Sul grande fiume, che una violenta pioggia aveva gonfiato fino a farlo straripare, il
vecchio barcaiolo dormiva nella sua piccola capanna, stanco delle fatiche della
giornata. Nel cuore della notte alcune voci forti lo svegliarono; sentì che dei
viaggiatori volevano essere traghettati.
Quando fu alla porta, vide ondeggiare sulla barca legata due grandi fuochi fatui,
che gli assicurarono di avere molta fretta e di voler essere già sull'altra riva. Il
vecchio non indugiò, partì e guidò attraverso la corrente con la solita abilità,
mentre gli stranieri bisbigliavano tra loro in una lingua sconosciuta molto veloce e
ogni tanto scoppiavano in una sonora risata, saltando su e giù, ora sui bordi e sulle
panche, ora sul fondo della barca.
- Con i frutti della terra? Noi li disprezziamo, e non li abbiamo mai mangiati.
I fuochi fatui scherzando cercarono di sgattaiolare via, ma si sentirono
inspiegabilmente incatenati al suolo: era la sensazione più sgradevole che avessero
mai provato. Promisero di esaudire quanto prima la sua richiesta; lui li liberò e se
ne andò.
Preso da una grande stanchezza raggiunse finalmente un'umida palude, dove
giocavano i nostri due fuochi fatui. Andò loro incontro, li salutò e si rallegrò di
aver trovato signori tanto piacevoli imparentati con lui. Le luci lo sfiorarono,
scivolarono su di lui e risero a modo loro. - Signor cugino dissero -, se appartenete
alla linea orizzontale non significa niente; noi siamo imparentati solo in apparenza,
basta che guardiate (e tutti e due sprigionarono fiamme, sacrificando la loro
ampiezza per diventare il più possibile lunghi e sottili) come a noi signori della
linea verticale doni questa lunghezza slanciata; non prendetela a male, amico, ma
quale famiglia può vantarla? Da quando esistono fuochi fatui non ce n'è stato
nessuno seduto o disteso.
- Il grande gigante, che abita non lontano da qui, non è in grado di fare niente con
il suo corpo; le sue mani non sollevano neppure un filo di paglia; le sue spalle non
potrebbero portare nemmeno un fagotto; ma la sua ombra può molto, anzi tutto.
Perciò al sorgere e al calare del sole è molto potente, e così di sera ci si può sedere
sul collo della sua ombra, il gigante si avvia lentamente verso la riva e la sua
ombra porta il viandante al di là dell'acqua. Ma se a mezzogiorno volete trovarvi in
quell'angolo del bosco dove fitti cespugli costeggiano la riva, potrò traghettarvi io
stesso e presentarvi alla bella Lilie; se invece temete il caldo di mezzogiorno
Mentre discorreva aveva sbirciato da un lato, e aveva visto un'altra immagine
meravigliosa nella nicchia vicina. Vi era seduto un re d'argento, dalla figura
allungata e molto esile; il suo corpo era coperto da una veste ricamata, corona,
cintura e scettro erano ornati di pietre preziose; aveva sul viso la serenità della
fierezza e sembrava voler parlare, quando una venatura di colore scuro che
attraversava la parete di marmo diventò all'improvviso luminosa e diffuse in tutto il
tempio una piacevole luce. In questo chiarore il serpente vide il terzo re, dalla
possente figura di bronzo, che sedeva là appoggiato alla sua clava, era adorno di
una corona d'alloro, ed era più simile a una roccia che a un uomo. Il serpente volle
Ne uscì un uomo di media statura, che attirò su di sé l'attenzione del serpente. Era
vestito da contadino e portava in mano una piccola lampada, la cui tenue fiamma si
guardava volentieri e illuminava l'intero tempio in modo straordinario, senza
gettare neppure un'ombra.
- Tardi o mai - ribatté il vecchio.
- A tuo fratello maggiore - disse il vecchio.
Tutti i passaggi che il vecchio percorreva si riempivano d'oro dietro di lui, perché
la sua lampada aveva la straordinaria facoltà di trasformare le pietre in oro, gli
animali morti in pietre preziose, e di annientare tutti i metalli, ma per produrre
quest'effetto doveva illuminare da sola. Se aveva vicino un'altra luce, emanava solo
un bel chiarore, e ravvivava tutto quello che era animato.
La vecchia prese il suo cesto e appena fu giorno si mise in cammino.
- Ora non è che apparenza - disse il vecchio, ma se non manterrete la parola
succederà davvero. La mano si ritirerà sempre più e alla fine scomparirà del tutto,
senza che dobbiate rinunciare a usarla. Potrete fare qualunque cosa, ma nessuno la
vedrà.
Prese in fretta il cesto, che si alzò da solo sulla sua testa e restò sospeso in aria, e
raggiunse il giovane che camminava pensieroso, a passi lenti, sulla riva. La sua
splendida figura e il suo strano vestito avevano colpito profondamente la vecchia.
Il suo petto era coperto da una corazza lucente, che lasciava vedere tutti i
movimenti del suo bel corpo. Dalle spalle scendeva un mantello di porpora, intorno
alla sua testa scoperta i capelli scuri ondeggiavano in bei riccioli, il suo dolce viso
era esposto ai raggi del sole come i suoi piedi ben fatti. Camminava
tranquillamente a piedi nudi sulla sabbia ardente e un profondo dolore sembrava
renderlo insensibile a ogni impressione esterna.
- Andate troppo piano per me, signore, io non posso perdere un minuto, perché
devo passare il fiume sul serpente verde e consegnare alla bella Lilie il magnifico
regalo di mio marito . Dopo queste parole si allontanò velocemente e con la stessa
velocità il bel giovane si rianimò e la rincorse.
- Signore - rispose la donna -, non è giusto che vi informiate con tanta foga dei
miei segreti, dopo aver respinto le mie domande in modo tanto laconico. Se però
siete disposto a fare uno scambio e a raccontarmi della vostra sorte, io non vi
nasconderò chi sono e quale è il mio regalo.
Si trovarono presto d'accordo; la donna gli confidò la sua intenzione, la storia del
cane, e gli fece vedere il meraviglioso regalo. Lui levò subito dal cesto quel
capolavoro della natura e prese fra le braccia il cane, che sembrava riposare
beatamente. - Felice bestiola!- esclamò -, le sue mani ti toccheranno, ti renderanno
viva; la vita non fuggirà davanti a lei per evitare un triste destino! Ma perché dico
triste! E' molto più doloroso e temibile essere paralizzati dalla sua presenza di
quanto lo sarebbe morire per mano sua! Guardatemi! - disse alla vecchia -. Che
situazione miserevole devo sopportare in questi miei anni! Il destino mi ha lasciato
questa corazza che ho portato con onore in guerra; questa porpora che ho cercato di
meritare con un governo saggio; quella è diventata un inutile peso, questa un
ornamento senza significato. Corona, scettro e spada non ci sono più, sono nudo e
bisognoso come ogni altro figlio della terra, perché i suoi begli occhi blu sono così
fatali da togliere forza a ogni creatura vivente, e quelli che non sono uccisi dal
tocco della sua mano sono ridotti a vivere come ombre vaganti.
Continuò a lamentarsi così e non diede per niente soddisfazione alla curiosità della
vecchia, che voleva essere informata non tanto del suo stato interiore quanto di
quello esteriore. Non venne a sapere né il nome di suo padre né quello del suo
regno. Lui accarezzava il cane irrigidito, che i raggi del sole e il petto tiepido del
giovane avevano riscaldato fino a farlo sembrare vivo. Fece molte domande
Mentre parlavano, videro da lontano l'arco maestoso del ponte che si tendeva da
una riva all'altra, scintillando meravigliosamente nello splendore del sole. Si
stupirono tutti e due, perché questa costruzione non era mai sembrata loro tanto
magnifica. - Come! - esclamò il principe -, non era già bello abbastanza quando
stava là, davanti ai nostri occhi, in diaspro e cristallo di rocca? Dovremmo aver
paura ad attraversarlo, perché sembra fatto di smeraldi, calcedonio e crisolito, con
una varietà così piacevole? -. Nessuno dei due era a conoscenza della
trasformazione avvenuta con il serpente: perché era il serpente che ogni
mezzogiorno si inarcava e stava lì formando un ponte ardito. I viandanti vi salirono
timorosi e lo attraversarono in silenzio.
Avevano appena toccato l'altra riva quando il ponte cominciò a oscillare e a
muoversi, agitò per un attimo la superficie dell'acqua e il serpente verde, nel suo
aspetto solito, scivolò dietro ai viandanti sulla terraferma. L'avevano appena
ringraziato tutti e due per aver permesso loro di passare il fiume sul suo dorso,
quando si accorsero che altre persone, oltre a loro tre, dovevano far parte della
compagnia, anche se non riuscivano a vederle con gli occhi. Sentirono vicino a
loro un mormorio, al quale il serpente rispose subito con un mormorio; ascoltarono
attentamente e alla fine riuscirono a percepire queste parole:
- Prima ci guarderemo intorno in incognito nel parco della bella Lilie - dicevano
due voci alternandosi -, e quando calerà la notte, appena saremo presentabili,
cercheremo di portarvi al cospetto di quella bellezza perfetta. Ci incontreremo in
riva al grande lago.
- Che felicità guardarvi; con la vostra presenza diffondete tutt'intorno il paradiso!
Com'è leggiadra l'arpa che tenete in grembo, con quale dolcezza le vostre braccia
la circondano, come sembra desiderosa di stare sul vostro petto, e come risuona
delicata al tocco delle vostre dita sottili! Giovane tre volte felice, tu che potrai
prendere il suo posto!
Pronunciando queste parole si era avvicinata; la bella Lilie aprì gli occhi, lasciò
cadere le mani e rispose: - Non rattristarmi con lodi inopportune, non fai che
accrescere la mia infelicità. Vedi, qui ai miei piedi giace morto il povero canarino
che un tempo accompagnava piacevolmente i miei canti; era solito appoggiarsi
sulla mia arpa ed era stato ammaestrato con cura a non toccarmi; oggi mentre
intonavo una placida canzone mattutina, ristorata dal sonno, e il mio piccolo
canterino, più vivace che mai, faceva sentire i suoni armoniosi, uno sparviero
piombò sulla mia testa; la povera bestiola, spaventata, si rifugiò sul mio petto e in
quell'attimo sentii gli ultimi sussulti della sua vita spezzata. Il rapace, colpito dal
mio sguardo, scivolò esanime sull'acqua, ma a che serve la sua punizione, se il mio
tesoro è morto e la sua tomba infoltirà solo i tristi cespugli del mio giardino!
Il cane di pietra, ha forse un suo simile?
Si alzò e subito dal boschetto uscì una graziosa fanciulla che le tolse l'arpa. A lei ne
seguì un'altra, che chiuse la sedia intagliata, dalle undici gambe, su cui sedeva la
bella, e si mise sotto il braccio il cuscino d'argento. Poco dopo ne apparve una
terza, che portava un grande parasole ricamato di perle, e restò in attesa, nel caso
che Lilie avesse bisogno di lei per fare una passeggiata. Queste tre fanciulle erano
belle e vivaci oltre ogni dire; eppure non facevano che accrescere la bellezza di
Lilie, perché chiunque doveva ammettere che non si poteva paragonarle a lei.
Intanto la bella Lilie aveva contemplato con piacere il meraviglioso cane. Si chinò,
lo toccò e in quell'attimo lui si sollevò. Si guardò attorno con vivacità, corse avanti
e indietro e alla fine andò a salutare allegramente la sua benefattrice. Lei lo prese e
lo strinse a sé. - Malgrado tu sia freddo e vivo solo a metà - esclamò -, sei il
benvenuto; ti amerò teneramente, scherzerò con te, ti accarezzerò con affetto, e ti
stringerò forte al mio cuore -. Poi lo lasciò libero, lo mandò lontano, lo richiamò,
scherzò così piacevolmente e saltellò insieme con lui sull'erba così allegramente
che era impossibile non guardare la sua gioia con un piacere nuovo e non prendervi
parte, come poco prima la sua tristezza aveva suscitato compassione in tutti i cuori.
Questa allegria, questi piacevoli scherzi vennero interrotti dall'arrivo del giovane
triste. Entrò con l'aspetto che già gli conosciamo, solo che il calore della giornata
sembrava averlo spossato ancora di più, e in presenza dell'amata diventò a ogni
istante più pallido. Portava sulla mano lo sparviero, che stava appoggiato con le ali
chiuse, quieto come una colomba.
- Non rimproverare il povero uccello! - ribatté il giovane -; accusa piuttosto te
stessa e il destino, e concedimi di stare insieme al compagno delle mie miserie.
Intanto il cane non smetteva di stuzzicare la bella e lei rispondeva al suo
trasparente tesoro comportandosi nel modo più affettuoso.
Batteva le mani per allontanarlo; poi correva per farlo tornare da lei. Quando
scappava cercava di acchiapparlo, e poi lo mandava via quando lui tentava di
avvicinarsi. Il giovane li guardava in silenzio e con fastidio crescente; ma alla fine,
quando lei prese in braccio l'odiosa bestia che suscitava la sua avversione, la
strinse al petto e le baciò il muso nero con le sue labbra celestiali, perse la pazienza
e gridò disperato: Io che vivo davanti a te ma separato da te, forse per sempre, a
causa di un triste destino; io che a causa tua ho perso tutto, anche me stesso, devo
vedere con i miei occhi che un mostro contro natura riesce a suscitare la tua gioia,
a incatenare il tuo affetto e a godere dei tuoi abbracci. Dovrò andare avanti e
indietro ancora a lungo, misurando questo triste circolo di qua e di là dal fiume?
No, nel mio petto c'è ancora una scintilla dell'antico eroismo; in quest'istante
fiammeggerà per l'ultima volta. Se le pietre possono poggiare sul tuo petto, allora
diventerò una pietra; se il tuo tocco uccide, allora morirò di tua mano.
Dicendo queste parole fece un movimento impetuoso; lo sparviero volò dalla sua
mano, e lui si avventò sulla bella, che tese le mani per fermarlo e lo toccò ancor
prima. La coscienza l'abbandonò e lei sentì con orrore quel bel peso contro il suo
petto. Indietreggiò con un grido e il dolce giovane scivolò a terra esanime dalle sue
braccia.
La disgrazia era capitata! La dolce Lilie restò immobile a fissare il corpo
inanimato. Le sembrò che il cuore si fermasse nel petto e i suoi occhi erano
asciutti. Il cane cercò inutilmente di strapparle un gesto affettuoso; il mondo intero
Invece il serpente si mosse con sveltezza, sembrò riflettere sul modo di salvarlo, e
in effetti i suoi strani movimenti servivano almeno a impedire per qualche tempo le
conseguenze più spaventose e immediate della disgrazia. Con il suo corpo
flessibile tracciò un ampio cerchio intorno al cadavere, afferrò l'estremità della
coda con i denti e rimase fermo là.
Poco dopo apparve una delle belle cameriere di Lilie, portò la sedia dalle undici
gambe e con gesto affettuoso costrinse la bella a sedersi; subito dopo arrivò la
seconda con un velo color del fuoco, che adornò il capo della sua padrona più che
coprirlo; la terza le diede l'arpa, e appena lei strinse a sé il meraviglioso strumento,
traendo alcuni suoni dalle corde, la prima tornò con uno specchio lucente e rotondo
e si fermò di fronte alla bella, attirò i suoi sguardi e le presentò l'immagine più
piacevole che si potesse trovare in natura. Il dolore aumentava la sua bellezza, il
velo il suo fascino, l'arpa la sua grazia, e ognuno sperava di veder cambiare il suo
triste stato quanto si augurava di trattenere per sempre la sua immagine come
appariva in quel momento.
In preda a quest'ansia il serpente si guardava intorno, temendo a ogni istante che il
sole tramontasse, che la putrefazione penetrasse nel cerchio magico e colpisse
inesorabilmente il bel giovane. Alla fine guardò in alto nell'aria lo sparviero dalle
Il serpente non cambiò posizione, mentre Lilie si alzò esclamando: - Quale spirito
benigno ti manda nel momento in cui ti abbiamo tanto desiderato e abbiamo tanto
bisogno di te?
- Lo spirito della mia lampada mi ha spinto - rispose il vecchio - e lo sparviero mi
ha guidato qua. Quando c'è bisogno di me scintilla, e io guardo nell'aria in cerca di
un segno; un uccello o una meteora mi indicano verso quale regione del cielo io
debba dirigermi. Sta' tranquilla, bella fanciulla! Non so se potrò essere d'aiuto; non
può esserlo un'unica persona, ma solo chi si unisce a molti altri al momento giusto.
Aspettiamo e speriamo.
- Portate qui il dolce canarino e ponetelo nel cerchio!-. Le fanciulle presero il
piccolo cadavere dal cesto che la donna aveva lasciato lì e obbedirono all'uomo.
Intanto il sole era tramontato, e, mentre l'oscurità cresceva, il serpente e la lampada
dell'uomo cominciarono a fare luce a modo loro, e anche il velo di Lilie diffondeva
intorno a sé una tenue luce, che colorava le sue guance pallide e la sua veste bianca
con leggiadria infinita, come una delicata aurora. Si guardarono l'un l'altro in
silenzio, l'ansia e la tristezza erano mitigate da una speranza certa.
Videro comparire con piacere la vecchia in compagnia delle due allegre fiamme,
che intanto dovevano aver sperperato molto, perché erano diventate di nuovo
parecchio sottili, ma non per questo si mostrarono meno garbate con la principessa
e le sue cameriere. Dissero le solite cose con grande sicurezza e in modo molto
espressivo, si mostrarono soprattutto molto sensibili al fascino che il velo luminoso
conferiva a Lilie e alle sue compagne. Le fanciulle abbassarono gli occhi con
modestia e l'elogio alla loro bellezza le rese davvero belle. Tutti erano contenti e
tranquilli tranne la vecchia. Nonostante il marito le assicurasse che la sua mano
non poteva ritirarsi ancora, finché la sua lampada l'avesse illuminata, lei dichiarò
più di una volta che se continuava così il suo nobile arto sarebbe sparito prima di
mezzanotte.
Il vecchio con la lampada aveva ascoltato con attenzione il discorso dei fuochi
fatui ed era felice che la conversazione avesse distratto e rasserenato Lilie. E in
effetti, non si sa come, si era fatta mezzanotte. Il vecchio guardò le stelle e
cominciò a parlare: - Siamo riuniti in un'ora felice, ognuno compia il suo compito,
ognuno faccia il suo dovere, e i singoli dolori si dissolveranno in una felicità
generale, come un'infelicità generale distrugge le singole gioie.
Dopo queste parole si sentì un rumore meraviglioso, perché tutte le persone
presenti parlavano per sé e dicevano a voce alta quello che dovevano fare. Solo le
tre fanciulle tacevano; una era addormentata vicino all'arpa, l'altra vicino al
parasole, la terza vicino alla sedia, e non si poteva dar loro torto perché era molto
tardi. Le giovani fiamme, dopo alcuni complimenti rivolti all'inizio anche alle
cameriere, alla fine si limitarono a Lilie, la più bella di tutte.
Il serpente cominciò a muoversi, aprì il cerchio e si diresse lentamente, a grandi
spire, verso il fiume. I due fuochi fatui lo seguirono solenni, e si sarebbe potuto
crederli fiamme assai serie. La vecchia e suo marito afferrarono il cesto, la cui
tenue luce finora si era vista appena, tirarono dai due lati facendolo diventare
sempre più grande e luminoso, vi deposero il corpo del giovane e gli posarono sul
petto il canarino, il cesto si alzò in alto e si librò sulla testa dei vecchi, e seguì da
vicino i fuochi fatui. La bella Lilie prese in braccio il cane e seguì la vecchia,
l'uomo con la lampada chiuse il corteo, e il luogo era illuminato in modo
straordinario da tutte queste luci diverse.
Il vecchio si mise subito a raccogliere le pietre nel cesto, facendosi aiutare dalla
moglie. Insieme portarono il cesto sulla riva in un punto elevato, e lui scosse
l'intero contenuto nel fiume, non senza riluttanza da parte della bella e della
- Signori - disse il vecchio con deferenza ai fuochi fatui -, ora vi indicherò la strada
e vi aprirò un passaggio, ma voi ci renderete un grande servizio aprendoci le porte
del tempio, attraverso le quali dovremo passare questa volta, e che nessuno
all'infuori di voi può dischiudere.
I fuochi fatui si inchinarono educatamente e rimasero indietro. Il vecchio con la
lampada li precedette fra le rocce che si aprivano davanti a lui; il giovane lo seguì
in modo meccanico; silenziosa e incerta Lilie si teneva a una certa distanza da lui;
la vecchia non intendeva restare indietro e tese la mano, in modo che la luce della
lampada di suo marito potesse illuminarla. I fuochi fatui chiusero il corteo;
piegarono le punte delle loro fiamme una verso l'altra e sembrava parlassero tra di
loro.
Non avevano camminato a lungo, quando il corteo si trovò davanti a una grande
porta di bronzo, le cui ante erano chiuse da una serratura d'oro. Il vecchio chiamò
subito i fuochi fatui, che senza farsi sollecitare a lungo consumarono alacremente
con le loro fiamme appuntite serratura e chiavistello.
Il bronzo risuonò forte quando le porte si aprirono rapidamente e nel santuario
apparvero le dignitose statue dei re, illuminate dalle luci che penetravano
all'interno. Tutti si inchinarono davanti ai venerabili dominatori; i fuochi fatui, in
particolare, non mancarono di eseguire bizzarri inchini.
- Nel mondo - disse il vecchio.
La bella Lilie si aggrappò al collo del vecchio e lo baciò con affetto.- Venerabile
padre disse -, ti sono mille volte grata, perché sento per la terza volta la parola
presaga -. Aveva appena finito di parlare quando si strinse ancora più forte al
vecchio, perché la terra aveva cominciato a tremare sotto di loro. Anche la vecchia
e il giovane si tennero stretti, solo i mobili fuochi fatui non si accorsero di nulla.
Si poteva sentire distintamente che tutto il tempio si muoveva, come una nave che
si allontana dolcemente dal porto quando l'ancora viene levata; le profondità della
terra sembrarono schiudersi davanti a lui per farlo passare. Non incontrò nulla,
neppure una roccia gli sbarrò la strada.
La vecchia si allontanò in fretta, e in quel momento la luce del sole che sorgeva
apparve sulla corona della cupola, il vecchio si mise fra il giovane e la fanciulla ed
esclamò a voce alta: Tre sono le cose che dominano sulla Terra: la saggezza,
l'apparenza e la forza -. Alla prima parola il re d'oro si alzò, alla seconda quello
d'argento e alla terza si era sollevato lentamente quello di bronzo, quando il re
composito, all'improvviso, si mise a sedere goffamente.
Fra tanta solennità, felicità ed estasi, non si erano accorti che era giorno pieno, e
all'improvviso attraverso la porta aperta apparvero alla compagnia oggetti del tutto
inaspettati. Un grande spazio circondato da colonne costituiva l'atrio, al termine del
quale si vedeva un lungo e magnifico ponte, che si tendeva sul fiume con molte
arcate; su entrambi i lati era disposto uno splendido e comodo colonnato per i
Il re, che aveva osservato l'incidente, cercò la spada con un movimento inconsulto,
poi si ricompose, guardò con calma il suo scettro, la lampada e il remo dei suoi
compagni. - Indovino i tuoi pensieri - disse l'uomo con la lampada, - ma noi con le
Intanto il gigante si era avvicinato sempre più, aveva lasciato cadere le mani per lo
stupore di quello che vedeva, non provocò più nessun danno ed entrò nell'atrio a
bocca aperta.
Arrivato alla porta del tempio, all'improvviso venne trattenuto al suolo in mezzo al
cortile. Rimase là come una colossale e poderosa statua di pietra lucente e
rossastra, e la sua ombra segnò le ore in un cerchio tracciato a terra intorno a lui,
non in cifre ma in immagini nobili e significative.
Il re si rallegrò non poco nel vedere come fosse diventata utile l'ombra del gigante;
non poco si meravigliò la regina, quando salì sull'altare insieme con le sue
fanciulle, adornata con magnificenza, e vide il singolare quadro, che copriva quasi
la vista del ponte dal tempio.
In quel momento lo sparviero con lo specchio si librò in alto sul tempio, raccolse la
luce del sole e la diresse sul gruppo che stava sull'altare. Il re, la regina e i loro
accompagnatori apparvero nella volta in penombra illuminati da uno splendore
celeste, e il popolo si prosternò. Quando la moltitudine si riprese e si rialzò, il re
con i suoi stava scendendo dall'altare, per raggiungere il suo palazzo attraverso sale
nascoste, e il popolo si disperse nel tempio per appagare la sua curiosità.
Contemplò con stupore misto a rispetto i tre re in piedi, ma era ancora più avido di
sapere quale ammasso potesse nascondersi sotto il tappeto nella quarta nicchia;
infatti, chiunque fosse stato, con ragionevole ritegno aveva steso sul re crollato una
splendida coperta, che nessun occhio umano poteva penetrare e che nessuna mano
avrebbe osato togliere.
Monete d'oro parevano cadere inaspettatamente dall'aria, risuonando sulle lastre di
marmo, i viandanti si precipitarono per impadronirsene; e questo prodigio si ripeté
ora in un punto, ora in un altro. Certamente i fuochi fatui, andandosene, si stavano
divertendo un'altra volta, e spargevano allegramente l'oro delle membra del re
crollato. Il popolo avido continuò a correre da ogni parte, si urtò e continuò ad
affannarsi anche quando le monete non caddero più. Alla fine si disperse
lentamente, si incamminò per la sua strada, e fino a oggi il ponte ha brulicato di
viandanti, e il tempio è il più frequentato di tutta la Terra.





