06/12/07

Break up

Break up - L'uomo dei palloni
di Marco Ferreri (1969 FRA/ITA 85')
con Marcello Mastroianni, Catherine Spaak, William Berger,
Ugo Tognazzi, Antonio Altoviti, Marco Ferreri, Sonia Romanoff.

Capolavoro del sublime Ferreri, maciullato nel 1965 dal produttore Carlo Ponti (i Cahiers du Cinéma, per l'occasione, lo definirono "un boia travestito da benefattore") che lo ridusse a 25 minuti facendone un episodio del film "Oggi, domani, dopodomani". In Francia, nel luglio 1969, uscì una versione lunga del film, poi presentata alle "Giornate del cinema democratico" di Venezia nel 1973 e distribuita nelle sale nel 1979 con scarsissimo successo di pubblico e in seguito trasmessa dalla Rai.
Si tratta di un'illuminante parabola sulle condizioni di vita nella società contemporanea (pensata oltre 40 anni fa!) e al contempo una lucida riflessione sulla crisi dei valori della conoscenza e della ragione individuali in un mondo apparentemente vincente e "perfetto", ma in realtà sottomesso alle disumanizzanti regole della società industriale capitalistica.
Il protagonista (Marcello Mastroianni...indimenticabile) è un rampante industriale del settore dolciario milanese, self-made man in pieno periodo di boom economico degli anni '60. La sua vita programmata al millimetro e densa di rassicuranti certezze gli va a gonfie vele: benessere, successo, ricchezza, fidanzamento con una stupenda ragazza di buona famiglia. Fino a quando l'imponderabile divampa nella sua vita, Mario durante un'intensa giornata di lavoro ha un ossessione fulminante: riuscire a determinare il limite di capacità d'aria di un palloncino (da regalare per Natale ai bambini insieme ai cioccolatini), sulla cui superficie dovrebbe esservi scritta la pubblicità della sua ditta. Calcolare con precisione e scientificamente quale sia il punto limite tra massima espansione del palloncino e sua esplosione diventa il leit-motiv della sua esistenza e ciò lo porterà progressivamente a disinteressarsi del lavoro, della casa e della fidanzata; totalmente assorbito a gonfiare palloncini che inesorabilmente si rompono.
Sempre più introverso e turbato, incontra in una sauna un affermato amico ingegnere che fallisce nel fornirgli una formula esatta per la misura d'aria, confuso anche lui da calcoli scientifici difficilissimi e imprevisto. Anche la scienza quindi si dimostra impotente di fronte al suo problema e tutto il mondo si rivela, improvvisamente e definitivamente, nella sua vacuità. L'irrazionale irrompe nell'ovvietà della civiltà dei consumi, facendone così esplodere le illusorie certezze. Nella vita tutta programmata dell'industriale dolciario milanese, la sfida del palloncino rappresenta l'unico elemento di cui non riesce più a controllare perfettamente il destino: "Se io smetto di gonfiare e dentro c'è ancora dello spazio, il mio è un fallimento! Se non ci riesco, io dentro sono un fallito...morale". L'intelligenza, la ragione, la scienza e il denaro non riescono
a dominare totalmente la realtà, non riescono ad annullare l'accidentalità del reale e il caso.
Il graffiante Ferreri mette a nudo la banalità quotidiana dell'esperienza borghese, così come le paure più intime dell'individuo schiacciato dal produrre a ogni costo, rappresentandone la subdola alienazione, i miti superficiali e gli inquietanti feticci tra cui il cibo, il sesso, l'accumulazione materiale frenetica, il consumo, la morte.
Nel film, genialmente, il successo nella società non viene contraddetto e sbilanciato dalle regole oggettivamente spietate della società capitalistica (crisi economiche, concorrenza, conflitti sociali...), ma , paradossalmente, dal senso e dal valore più dissimulati e letali della organizzazione capitalistica della società, da regole del gioco obbligate e insindacabili, che rendono il nostro mondo tuttora sempre più inabitabile e sempre più lontano dalle esigenze profonde dell'essere umano. Per il protagonista, quando capirà l'inganno (il banale ragionamento sul palloncino si sottrae alle leggi perfette e rassicuranti che regolano l'enorme macchinario della società tecnologica), sarà terribile cedere all'incertezza, all'incapacità di calcolare l'imponderabile, ammettere la propria impotenza, la sconfitta della ragione e del calcolo matematico. Comprendere la propria identità mercificata, dominata dal denaro e dagli strumenti della tecnologia, sarà per il protagonista la salvezza dalla spoliazione della propria personalità, dall'alienazione nel mito di efficienza industriale con i suoi valori posticci, ma al tempo stesso il prezzo da pagare sarà totale, saranno irrimediabilmente minate le sue possibilità di sopravvivenza in un mondo che non lascia scampo, o si è dentro o si è spietatamente fuori (a meno che non si abbia il bancomat pieno).
Lo stile di regia di Ferreri è astratto e veramente sperimentale per l'epoca, le scene si spezzano e si immobilizzano in foto fisse, il montaggio concitato conferisce un ritmo straordinario alla pellicola. Colori, suoni e movimenti creano un'opera unica ed irripetibile, citiamo ad esempio la straordinaria sequenza del night club surreale, trascinante e beat. A quando una riedizione in DVD...

"Termina così l'uomo del dopoguerra, essere reattivo e dinamico per eccellenza, il "costruttore" di una prospettiva storica che ora va chiudendosi su se stessa, uccidendone l'artefice. L'uomo accusa sé stesso, ammette le colpe, schemi politici, convenzioni civili e domestiche in una serie di repentini mutamenti camaleontici: è un uomo votato all'autodistruzione."
(Marco Ferreri)

05/12/07

Dai sospiri

Dai sospiri nasce qualcosa,
ma non dolore, questo l'ho annientato
prima dell'agonia; lo spirito cresce,
scorda e piange; nasce un nonnulla che,
gustato, è buono; non tutto poteva deludere;
c'è, grazie a Dio, qualche certezza:
che non è amore se non si ama bene,
e questo è vero dopo perpetua sconfitta.
Dopo siffatta lotta, come il più debole sa,
c'è di più che il morire;
lascia i grandi dolori o tampona la piaga,
ancora a lungo egli dovrà soffrire,
e non per il rimpianto di lasciare una donna in attesa
del suo soldato sporco di parole
che spargono un sangue così acre.
Se ciò bastasse, se ciò bastasse a dar sollievo al male,
il provare rimpianto quando quello è perduto
che mi rendeva felice nel sole,
quanto felice il tempo che durava,
se ambiguità bastassero e abbondanza di dolci menzogne,
potrebbero le vacue parole sostenere tutta la sofferenza
e guarirmi dai mali.
Se ciò bastasse, osso, tendine, sangue,
il cervello attorcigliato, i lombi ben fatti
cercando a tastoni la materia sotto la ciotola del cane,
l'uomo potrebbe guarire dal cimurro.
Ché tutto quello che va dato, io l'offro:
briciole, stalla, e cavezza.
(Dylan Thomas)

04/12/07

Mare

Sul molo di Iviron, al mare della sera...
le persone come le onde del mare.
Mai nessuna uguale
mai nessuna ritorna.
Ognuna è l'onda
per l'eternità di un istante.
Nessuna muore,
solo ritorna Mare.
Come un bambino il Mare
sulla riva gioca
ad ogni flusso
a diventare onda.
Così a volte, qualcosa dentro di noi
ha nostalgia di quell'immensità...
e si ricorda di essere Mare.
(Mizar)

03/12/07

Il dono

Un giorno così bello.
La nebbia s'è alzata presto e ho lavorato in giardino.
I colibrì si fermavano sui fiori del caprifoglio.
Non c'era cosa al mondo che volessi possedere.
Non conoscevo nessuno degno d'essere invidiato.
Qualunque torto avessi subito, l'ho dimenticato.
Pensare che una volta ero lo stesso non mi imbarazzava.
Nel corpo non sentivo alcuna pena.
Quando mi sono raddrizzato, ho visto il mare azzurro e le vele.
(Czeslaw Milosz)

Fallo!

Se hai intenzione di tentare
fallo fino in fondo.
Non esiste sensazione altrettanto bella.
Sarai solo con gli dei
e le notti arderanno tra le fiamme.
Fallo, fallo, fallo, fallo.
Fino in fondo,
fino in fondo.
Cavalcherai la vita fino alla
risata perfetta,
è l'unica battaglia giusta
che esista.
(Charles Bukowski)

02/12/07

Istanti

Se io potessi vivere nuovamente la mia vita
nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non tenterei di essere tanto perfetto, mi rilasserei di più,
sarei più stolto di quello che sono stato,
in realtà prenderei poche cose sul serio.
Correrei più rischi, viaggerei di più, scalerei più montagne,
contemplerei più tramonti e attraverserei più fiumi,
andrei in posti dove mai sono stato,
avrei più problemi reali e meno problemi immaginari.
Io sono stato una di quelle persone che vivono sensatamente,
producendo ogni minuto della vita.
E' chiaro che ho avuto momenti di allegria, ma se tornassi a vivere,
cercherei di avere soltanto momenti buoni.
Perché di questo è fatta la vita, solo di momenti da non perdere.
Io ero una di quelle persone che mai andavano da qualche parte
senza un termometro, una borsa d'acqua calda, un ombrello e un paracadute:
se tornassi a vivere, viaggerei più leggero.
Se io potessi tornare a vivere, comincerei ad andare scalzo
all'inizio della primavera e continuerei così fino alla fine dell'autunno.
Girerei più volte nella mia strada, contemplerei più tramonti e
giocherei di più con i bambini.
Se avessi un'altra volta la vita davanti...Ma, vedete, ho ottantacinque anni e
non ho un'altra possibilità.
(Jorge Luis Borges)

01/12/07

Le Isole

Ci sono delle isole nel Mar Nero
fatte di fredda pietra bianca
ove ci si sente sempre tanto soli,
così si finisce per entrare in certi castelli
fra le cui mura, zeppe di stanze,
si possono incontrare donne morbide,
donne grandi bianche e dolci
distese su letti disfatti.
Donne dalla cui pelle si leva
in esili volute ricciolute
un profumo azzurro
che si spande nell'aria diafana delle stanze.
Però non è consigliabile fermarsi
poichè esse sono là e aspettano.
E sono capaci di tutto
di prendere qualsiasi forma
e di scorrere via come l'acqua.
E' pericoloso andare in quelle isole del Mar Nero
conviene molto di più uscire
e andare a comprarsi un bel prosciutto.
(Boris Vian)

La notte

I giorni vengono distinti fra loro,
ma la notte ha un unico nome.