Cuauhtemoc
Pachita Barbara Guerrero
Gli oggetti maligni si attaccano allo sguardo
11/02/12
Il tempo è la nostra ricchezza
Il tempo è la nostra ricchezza
Per una volta almeno, nella nostra vita, dobbiamo darci quanto abbiamo di meglio. Diamo molto all'esterno, ma quanto tempo concediamo a noi stessi durante la giornata? E quante volte al giorno ci "droghiamo" per non vederci? Se ci diamo quanto abbiamo di meglio, lo diamo automaticamente al Padre attraverso il Figlio. Scaviamo in noi stessi per arrivare fino in fondo, per vivere il nostro essere essenziale.
Essere essendo. Il Padre è immobile ma l'essere, la coscienza, evolve, cambia, si muove. Il problema è che noi non vogliamo cambiare, vogliamo un tempo e uno spazio precisi. E' per questo che siamo in decomposizione, perché non ci rivitalizziamo: ci fossilizziamo nelle solite abitudini mentali, emotive, sessuali e fisiche (corporee). Ci aggrappiamo a pochi e invariabili gesti quotidiani. Ci ripetiamo per tutta la vita, ci sclerotizziamo in un'immagine data di noi stessi e pretendiamo di salvaguardarla per sempre.
Ci cristallizziamo e cristallizziamo gli altri.
Le sorelle mandarono dunque a dirgli: "Signore, ecco, il tuo amico è malato"
Il nostro corpo è malato: è prostrato nel marciume e nella sofferenza. Non ci muoviamo, e dunque Marta e Maria, il nostro dubbio e la nostra fede, si rivolgono a noi, alla coscienza incarnata in noi, e ci dicono:
"Sono malato. Sto andando in malora. Mi trovo davvero in trappola, in una situazione impossibile. Devo fuggire. Sono rinchiuso in una realtà che mi soffoca. Mi rendo conto che non sto affatto vivendo la mia vita. Sono immerso nell'avere e nell'apparire. Non presto attenzione all'incredibile processo che avviene in me. Non sono un dio. Non sono libero. Non ho libertà interiore né esteriore. Sono pieno di miserie, dolori e insoddisfazioni, di idee che non mi appartengono. Sono pieno di esigenze. Ecco il problema: non posseggo la gioia di vivere e sono morto".
Per cominciare a guarire, bisogna prima di tutto accettare la propria malattia. Finché conserviamo l'orgoglio di voler apparire in perfetta salute non guariremo, perché non chiediamo aiuto.
All'udire questo, Gesù disse "Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato".
....ritorneremo tutti all'oceano; perché allora, spaventarsi?
(Alejandro Jodorowsky- I vangeli per guarire)
Surfer: Laird Hamilton
per bimba
Per una volta almeno, nella nostra vita, dobbiamo darci quanto abbiamo di meglio. Diamo molto all'esterno, ma quanto tempo concediamo a noi stessi durante la giornata? E quante volte al giorno ci "droghiamo" per non vederci? Se ci diamo quanto abbiamo di meglio, lo diamo automaticamente al Padre attraverso il Figlio. Scaviamo in noi stessi per arrivare fino in fondo, per vivere il nostro essere essenziale.
Essere essendo. Il Padre è immobile ma l'essere, la coscienza, evolve, cambia, si muove. Il problema è che noi non vogliamo cambiare, vogliamo un tempo e uno spazio precisi. E' per questo che siamo in decomposizione, perché non ci rivitalizziamo: ci fossilizziamo nelle solite abitudini mentali, emotive, sessuali e fisiche (corporee). Ci aggrappiamo a pochi e invariabili gesti quotidiani. Ci ripetiamo per tutta la vita, ci sclerotizziamo in un'immagine data di noi stessi e pretendiamo di salvaguardarla per sempre.
Ci cristallizziamo e cristallizziamo gli altri.
Le sorelle mandarono dunque a dirgli: "Signore, ecco, il tuo amico è malato"
Il nostro corpo è malato: è prostrato nel marciume e nella sofferenza. Non ci muoviamo, e dunque Marta e Maria, il nostro dubbio e la nostra fede, si rivolgono a noi, alla coscienza incarnata in noi, e ci dicono:
"Sono malato. Sto andando in malora. Mi trovo davvero in trappola, in una situazione impossibile. Devo fuggire. Sono rinchiuso in una realtà che mi soffoca. Mi rendo conto che non sto affatto vivendo la mia vita. Sono immerso nell'avere e nell'apparire. Non presto attenzione all'incredibile processo che avviene in me. Non sono un dio. Non sono libero. Non ho libertà interiore né esteriore. Sono pieno di miserie, dolori e insoddisfazioni, di idee che non mi appartengono. Sono pieno di esigenze. Ecco il problema: non posseggo la gioia di vivere e sono morto".
Per cominciare a guarire, bisogna prima di tutto accettare la propria malattia. Finché conserviamo l'orgoglio di voler apparire in perfetta salute non guariremo, perché non chiediamo aiuto.
All'udire questo, Gesù disse "Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato".
....ritorneremo tutti all'oceano; perché allora, spaventarsi?
(Alejandro Jodorowsky- I vangeli per guarire)
Surfer: Laird Hamilton
per bimba
Learn to fly
Learn to fly
Quando, verso il mattino, grazie alla mia esperienza psicologica dell'assopimento, mi riaddormento volontariamente, una prima visione mi dà il consolante pensiero che sto sognando. Subito ne acquisto certezza, tentando di volare e riuscendovi. Questo volo, ora planante, ora verticale verso l'alto, con le braccia che battono l'aria come remi, è per il cervello un vero bagno d'etere, voluttuoso e riposante, finché il troppo rapido mulinio delle braccia, nel sogno, mi fa provare una vertigine e temere una congestione cerebrale. Allora, pienamente felice, estasiato nel corpo e nello spirito, mi libro nel cielo stellato, salutando con i miei canti l'edificio dell'universo. E poiché, nel sogno, ho la certezza di potere tutto, valico ad ali spiegate muri alti come il cielo, per vedere apparire d'improvviso, al di là, un immenso paesaggio lussureggiante; e poiché (mi dico allora), secondo le leggi dello spirito e i desideri del sogno, l'immaginazione deve coprire di monti e di prati tutto lo spazio circostante, questo ogni volta accade. Mi arrampico così sulle cime, per il piacere di precipitarmi di lassù; e ricordo ancora la gioia assolutamente nuova che provai quando, dopo essermi gettato in mare dall'alto d'un faro, mi cullai nelle onde spumeggianti.
(Jean Paul)
10/02/12
Mosè Maimonide
Mosè Maimonide
La mia conoscenza procede ed appiana la via, a raddrizzare il suo percorso; ecco, chiunque erra, nel campo della Legge, Segua e proceda lungo il suo corso. L'impuro e lo stolto non vi passerranno; via santa la chiameranno. (da La Guida dei Perplessi)"La perfezione spirituale dell'uomo consiste nel diventare un essere intelligente, che conosca soprattutto la sua capacità di imparare"
"Un giocatore perde sempre. Perde denaro, dignità e tempo. E se vince tesse intorno a sé una tela di ragno"
SIATE PERPLESSI
Quando Chuck Norris incontra un gufo: scappa a gambe levate!
Volendo l'aquila schernire il gufo, rimase coll'alie impaniate, e fu dall'omo presa e morta
(Leonardo Da Vinci)
il gufo sconfigge il serpente, l'aquila e pure Chuck Norris!
(Leonardo Da Vinci)
il gufo sconfigge il serpente, l'aquila e pure Chuck Norris!
La danza dei bambini
La danza dei bambini
Come sorridete, come saltellate, o geni fioriti appena discesi sulla nuvola! La danza artistica e le sue ubbie non vi trascinano, coi vostri salti scavalcate ogni regola. Come? Il tempo si presenta e li tocca? Vedo uomini e donne cresciuti? La piccola danza è pietrificata, essi incedono con fare solenne e si guardano gravemente in viso? No, no, giocate, bambini, continuate a folleggiare nel vostro sogno: ciò che ho visto era soltanto un sogno mio.
(Jean Paul)
Come sorridete, come saltellate, o geni fioriti appena discesi sulla nuvola! La danza artistica e le sue ubbie non vi trascinano, coi vostri salti scavalcate ogni regola. Come? Il tempo si presenta e li tocca? Vedo uomini e donne cresciuti? La piccola danza è pietrificata, essi incedono con fare solenne e si guardano gravemente in viso? No, no, giocate, bambini, continuate a folleggiare nel vostro sogno: ciò che ho visto era soltanto un sogno mio.
(Jean Paul)
La psicomagia
La psicomagia guarisce

La psicomagia tenta di far guadagnare tempo, accelerando la presa di coscienza: così come una malattia può manifestarsi all’improvviso, anche la guarigione può arrivare repentinamente. Una malattia improvvisa viene chiamata disgrazia, una guarigione repentina miracolo. Eppure entrambe hanno un’unica radice: sono manifestazioni del linguaggio dell’inconscio. Grazie a una veloce analisi tramite i tarocchi, grazie a una profonda comprensione mediante lo studio delle ripetizioni all’interno dell’albero genealogico e grazie alle azioni psicomagiche, possiamo avvicinarci alla pace interiore che è il frutto della scoperta della nostra vera identità; e questo ci consente di vivere con gioia e di morire senza angosce, sapendo che non abbiamo sprecato il nostro passaggio in questo sogno che chiamiamo “realtà”. Eppure, per quanto validi possano essere questi interventi, se il sofferente non mette tanta energia quanta il terapeuta, se non porta a termine una mutazione mentale, l’intero lavoro si limita a sedare i sintomi: sembra eliminare il dolore ma lascia intatta la ferita che continua a oscurare con la sua ombra angosciante la totalità dell’individuo. Chi viene a consultarmi chiede aiuto ma nello stesso tempo lo rifiuta. L’atto terapeutico è una strana battaglia: si lotta strenuamente per aiutare qualcuno che innalza tutte le barriere possibili per provocare il fallimento della guarigione. In un certo senso, per chi è malato il guaritore è una speranza di salvezza e contemporaneamente un nemico. Chi soffre teme che gli venga rivelata la fonte del suo male di vivere, per cui vuole un sedativo, vuole che qualcuno lo renda insensibile al dolore, ma non desidera assolutamente cambiare, non vuole che gli si dimostri che i suoi problemi sono la protesta di un’anima rinchiusa nella prigione di un’identità fasulla. [...]
Il cervello umano reagisce come un animale, difende il proprio territorio identificandolo con la propria vita. Fanno parte di questo spazio, delimitato con l’orina e gli escrementi, i genitori, i fratelli, i partner, i collaboratori e, soprattutto, il corpo. Ma chi è il padrone? È un individuo con limitazioni che corrispondono al proprio livello di coscienza. Più il livello di coscienza è elevato, più grande è la libertà. Per raggiungere tale grado di libertà, nel quale il territorio non si limita più a una manciata di metri quadrati o a un piccolo gruppo di soci, ma è l’intero pianeta e la totalità degli uomini, o meglio ancora, l’universo intero e la totalità degli esseri viventi, innanzitutto occorre cicatrizzare la ferita originaria, liberarsi dai condizionamenti fetali, poi da quelli famigliari e infine da quelli sociali. Per realizzare la mutazione nella quale il sofferente, avendo lasciato perdere ogni pretesa, riesce a vivere con gratitudine il miracolo di essere vivo, occorre essere consapevoli dei propri meccanismi di difesa. E sono i meccanismi che tutti gli animali impiegano per sfuggire ai nemici predatori. Sanno incistarsi e anche fingere di essere morti, si arrotolano su se stessi, si ricoprono di squame chitinose, si nascondono nel fango, trattengono il respiro e perfino i battiti del cuore. L’essere umano fa lo stesso: si blocca, finisce in un circolo vizioso di gesti ripetitivi, desideri, emozioni, pensieri, e vegeta in questi limiti ristretti rifiutando ogni informazione nuova, immerso nell’incessante ripetizione del passato. Per fuggire dalle profondità, si lascia vivere galleggiando sopra un tessuto di sensazioni superficiali, come anestetizzato. [...]
Fondamentalmente, ogni malattia è una mancanza di consapevolezza impregnata di paura. Tale incoscienza nasce da un divieto imposto senza fornire spiegazioni, che la vittima deve accettare anche se è incomprensibile. Si pretende che il bambino non sia quello che è, se disobbedisce viene castigato. E il castigo più grande è non essere amato.
Lo psicosciamano, così come il guaritore primitivo, mentre opera deve eludere non soltanto le difese del paziente ma anche le sue paure. L’educazione puramente razionale ci vieta di usare il corpo nella sua completa estensione in quanto la pelle viene considerata come il confine di noi stessi, e così ci fa credere che sia normale vivere in uno spazio limitato. Questo genere di educazione spoglia il sesso di ogni potere creativo dandoci l’illusione di vivere soltanto un tempo breve e negando così l’eternità della nostra essenza. Estirpa i sentimenti sublimi dal centro emotivo attraverso una filosofia che punta a sminuire la persona, per inculcarci la paura del cambiamento e mantenerci a un livello di coscienza infantile dove si venera la sicurezza venefica e si detesta la salutare incertezza. Con ogni mezzo, appoggiandosi a dottrine politiche, morali e religiose, ci fa disconoscere il potere della nostra mente.
Se la realtà è come un sogno, dobbiamo agire senza subirla, così come facciamo in un sogno lucido, ben sapendo che il mondo è quello che crediamo che sia. I nostri pensieri attraggono i loro simili. Verità è quello che è utile, non soltanto per noi ma anche per gli altri. Tutti i sistemi che in un momento ben preciso sono necessari, in seguito diverranno arbitrari e noi abbiamo la libertà di cambiare sistema. La società è il risultato di quello che lei crede di essere e di quello che noi crediamo che sia. Possiamo cominciare a cambiare il mondo cambiando i nostri pensieri.
La pelle non è la nostra barriera: non esistono limiti. Gli unici limiti positivi sono quelli che ci servono, momentaneamente, per sottolineare la nostra individualità, ma con la consapevolezza che tutto è collegato. La separazione è un’illusione utile, come quando il guaritore sistema una corda attorno al collo del paziente per fargli capire che deve assumersi la responsabilità della propria malattia e non diffonderla. La guarigione miracolosa è possibile ma dipende dalla fede del malato. Lo psicosciamano deve guidare il paziente con accortezza, per farlo credere in ciò in cui lui crede. Se il terapeuta non crede, non c’è guarigione possibile.
La vita è fonte di salute, ma questa energia scaturisce soltanto nei punti in cui concentriamo la nostra attenzione. E questa attenzione non deve essere soltanto mentale ma anche emotiva, sessuale e corporea. Il potere non risiede né nel passato né nel futuro, che sono le sedi della malattia: la salute si trova qui, adesso. Possiamo abbandonare immediatamente le cattive abitudini se la smettiamo di identificarci con il passato. Il potere dell’“adesso” cresce insieme all’attenzione sensoriale. Dobbiamo condurre il paziente a esplorare il momento attuale, dobbiamo renderlo consapevole dei colori, delle linee, dei volumi, delle dimensioni, delle ombre, degli spazi che esistono fra gli oggetti. Deve sentire ogni singola parte del suo corpo per poi riunirle in un tutto unico; deve trasformare il respiro in piacere, deve captarne il calore e l’energia dentro e fuori di sé, deve capire che amare significa essere contenti di ciò che si è e di ciò che sono gli altri. L’amore cresce nella misura in cui la critica diminuisce: è tutto vivo, sveglio, e risponde. Tutto acquista potere se è il paziente a darglielo... Una madre faceva seguire un trattamento fitoterapeutico al proprio figlio: doveva fargli bere dell’acqua in cui aveva diluito quaranta gocce di un misto di oli essenziali, ma si rendeva conto che la situazione non migliorava. Le dissi: “Il problema è che non credi in questa medicina. Poiché sei di religione cattolica, ogni volta che gli farai bere le gocce, recita un padrenostro”. Così fece e il bambino guarì rapidamente. Se non diamo alla medicina un potere spirituale, non può avere effetto.
È bene sottolineare qui l’importanza dell’immaginazione. In questo libro ho fatto un esercizio: ho scritto un’autobiografia immaginaria, anche se non nel senso di “fittizia”, dato che tutti i personaggi, i luoghi e i fatti narrati sono veri, ma nel senso che la storia profonda della mia vita è il risultato di uno sforzo costante per stimolare la mia fantasia, ampliarne i limiti, per apprenderne il potenziale terapeutico e trasfiguratore. Oltre all’immaginazione intellettuale, esistono l’immaginazione emotiva, sessuale, corporale, sensoriale. L’immaginazione economica, mistica, scientifica, poetica. È presente in tutti i campi, compresi quelli che consideriamo “razionali”. Perciò dobbiamo svilupparla per affrontare la realtà, non partire da una prospettiva unica ma da molteplici angoli visuali.
Il nostro abituale parametro di valutazione è l’angusto paradigma delle nostre credenze e dei nostri condizionamenti. Della realtà misteriosa, vasta e imprevedibile, percepiamo soltanto ciò che filtra attraverso il nostro minuscolo punto di vista. L’immaginazione attiva è la chiave di una visione più ampia, permette di mettere a fuoco la vita da punti di vista che non sono i nostri, immaginando altri livelli di coscienza superiori al nostro. Se fossi una montagna o il pianeta o l’universo, che cosa direi? Che cosa direbbe un grande maestro? E se Dio parlasse attraverso la mia bocca, quale sarebbe il suo messaggio? E se io fossi la Morte?... Quella Morte che mi è stata rivelata da un cane che ha posato ai miei piedi un sassolino bianco, la stessa che mi ha separato dal mio Io illusorio facendomi fuggire dal Cile e spingendomi a cercare disperatamente il senso della vita. La stessa Morte che da terribile nemica è diventata una gentile dama di compagnia.
Per concludere, vorrei ritornare alla mia giovinezza e appollaiarmi di nuovo sul ramo di un albero insieme al mio amico poeta, e come quella volta indimenticabile vorrei dedurre dal molto che non sappiamo quel poco di prezioso che sappiamo:
Non so dove vado, ma so con chi vado.
Non so dove sono, ma so che sono in me.
Non so che cosa sia Dio, ma Dio sa che cosa sono.
Non so che cosa sia il mondo, ma so che è mio.
Non so quanto valgo, ma so non fare paragoni.
Non so che cosa sia l’amore, ma so che godo della tua presenza.
Non posso evitare i colpi, ma so come sopportarli.
Non posso negare la violenza, ma posso negare la crudeltà.
Non posso cambiare il mondo, ma posso cambiare me stesso.
Non so che cosa faccio, ma so che sono fatto da ciò che faccio.
Non so chi sono, ma so che non sono colui che non sa.
- da “La danza della realtà” di Alejandro Jodorowsky -

La psicomagia tenta di far guadagnare tempo, accelerando la presa di coscienza: così come una malattia può manifestarsi all’improvviso, anche la guarigione può arrivare repentinamente. Una malattia improvvisa viene chiamata disgrazia, una guarigione repentina miracolo. Eppure entrambe hanno un’unica radice: sono manifestazioni del linguaggio dell’inconscio. Grazie a una veloce analisi tramite i tarocchi, grazie a una profonda comprensione mediante lo studio delle ripetizioni all’interno dell’albero genealogico e grazie alle azioni psicomagiche, possiamo avvicinarci alla pace interiore che è il frutto della scoperta della nostra vera identità; e questo ci consente di vivere con gioia e di morire senza angosce, sapendo che non abbiamo sprecato il nostro passaggio in questo sogno che chiamiamo “realtà”. Eppure, per quanto validi possano essere questi interventi, se il sofferente non mette tanta energia quanta il terapeuta, se non porta a termine una mutazione mentale, l’intero lavoro si limita a sedare i sintomi: sembra eliminare il dolore ma lascia intatta la ferita che continua a oscurare con la sua ombra angosciante la totalità dell’individuo. Chi viene a consultarmi chiede aiuto ma nello stesso tempo lo rifiuta. L’atto terapeutico è una strana battaglia: si lotta strenuamente per aiutare qualcuno che innalza tutte le barriere possibili per provocare il fallimento della guarigione. In un certo senso, per chi è malato il guaritore è una speranza di salvezza e contemporaneamente un nemico. Chi soffre teme che gli venga rivelata la fonte del suo male di vivere, per cui vuole un sedativo, vuole che qualcuno lo renda insensibile al dolore, ma non desidera assolutamente cambiare, non vuole che gli si dimostri che i suoi problemi sono la protesta di un’anima rinchiusa nella prigione di un’identità fasulla. [...]
Il cervello umano reagisce come un animale, difende il proprio territorio identificandolo con la propria vita. Fanno parte di questo spazio, delimitato con l’orina e gli escrementi, i genitori, i fratelli, i partner, i collaboratori e, soprattutto, il corpo. Ma chi è il padrone? È un individuo con limitazioni che corrispondono al proprio livello di coscienza. Più il livello di coscienza è elevato, più grande è la libertà. Per raggiungere tale grado di libertà, nel quale il territorio non si limita più a una manciata di metri quadrati o a un piccolo gruppo di soci, ma è l’intero pianeta e la totalità degli uomini, o meglio ancora, l’universo intero e la totalità degli esseri viventi, innanzitutto occorre cicatrizzare la ferita originaria, liberarsi dai condizionamenti fetali, poi da quelli famigliari e infine da quelli sociali. Per realizzare la mutazione nella quale il sofferente, avendo lasciato perdere ogni pretesa, riesce a vivere con gratitudine il miracolo di essere vivo, occorre essere consapevoli dei propri meccanismi di difesa. E sono i meccanismi che tutti gli animali impiegano per sfuggire ai nemici predatori. Sanno incistarsi e anche fingere di essere morti, si arrotolano su se stessi, si ricoprono di squame chitinose, si nascondono nel fango, trattengono il respiro e perfino i battiti del cuore. L’essere umano fa lo stesso: si blocca, finisce in un circolo vizioso di gesti ripetitivi, desideri, emozioni, pensieri, e vegeta in questi limiti ristretti rifiutando ogni informazione nuova, immerso nell’incessante ripetizione del passato. Per fuggire dalle profondità, si lascia vivere galleggiando sopra un tessuto di sensazioni superficiali, come anestetizzato. [...]
Fondamentalmente, ogni malattia è una mancanza di consapevolezza impregnata di paura. Tale incoscienza nasce da un divieto imposto senza fornire spiegazioni, che la vittima deve accettare anche se è incomprensibile. Si pretende che il bambino non sia quello che è, se disobbedisce viene castigato. E il castigo più grande è non essere amato.
Lo psicosciamano, così come il guaritore primitivo, mentre opera deve eludere non soltanto le difese del paziente ma anche le sue paure. L’educazione puramente razionale ci vieta di usare il corpo nella sua completa estensione in quanto la pelle viene considerata come il confine di noi stessi, e così ci fa credere che sia normale vivere in uno spazio limitato. Questo genere di educazione spoglia il sesso di ogni potere creativo dandoci l’illusione di vivere soltanto un tempo breve e negando così l’eternità della nostra essenza. Estirpa i sentimenti sublimi dal centro emotivo attraverso una filosofia che punta a sminuire la persona, per inculcarci la paura del cambiamento e mantenerci a un livello di coscienza infantile dove si venera la sicurezza venefica e si detesta la salutare incertezza. Con ogni mezzo, appoggiandosi a dottrine politiche, morali e religiose, ci fa disconoscere il potere della nostra mente.
Se la realtà è come un sogno, dobbiamo agire senza subirla, così come facciamo in un sogno lucido, ben sapendo che il mondo è quello che crediamo che sia. I nostri pensieri attraggono i loro simili. Verità è quello che è utile, non soltanto per noi ma anche per gli altri. Tutti i sistemi che in un momento ben preciso sono necessari, in seguito diverranno arbitrari e noi abbiamo la libertà di cambiare sistema. La società è il risultato di quello che lei crede di essere e di quello che noi crediamo che sia. Possiamo cominciare a cambiare il mondo cambiando i nostri pensieri.
La pelle non è la nostra barriera: non esistono limiti. Gli unici limiti positivi sono quelli che ci servono, momentaneamente, per sottolineare la nostra individualità, ma con la consapevolezza che tutto è collegato. La separazione è un’illusione utile, come quando il guaritore sistema una corda attorno al collo del paziente per fargli capire che deve assumersi la responsabilità della propria malattia e non diffonderla. La guarigione miracolosa è possibile ma dipende dalla fede del malato. Lo psicosciamano deve guidare il paziente con accortezza, per farlo credere in ciò in cui lui crede. Se il terapeuta non crede, non c’è guarigione possibile.
La vita è fonte di salute, ma questa energia scaturisce soltanto nei punti in cui concentriamo la nostra attenzione. E questa attenzione non deve essere soltanto mentale ma anche emotiva, sessuale e corporea. Il potere non risiede né nel passato né nel futuro, che sono le sedi della malattia: la salute si trova qui, adesso. Possiamo abbandonare immediatamente le cattive abitudini se la smettiamo di identificarci con il passato. Il potere dell’“adesso” cresce insieme all’attenzione sensoriale. Dobbiamo condurre il paziente a esplorare il momento attuale, dobbiamo renderlo consapevole dei colori, delle linee, dei volumi, delle dimensioni, delle ombre, degli spazi che esistono fra gli oggetti. Deve sentire ogni singola parte del suo corpo per poi riunirle in un tutto unico; deve trasformare il respiro in piacere, deve captarne il calore e l’energia dentro e fuori di sé, deve capire che amare significa essere contenti di ciò che si è e di ciò che sono gli altri. L’amore cresce nella misura in cui la critica diminuisce: è tutto vivo, sveglio, e risponde. Tutto acquista potere se è il paziente a darglielo... Una madre faceva seguire un trattamento fitoterapeutico al proprio figlio: doveva fargli bere dell’acqua in cui aveva diluito quaranta gocce di un misto di oli essenziali, ma si rendeva conto che la situazione non migliorava. Le dissi: “Il problema è che non credi in questa medicina. Poiché sei di religione cattolica, ogni volta che gli farai bere le gocce, recita un padrenostro”. Così fece e il bambino guarì rapidamente. Se non diamo alla medicina un potere spirituale, non può avere effetto.
È bene sottolineare qui l’importanza dell’immaginazione. In questo libro ho fatto un esercizio: ho scritto un’autobiografia immaginaria, anche se non nel senso di “fittizia”, dato che tutti i personaggi, i luoghi e i fatti narrati sono veri, ma nel senso che la storia profonda della mia vita è il risultato di uno sforzo costante per stimolare la mia fantasia, ampliarne i limiti, per apprenderne il potenziale terapeutico e trasfiguratore. Oltre all’immaginazione intellettuale, esistono l’immaginazione emotiva, sessuale, corporale, sensoriale. L’immaginazione economica, mistica, scientifica, poetica. È presente in tutti i campi, compresi quelli che consideriamo “razionali”. Perciò dobbiamo svilupparla per affrontare la realtà, non partire da una prospettiva unica ma da molteplici angoli visuali.
Il nostro abituale parametro di valutazione è l’angusto paradigma delle nostre credenze e dei nostri condizionamenti. Della realtà misteriosa, vasta e imprevedibile, percepiamo soltanto ciò che filtra attraverso il nostro minuscolo punto di vista. L’immaginazione attiva è la chiave di una visione più ampia, permette di mettere a fuoco la vita da punti di vista che non sono i nostri, immaginando altri livelli di coscienza superiori al nostro. Se fossi una montagna o il pianeta o l’universo, che cosa direi? Che cosa direbbe un grande maestro? E se Dio parlasse attraverso la mia bocca, quale sarebbe il suo messaggio? E se io fossi la Morte?... Quella Morte che mi è stata rivelata da un cane che ha posato ai miei piedi un sassolino bianco, la stessa che mi ha separato dal mio Io illusorio facendomi fuggire dal Cile e spingendomi a cercare disperatamente il senso della vita. La stessa Morte che da terribile nemica è diventata una gentile dama di compagnia.
Per concludere, vorrei ritornare alla mia giovinezza e appollaiarmi di nuovo sul ramo di un albero insieme al mio amico poeta, e come quella volta indimenticabile vorrei dedurre dal molto che non sappiamo quel poco di prezioso che sappiamo:
Non so dove vado, ma so con chi vado.
Non so dove sono, ma so che sono in me.
Non so che cosa sia Dio, ma Dio sa che cosa sono.
Non so che cosa sia il mondo, ma so che è mio.
Non so quanto valgo, ma so non fare paragoni.
Non so che cosa sia l’amore, ma so che godo della tua presenza.
Non posso evitare i colpi, ma so come sopportarli.
Non posso negare la violenza, ma posso negare la crudeltà.
Non posso cambiare il mondo, ma posso cambiare me stesso.
Non so che cosa faccio, ma so che sono fatto da ciò che faccio.
Non so chi sono, ma so che non sono colui che non sa.
- da “La danza della realtà” di Alejandro Jodorowsky -
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