione di un esaltante mediometraggio, dal titolo "The Amazing Mr. Bickford". Zappa concesse al singolare artista di creare in assoluta libertà e senza problemi economici, permettendogli così di mettere a punto le bizzarre coordinate di una vera e propria dimensione parallela, che costituisce l'allucinogeno universo animato di Bruce Bickford. Le sue strabilianti invenzioni appaiono in varie pellicole di Zappa, tra cui "Baby Snakes", "Dub Room Special" e "A token of his extreme". Grazie all'esperienza artistica con Zappa, la sua animazione in plastilina è ormai leggendaria in ambito underground e Bickford stesso è un'icona riverberante nel sotterraneo panorama dell'animazione in stop-motion. Ma forse non tutti sanno che, a partire dai luminosi anni Settanta, Bickford non ha mai smesso di lavorare, continuando a modellare incessantemente i suoi scenari lisergici e i suoi personaggi surreali, animando senza sosta il suo mondo, il cui semplice contatto è sovente letteralmente in grado di vaporizzare la mente dello sconcertato spettatore. Purtroppo però non rimane praticamente traccia visibile al pubblico del suo fertile magma creativo, anche perchè l'artista è talmente assorbito dalle sue incessanti visioni, che non ha assolutamente il tempo materiale di dedicarsi al montaggio e all'editing video dei suoi sconfinati progetti. A Bickford necessitano anni di meticoloso e infaticabile lavoro per portare a termine le sue folli animazioni, che scaturiscono da singoli fotogrammi, mirabilmente animati con la tecnica dello stop-motion. Le sue opere sono flussi di coscienza visivi, costituiti da un personale assemblaggio di fluide immagini vibranti, continuamente mutanti e non di rado urticanti, che vanno a costituire un unicum percettivo che scardina le regole della comprensione logica e della linearità narrativa. Un lavoro di pura immaginazione il suo, quasi magico, nel quale l'unica strada percorribile è quella di lasciarsi immergere e invadere, come da un sogno...un'arte da vivere come un'esperienza interiore, immaginifica e rutilante. La sua elaborata tecnica prevede che i suoi personaggi, gli oggetti e il paesaggio continuamente appaiano e scompaiano uno nell'altro, in una perpetua enigmatica metamorfosi, con un accelerato ciclo biologico di nascita e morte, che raramente ha una durata superiore ai 5 secondi. Un personaggio minuscolo si può improvvisamente trasmutare in uno gigantesco, così come il paesaggio si può trasformare nel personaggio e viceversa. La mutazione è sempre divampante e in questo modo viene meno qualsiasi appiglio percettivo, che possa sostenere le sicurezze dello spettatore. I temi delle sue opere sono quelli del sogno e delle insicurezze dell'infanzia, nel suo universo vige la relatività delle dimensioni e tutto è allo stesso tempo affascinante e pauroso. Nelle sue visioni il senso di pericolo è costantemente in agguato e spesso dà origine a immagini grottesche e disturbanti. Tra le influenze Bickford cita il maestro Ray Harryhausen, il film "King Kong" del 1933, "Peter Pan" del 1953 e "I vichinghi" di Richard Fleischer del 1958 ed infatti i suoi film sono infarciti di scene in cui i personaggi agiscono brandendo coltelli o spade. Altra influenza fondamentale per Bickford è "Il mucchio selvaggio" di Sam Peckinpah e la conseguente deflagrante rappresentazione "fisica" della violenza che ne deriva. "Prometheus' Garden" è l'unico mediometraggio completato negli ultimi anni dal visionario artista, ispirato al mito greco di Prometeo, titano benefattore, considerato origine della condizione esistenziale umana e celebrato per aver creato i primi uomini della storia del mondo, modellandoli con la creta. Bickford, nell'incipit del film, novello Prometeo contemporaneo entra nel suo fantasmagorico mondo, attraverso un giardino modellato nella plastilina, dove la terra e la materia pulsano vitalità e letteralmente crea personaggi dalla creta instillandogli la scintilla vitale...da questi personaggi origineranno altri favolosi personaggi, dando così vita al mito della creazione. La complicatissima ripresa d'apertura è sbalorditiva e si compone di otto sequenze consecutive, ognuna della durata di una manciata di secondi, nelle quali un numero crescente di personaggi in plastilina appare saltando fuori dal terreno del giardino. Per ottenere questo magma creativo Bickford ha scolpito attentamente ogni personaggio in ciascuno degli stadi della metamorfosi, a partire da microscopiche creature in plastilina per arrivare a personaggi a grandezza naturale. Per ognuna delle otto sequenze citate, Bickford ha creato non meno di 24 scenari, ognuno composto da numerosi personaggi (da sedici a oltre il centinaio per alcuni scenari) in costante progressione dimensionale e dinamica. Il film "Prometheus' Garden" è da poche settimane disponibile in DVD grazie all'encomiabile lavoro di Brett Ingram, ex ingegnere della Nasa nell'ambito del progetto Space Shuttle, che nel 1990 ha scambiato il suo palmare per una telecamera digitale e da allora è diventato un avventuroso documentarista alla ricerca di storie ai confini della realtà. Nel 2004 Brett Ingram ha girato tra l'altro "Monster Road", struggente e imperdibile documentario su Bruce Bickford, la sua famiglia e la sua arte (il filmato a fine post ne è un estratto). Nel suo sito troverete numerose sorprese: www.brettingram.org Bruce Bickford è un'artista insolito nel mondo contemporaneo: pensatore originale e fuori dalle logiche consumistiche e iconoclasta per vocazione. Il suo psichedelico lavoro, volto ad indagare in maniera profonda le interconnessioni esistenti tra materia ed energia, merita profonda attenzione: www.brucebickford.com
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