08/09/08

Posters di Phillipe Druillet per i film di Jean Rollin

Posters di Phillipe Druillet per i film di Jean Rollin

Le Viol du Vampire (1968 FRA 100')


La Vampire Nue (1970 FRA 90')


Les Frisson des Vampires (1971 FRA 95')

07/09/08

Freak Out! (Frank Zappa)

FREAK OUT! (Frank Zappa)
"A un livello personale Freaking Out è un processo mediante il quale un individuo si sbarazza di modi antiquati e restrittivi di pensiero, di abbigliamento e di etichetta sociale per esprimere creativamente il proprio rapporto con l'ambiente immediato e con la struttura sociale nel suo insieme...Noi vorremmo che chiunque ascolti questa musica si unisse a noi...diventasse un membro di The United Mutations...FREAK OUT!"
(Manifesto di Frank Zappa, riprodotto a caratteri minuscoli all'interno della copertina di "Freak Out!", il primo album pubblicato dai Mothers of Invention nel 1966).

Estratto da "Baby Snakes" di Frank Zappa.
Animazioni di Bruce Bickford

A questo proposito vi ricordo i libri culto del movimento "Freak Out" degli anni Sessanta:
Straniero in terra straniera (Stranger in a strange land) di Robert A. Heinlein
Il Segreto degli Slan (Slan) di Alfred Elton Van Vogt
Le guide del tramonto (Childhood's End) di Arthur C. Clarke
Il Signore degli Anelli (Lord of the Rings) di John R. R. Tolkien
Il libro tibetano dei morti (Bardo Thodol) di Padmasambhava
I Ching - Il libro dei Mutamenti
A scuola dallo stregone (The Teachings of Don Juan) di Carlos Castaneda
Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta (Zen and the Art of Motorcycle Maintenance) di Robert M. Pirsig

06/09/08

Requiem for a dream

Requiem for a dream
di Darren Aronofsky
(2000 USA 100')

E' l'opera seconda del regista dello straordinario Pi greco, un viaggio a rotta di collo nelle allucinazioni di quattro personaggi che vivono ai margini della società, ognuno di loro coltiva la speranza di una fuga dal grigiore di una quotidianità ripetitiva, con l'aiuto della droga o della TV, delle cure dimagranti a base di amfetamine o del denaro. Attraverso un uso meraviglioso di tutti i codici del linguaggio cinematografico (dalla musica al montaggio passando per la fotografia) Aronofsky frantuma una storia apparentemente banale e porge ai nostri occhi un'opera lucida sulla disgregazione di questo nostro Impero dello Spettacolo e della Merce. Un film che è un pugno nello stomaco, pura esperienza audiovisiva, un'iperbole senza pietà che accumula tensione senza mai rilasciarla, in grado di esplodere soltanto negli occhi dello spettatore. Un cinema che, attraverso uno sguardo che è finzione palesemente esibita, è in grado di svelare la realtà profonda del mondo contemporaneo, che per i più pare essere ancora totalmente invisibile.

05/09/08

Il metodo Cut up (William S.Burroughs)

Il metodo Cut up di Brion Gysin (William S.Burroughs)

In una riunione surrealista, negli anni Venti, Tristan Tzara, l'uomo dal nulla, propose la creazione-seduta-stante di una poesia, mediante l'estrazione di parole da un cappello. Il tumulto che ne seguì portò alla distruzione del teatro. andré Breton espulse Tristan Tzara dal movimento e fece sdraiare i cut-up sul divano di Freud.
Nell'estate del 1959 Brion Gysin, scrittore e pittore, ritagliò strisce di articoli di giornale, ricomponendole casualmente. "Minutes to go" è il risultato di questo primo esperimento con il cut-up. "Minutes to go" è composto di cut-up non riveduti né corretti, che risultano come una prosa del tutto coerente e significante. La metodica cut-up dona allo scrittore il collage, praticato dai pittori da almeno 50 anni, usato dalle cineprese, fisse o in movimento. Ogni ripresa per strada è, nei fatti, cut-up, per gli imprevedibili fattori del traffico e delle entrate in campo. e i fotografi vi confermeranno come le loro migliori immagini siano spesso fortuite...e altrettanto gli scrittori...Non potete volere la spontaneità, potete però introdurre l'imprevedibile - spontaneo con un paio di forbici.
Il metodo è banale. Vi insegno un modo per agire. Prendete una pagina. Ora tagliatela a metà, e ancora a metà. Avete quattro ritagli: 1 2 3 4. Ora ricomponete i ritagli accostando il 4 con l'1 e il 2 con il 3. Avete una nuova pagina. Talvolta dice le stesse cose, qualche volta dice cose del tutto diverse - il cut-up dei discorsi politici è un interessante esercizio - e comunque scoprirete che esprime qualcosa, e qualcosa di ben preciso. Un poeta o romanziere a vostra scelta, i brani che avete letto e straletto. Attraverso anni di ripetizione le parole hanno perso vita e significato...Tristan Tzara diceva "La poesia è di tutti". breton lo espulse dal movimento, bollandolo come sbirro. Ripetiamolo: "La poesia è di tutti"...il cut-up è per tutti, ognuno può cimentarsi...Tagliate le parole vedete come cadono. Shakespeare, Rimbaud vivono nelle loro parole. Tagliate le righe, sentirete la loro voce. I cut-up spesso si rivelano come messaggi in codice con un senso speciale per chi scompone...
In fin dei conti tutta la scrittura è un cut-up. Un collage di parole lette sentite sorprese. Cos'altro?...
(estratto da "Il demone della letteratura" William S. Burroughs, Brion Gysin - Shake edizioni)

04/09/08

Pater Familias

Pater Familias
di Francesco Patierno
(2003 ITA 87')

Un grande esordio per il cinema italiano. Un film duro, socialmente estremo, stilisticamente bruciante, che si iscrive tra Pasolini e Bresson senza sfigurare. Nell'hinterland di Napoli, dove la terra si confonde con i muri fatiscenti delle catapecchie, le famiglie tramutano la disperazione in aggressività domestica e la parola è un'incomprensibile litania. Matteo frequenta amici inclini alla delinquenza. Resta appena fuori da un clima di pesante violenza, ma non riesce a sottrarsi ad una reazione tragica quando scopre che la sua ragazza è stata violentata dal fratello. Il film è la cronaca di una giornata di libertà dal carcere, con alcuni flashback che raccontano stralci di una vita impossibile, di padri disadattati e bastonatori, mogli succubi, madri indifferenti e figli come possono essere. Il regista al primo film, ma assai maturo, riceve e trasmette, come un medium, l'energia incontenibile della disperazione. Cast fuori classe di ignoti grandi attori (?).

03/09/08

Sex Pistols - The Great Rock'n'Roll Swindle

Sex Pistols - The Great Rock'n'Roll Swindle
di Julien Temple
(1980 UK 103')

Attraverso i Sex Pistols il Punk è diventato una bandiera, un virus di potenza inaudita e dalla forte carica antagonista, implicitamente politica, capace attraverso provocazioni sconvolgenti e nichilismo puro di brutalizzare le belle maniere della musica e della società. Pensavo di fare un esaltato post sull'ultimo film di Temple sui Pistols "The Filth e the Fury" e parlar male dello storico "The Great Rock'n'Roll Swindle", che mi lasciò l'amaro in bocca ai tempi della prima visione in adolescenza...invece rivedendoli ambedue in sequenza mi sono reso conto che il primo svela drasticamente l'altra faccia della medaglia di una società consumistica allo sbando, in grado di assorbire e digerire qualsiasi sovversione.
La storia comincia nel 1973: Malcolm McLaren (ex manager dei New York Dolls) gestiva insieme alla moglie Vivienne Westwood la boutique "SEX", meglio conosciuta come "Let it Rock", bizzarro negozio di King's Road, una delle zone più lussuose di Londra. La boutique divenne un punto di riferimento per i giovani alternativi londinesi in un periodo in cui furoreggiavano i pantaloni a zampa d'elefante e le camicie a fiori. McLaren ebbe la bella pensata di cavalcare il malessere sociale e la trasgressione creando dal nulla un gruppo musicale con ragazzi, presi dalla strada, che non sapevano suonare e contemporaneamente lanciare una lucrosa nuova moda di abbigliamento fatta con materiale di recupero: magliette tagliate, spille da balia, cerniere, abiti fetish in cuoio e gomma e pantaloni in pelle. "The Great Rock'n'Roll Swindle" esplicita in maniera inequivocabile e ironicamente beffarda la strategia di McLaren e non va dimenticato che è stato ditribuito pochi mesi dopo lo scioglimento dei Sex Pistols e la morte di Sid Vicious, diventato nel frattempo un'icona giovanile. Una necrofila capacità di far quattrini, non c'è che dire...Il mito dei Sex Pistols nasce quindi dall'idea di McLaren di mettere insieme un gruppo musicale estremo dalla travolgente furia animalesca e distruttiva, con l'obiettivo di colpire al cuore l'asfittica industria musicale dell'epoca. Le ricette base, esplicitate nel film in dieci ironici comandamenti, sono: riduci le possibilità di vedere e ascoltare il gruppo, lascia perdere la musica e concentrati sui conflitti generazionali, fa litigare le case discografiche, crea l'evento trasgressivo, fai diventare la tua band il nemico pubblico numero uno inglese, scova un personaggio che possa colpire l'immaginario giovanile, fa un film che ne diffonda la fama. Inutile dire che McLaren è riuscito a rispettare tutti questi punti e di conseguenza si è portato a casa oltre un milione di sterline dell'epoca. Altro obiettivo di McLaren è quello di far litigare tra loro i ragazzi in modo da raccogliere i frutti del classico motto "dividi et impera", anche questo messo in atto da McLaren con precisione chirurgica, tanto che all'epoca i componenti della band rimasero senza il becco di un quattrino. Il progetto originario del film sui Sex Pistols ha inizio nel 1977, parallelamente alle performance dal vivo, e McLaren pensa bene di assumere il regista più trasgressivo sulla piazza, Russ Meyer, per dirigere uno script dal titolo "Who Killed Bambi?", scritto insieme al critico Roger Ebert (coppia esplosiva che successivamente ci ha regalato il magnifico "Beneath the Valley of the Ultra-Vixens"). La produzione però fallisce in breve tempo e il progetto si arena fino al 1978 quando McLaren e Julien Temple ricominciano le riprese, su una sceneggiatura completamente diversa. Ne esce un film dissacrante e spiazzante che letteralmente sputa ripetutamente sul mito Sex Pistols, riducendoli a gruppo da cartoni animati, e lo fa in maniera decisamente punk! Certo che, leggendo varie recensioni sul film, nessuno sembra aver capito l'insolente provocazione del burattinaio McLaren e la graffiante fotografia della nostra società che il film mostra...forse perché si è punk solo per ciò che fa comodo o forse solo perché si portano la cresta, gli anfibi e il chiodo purtroppo...e questo non fa che dar ragione al volpone McLaren. Tra le sequenze memorabili va ricordata quella in cui McLaren balla con indosso una maglietta con scritto beffardamente "Cash from Chaos" e quella in cui i pezzi dei Pistols vengono suonati in chiave disco nel nuovo locale di McLaren e diversi punk ballano scatenati e felici...pochi anni dopo la moda è cambiata, bisogna adeguarsi per continuare a far soldi sulla massa di pecore lobotomizzate...Altra scena memorabile è quella che sbeffeggia il concerto dei Pistols tenuto su una barca sul Tamigi durante il Giubileo della regina al grido di "God save the queen", acme della trasgressione del gruppo. All'epoca l'happening architettato da McLaren si concluse nel caos e fruttò alla band fama imperitura, McLaren e i Pistols vennero arrestati. Nella scena ricostruita in The Great Rock'n'Roll Swindle vediamo Rotten e Vicious sostituiti da un delirante falso criminale nazista (un attore nelle vesti di Martin Bormann) e dal vero rapinatore di treni Ronald Biggs, celebre bandito inglese fuggito milionario dalla patria e recuperato da McLaren in Brasile. Un'altra scena da menzionare è quella dell'audizione tenuta nel 1978 dove i fans possono essere un Sex Pistols per un giorno e dove si assiste a performance simili a quelle di Rotten. Imperdibili anche le immagini dello sciroccato Sid Vicious (che suonava spesso dal vivo con l'amplificatore spento per evidenti incapacità tecniche) mentre passeggia nel quartiere ebreo di Parigi con indosso una maglietta raffigurante una svastica o mentre esegue la memorabile cover di "My Way" di Frank Sinatra. Nel film viene raccontato anche di come Vicious durante i concerti del gruppo (di cui non faceva ancora parte) inventò il modo di ballare chiamato "pogo", successivamente utilizzato in tutto il mondo. Altra sequenza da notare è quella in cui Johnny Rotten, durante l'ultimo concerto americano del 1978, chiude la cover di "No fun" con l'enigmatica frase: "Vi siete mai sentiti come se foste stati fregati?", preludio a ciò che succederà in seguito. Per quanto riguarda i componenti della band, il tempo ha dato ragione a McLaren e il fascino del denaro li ha decisamente coinvolti...Nel 1986 i Sex Pistols hanno vinto (ricevendo vari milioni di sterline di danni) la causa aperta per proventi non pagatigli dal loro manager, Malcolm McLaren. Nel 1996 si è assistito ad una patetica reunion della band con un tour per celebrare il ventesimo anniversario dei Sex Pistols, tour intitolato, esplicitando beffardamente i loro avidi propositi, "Filthy Lucre Tour" (il tour dello sporco lucro). Nel 2000 Julien Temple girando "The Filth and the Fury" lava via l'onta del film precedente raccontando la storia dal punto di vista dei componenti della band e sbeffeggiando McLaren. Tutto ciò prepara la strada all'ennesima reunion del 2003, fatta per arraffare mucchi di quattrini attraverso un tour in Nord America di tre settimane. "Anarchy in the UK" è finito recentemente nella colonna sonora di un videogioco...
Tutto ciò non sminuisce comunque la portata innovativa del movimento punk, che come pochi altri ha simboleggiato il disagio e la rabbia di un'intera generazione, che come afferma Valerio Marchi col "motto No Future non ha rappresentato soltanto il giovane midclass destinato per la prima volta dopo generazioni a star peggio dei propri genitori, o annichilito dal timore che il tutto si risolverà (male) con un gran fungo atomico, ma anche il giovane proletario privo di ogni prospettiva, occupato, sotto-occupato o disoccupato che sia. Quel che vi è racchiuso è una definitiva presa di coscienza delle valenze irreversibili di un modello di sviluppo che implica la cancellazione di ogni possibile futuro per le fasce destinate a uno stato di subalternità economica, culturale, tecnologica. Perché inoltre stupirsi del "distacco dal futuro" dei giovani quando questo sembra essere un sentimento diffuso, che segna una società sempre più percorsa da nevrosi, paranoie e fobie, preda di incertezze economiche, travolta da un'accelerazione tecnologica che tutto muta o trasforma?"

"Il punk è una cultura in cui si registrano le più differenti influenze: dall'Internazionale Situazionista all'underground britannico degli anni Sessanta. In particolare la scena freak di Notting Hill è un accertato precedente del Punk Rock dei tardi anni settanta. Ma, sebbene alcuni dei protagonisti del movimento punk delle origini conoscessero la teoria spectro-situazionista, l'influenza del futurismo, di Dada, dei Motherfuckers, di fluxus e della mail-art è più evidente e degna di nota. La natura iconoclastica delle "identità" punk (es. Johnny Rotten, Sid Vicious, Siouxie Sioux, Dee Generate e Captain Sensible) riecheggia pseudonimi di mail-artisti come Cosey Fanni Tutti, Pat Fish e Anna Banana. Frequentando le scuole d'arte, i membri di rock band come i Clash e Adam and the Ants avevano subito l'influenza del futurismo e di Dada. La didattica retrograda delle art school inglesi, l'ambiente da cui emerse il movimento punk aveva come risultato la conoscenza delle prime manifestazioni dell'avanguardia utopica e l'ignoranza dei suoi sviluppi post-bellici." (Stewart Home)

02/09/08

Zona di Guerra

Zona di Guerra
di Tim Roth
(1999 GB 99')

La "zona di guerra" del piccolo spavaldo romanzo di Alexander Stuart, alla base del film di debutto alla regia dell'attore Tim Roth, è Londra. Roth nel film della metropoli mostra ben poco, mentre si concentra sulla zona turistica del Devon, sulle scogliere, ma riprese fuori stagione. E' la storia di una famiglia apparentemente per bene, nella quale il quindicenne Tom (Freddie Cunliffe) sospetta un legame incestuoso tra il padre (Ray Winstone) e la sorella Jessie (una molto intensa Lara Belmont). Tra loro c'è la madre (Tilda Swinton) in attesa di un terzo figlio. Il film è un melodramma che sfocia nella tragedia. La regia di Roth è pittorica ed austera, rinuncia ad ogni effetto e non chiede complicità psicologiche e morali. La sua zona di guerra è la famiglia, dove il più forte è tradizionalmente il padre, maestro di morale a parole, quanto lo è di sopraffazione nei fatti. Roth si dimostra un autore coraggioso, impeccabile e risoluto ed il suo film, uno dei pochi negli ultimi anni sicuramente da vedere, difficilmente si dimentica. A quando un nuovo film?

Canicola

Canicola
di Ulrich Seidl
(2001 Austria 121')

L'Austria infelix di "Canicola", sgradevole e prezioso esordio nel lungometraggio di Seidl, disturbante e non mite, è un universo in cui le "figure" hanno la pesantezza di corpi sfatti, appendici informi, molli, rugose di una mente e di psicologie straziate da qualche sordo dolore o da qualche disfunzione e il "paesaggio" é un vuoto riempito da luoghi di transito come le superstrade,le villette a schiera, i posteggi degli ipermercati, i peepshow, i locali per scambisti. Una serie di quadri in cui individui/monadi, solitari o aggrovigliati in amplessi statici e crudeli, si fanno guardare dal regista. Ulrich Seidl é un documentarista e il suo sguardo é abituato a sezionare, ad afferrare, a registrare, ad aggredire l'illusione del vero e del verosimile. I disperati rapporti di forza (splendidamente teorizzati da Fassbinder) non riguardano più l'amore, ma il disamore, non più il sesso, ma la carne anonima. La paura non mangia più l'anima, becchetta il corpo. Attendo con fiducia che distribuiscano "Import/Export", nuovo film di Seidl, sono un illuso?