16/01/09

The Damned (Joseph Losey)

Domenica 18 Gennaio ore 21.30 al Clan Destino
The Damned - L’abisso
di Joseph Losey (1963 UK 96')

Simon Wells, un americano in viaggio in Inghilterra, convince Joan, una ladruncola che lo aveva assalito, ad abbandonare i teppisti ai quali si era unita. Inseguiti dal fratello di lei, i due sono costretti a fuggire a bordo di un motoscafo. Raggiunta una insenatura isolata, vicina ad una base militare, Simon e Joan si addentrano in una cavità e scoprono un misteroso ambiente sotterraneo che ospita un gruppo di enigmatici bambini. Gli adolescenti sono lì trattenuti in stato di prigionia dal professor Bernard che, d'accordo con le autorità inglesi, ne cura l'educazione ma ne impedisce qualsiasi contatto con l'esterno. Come ben presto Simon e Joan vengono a sapere, i bambini sono gli sfortunati figli di alcune coppie, rimaste vittime, tempo prima, di un esperimento atomico non riuscito. Guardati a vista da guardie coperte da tute protettive, i "figli della luce" (privi di sorriso e dalla pelle fredda) sono segnati dalle radiazioni, ma sopravvivono, per costituire - secondo il disegno dello scienziato - il nucleo della rinascita del genere umano all'indomani della probabile guerra nucleare che sterminerà ogni forma di vita. Simon e Joan tentano di liberare i ragazzi dal bunker, ma...Sulla base di un romanzo di H.L. Lawrence, Losey costruisce un film fortemente pessimistico, una storia senza speranze che ipotizza il potere impegnato in un freddo calcolo per la costruzione di un nuovo ordine sociale da istituire dopo le devastazioni di una guerra atomica, data come evento futuro inevitabile e non prevenibile (da fantafilm.net). Si tratta di uno splendido film, quasi esoterico, che richiama “Il villaggio dei dannati” di Rilla e anticipa di quasi dieci anni le scorribande dei boys di “Arancia Meccanica”. Un cult assoluto, impreziosito dalla presenza di un favoloso Oliver Reed. Stranamente non è mai stato adeguatamente rivalutato dai critici del nostro paese.

14/01/09

It's not where you take things from - it's where you take them to

"Nothing is original. Steal from anywhere that resonates with inspiration or fuels your imagination. Devour old films, new films, music, books, paintings, photographs, poems, dreams, random conversations, architecture, bridge, street signs, trees, clouds, bodies of water, light and shadows. Select only things to steal from that speak directly to your soul. If you do this, your work (and theft) will be authentic. Authenticity is invaluable; originality is non-existent. And don't bother concealing your thievery - celebrate it if you feel like it. In any case, always remember what Jean-Luc Godard said: "It's not where you take things from - it's where you take them to". (Jim Jarmush)

12/01/09

Cavallette (Bruno Bozzetto)

Cavallette
di Bruno Bozzetto

10/01/09

Flickering Lights (Anders Thomas Jensen)

Domenica 11 Gennaio ore 21.30 al Clan Destino
Flickering Lights
di Anders Thomas Jensen (2000 DAN/SVEZ 109')

Un gruppo di quattro piccoli delinquenti decide di tenersi il bottino di una rapina su commissione. Per sfuggire alla vendetta del committente, un violento boss chiamato Eskimo, scappano alla volta di Barcellona ma il motore dell'auto si fonde lungo una strada che attraversa il bosco. Uno di loro è ferito e, per poterlo curare, sono costretti a rifugiarsi nel rudere di un vecchio ristorante nel cuore del bosco stesso. Al fine di non destare sospetti, dapprima fingono di voler ristrutturare e riaprire il ristorante poi, progressivamente, il luogo e i loro strambi vicini li conquistano. I quattro amici decidono di restare ma Eskimo è già sulle loro tracce...
Il film è stato un enorme successo in patria ed è veramente incomprensibile la miopia dei nostri distributori che lo hanno completamente ignorato. Si tratta in effetti di un film delizioso. Una favola dai toni agrodolci che mescola violenza, humour e psicanalisi in un cocktail intelligente, pieno di trovate esilaranti e senza cedimenti fino alla fine. Gli attori, un cast di “all stars”, sono perfetti. La fotografia, premiata in patria, meravigliosa. La regia sicura, personale ma senza troppi fronzoli, con tempi equilibratissimi. La storia di gangster è in realtà un pretesto per raccontare l'amicizia che lega i protagonisti e l'evoluzione dei loro caratteri. Per farlo, Jensen, si serve di drammatici (ma al contempo spassosi) flashback nell'adolescenza di ognuno. Il legame tra il carattere esibito dall'adulto e il trauma subito in adolescenza è volutamente e grottescamente didascalico. Ed è proprio l'insolito equilibrio che si viene a creare tra i diversi generi (il dramma, la commedia, l'action, il grottesco) che dona a questo film una cifra stilistica assai accattivante e fa di questo regista una delle migliori new entry in ambito europeo di questi anni (da Asian World).

06/01/09

for No One (Tom Waits)

for No One
Tom Waits
Directed by John Lamb (1979)

Tom Waits for No One is a rotoscoped short movie starring Tom Waits. It features the artist singing "The One That Got Away" to an apparition conjured up in the lonely after hours down on Heartattack and Vine.
Produced and directed in 1979 by John Lamb, it was amongst the first music videos created specifically for the then up and coming MTV market, and was slated for release in 1980. Filmed live, and then edited down to five and a half minutes, the live frames were then painted over using a "video rotoscope" and converted to a caricatured animation. This particular combination of rotoscoping and video pencil, developed for Ralph Bakshi's "American Pop" but not used in that film, was considered innovative at the time, winning a 1979 Academy Award for Scientific and Technical Achievement. The film was never commercially released. (from "wikipedia en")

"Siamo sepolti sotto il peso delle informazioni, che vengono confuse con la conoscenza. La quantità è scambiata con l'abbondanza e la ricchezza con la felicità. Il cane di Leona Helmsley ha guadagnato 12 milioni di dollari l'anno scorso... e Dean McLaine, un contadino dell'Ohio, ne ha portati a casa 30.000. E' una versione colossale della pazzia che germoglia nei nostri cervelli, senza eccezioni. Siamo scimmie armate e piene di soldi." (Tom Waits)

04/01/09

Todo modo (Elio Petri)

Todo Modo (ore 21.30 al Clan Destino)
di Elio Petri (1976 ITA/FRA FRA 120')

Uno dei film maledetti del cinema italiano, ispirato ad un racconto di Leonardo Sciascia, volutamente mantenuto invisibile in tutti questi anni dal potere costituito. L’inquietante vicenda ha luogo in un albergo/eremo/prigione, nel quale capi politici, grandi industriali, banchieri e dirigenti d'azienda, oltre a tanti servi e leccapiedi, tutti appartenenti alle varie correnti democristiane, si ritrovano per gli annuali esercizi spirituali di tre giorni, al fine di espiare i reati di corruzione e altre che essi erano soliti praticare. Questa volta la riunione avviene in concomitanza con una misteriosa epidemia che miete numerose vittime in Italia.
Una pesantissima e simbolica denuncia verso la corruzione, l’affarismo distorto, il malcostume e il dilagare di interessi personali nella gestione della cosa pubblica da parte di chi comanda e dirige lo stato italiano. Tuttora un pugno nello stomaco dello spettatore, interpretato da un indimenticabile Gian Maria Volonté, calato nei panni del Presidente, oscura ed enigmatica figura che richiama nelle movenze, nei comportamenti e nel modo di parlare quella di Aldo Moro. Nel cast anche Marcello Mastroianni, Ciccio Ingrassia (in un cameo da brividi) e Michel Piccoli. E’ il film che ha ispirato Sorrentino per la costruzione del suo “Il Divo”. Da vedere e rivedere, anche per capire meglio l’attualità.

03/01/09

Martiri

Martiri

"Penso che la Storia sia piena di martiri poco saggi, imprudenti. Non c'è niente di sbagliato nell'essere un martire, se sai - cosa che molti ignorano - che esserlo va a vantaggio della causa. La vita, mi sembra, è piena della consapevolezza che puoi fare opera di distruzione solo fino ad un certo punto; se vai oltre non provochi proprio nessun cambiamento, perché allora succederà che si sbarazzano di te.Ciò non significa necessariamente che sarai ucciso, e nemmeno che ti manderanno in Siberia. Ma troveranno il modo di espellerti da questa società". (Robert Aldrich)
Nella foto Pierre Clémenti, uno dei tanti martiri che hanno attraversato la storia del cinema...

01/01/09

La camera mortale

La camera mortale

"L'isolamento in una camera che non debba comunicare con l'esterno perché piena di un'atmosfera mortale, una camera quindi dove per sopravvivere è necessario portare una maschera, ricorda molto le condizioni di vita dell'uomo contemporaneo. Certo non si può riflettere su questo mitico uomo a una dimensione senza dover purtroppo analizzare tutte le caratteristiche della nostra società industriale. Però una metafora efficace può essere molto suggestiva, può chiarire anche conseguenze estreme di cui non si parli espressamente, che restino appunto implicite; per esempio, il fatto di sapere di dover portare la maschera non ti dà, non dà un senso di angoscia?
L'introiezione di questi bisogni ossessivi e allucinatori non dà come risultato l'adattamento alla realtà, ma la mimesi, la massificazione, l'annullamento dell'individualità. L'individuo trasferisce il mondo esterno all'interno; vi è un'identificazione immediata dell'individuo nella società come un tutto identico. I bisogni per la sopravvivenza fisica sono risolti proprio dalla produzione industriale che propone adesso come altrettanto necessari il bisogno di rilassarsi, di divertirsi, di comportarsi, di consumare in accordo con i modelli pubblicitari, che rendono appunto manifesti i desideri che ognuno può provare. Il cinema, radio, televisione, la stampa giornalistica e qualunque altro buon servizio della produzione industriale (attualmente internet ndr) non è più indirizzato verso differenti destinazioni (no, questa frase non è chiara)...In queste condizioni di uniformità la vecchia alienazione diventa impossibile. Quando gli individui si identificano con l'esistenza che è loro imposta e trovano in essa compiacimento e soddisfazione, il soggetto dell'alienazione viene inghiottito dalla sua esistenza alienata".
(Frammento estratto da Dillinger è morto di Marco Ferreri 1969)