31/07/08

L'Aristocrazia dei Freaks

"C'è qualcosa di leggendario nei freaks. Come un personaggio da fiaba che ti ferma e ti chiede di risolvere un indovinello. La maggior parte della gente vive nel timore di avere un'esperienza traumatica. I freaks nascono con i loro traumi. Hanno già superato il loro esame. Sono aristocratici."
(Diane Arbus)

29/07/08

Marracash

Marracash
Badabum Cha Cha

The Teenage Nightmare
The Time has come to blow your mind
Another world you gotta find
Follow your leader street corner king
Smash up bash up everything
Drive to Soho in stolen cars
Get thrown out of posh wine bars
Score some speed, all you need
The clockwork orange is what you read
A teenage nightmare for those who dare
The real life drama of living here
They breack your heart but not your soul
You steal a part of the starring role
The teenage nightmare is what you know
When to stop and how far to go
No such thing as love and peace
Ask the army the state police
It's a civil war this time for real
This is how we're made to feel
Victims of the laws of the land
On the terrace is where we stand
This is the story of life today
A musical anarchy in U.K.
The teenage nightmare of danger beware
An innocent man in the electric chair
The urban blitz of riot stories
Victims of your hope and glories
Born into by those who don't care
Your future dream our teenage nightmare
(Garry Johnson, 1982)

28/07/08

STeLArC e la Salamandra

STeLArC e la Salamandra

Artista cruciale per il mondo contemporaneo, Stelarc si dedica da quarant'anni alla ricerca sui limiti psichici e corporei dell'essere umano (sopra lo vediamo sospeso con funi nel vuoto in una performance dei primi anni Settanta) e sulla sperimentazione percettiva. Stelarc ha avuto, da subito, la consapevolezza che la scienza possedesse gli strumenti per trasformare il metafisico in fisico, l'interiore in esteriore, le avventure della mente in avventure della tecnologia. Negli ultimi decenni si è dedicato a sviluppare le possibilità del corpo di trasmigrare verso altre forme, più complesse, in cui le caratteristiche corporee oltrepassassero i confini dell'essere umano comunemente inteso. "Siamo giunti a un punto nel nostro sviluppo post-evoluzionistico in cui la normale evoluzione organica darwiniana non è più determinata dai fattori presenti nella biosfera, dalle forze gravitazionali. Adesso lo è dalla spinta di informazioni, abbiamo accumulato questo input che produce questi desideri da esplorare, estendere, amplificare, valutare, diagnosticare maggiormente. Così ciò che ha inizio come strategia evoluzionistica, questa curiosità che è essenzialmente il risultato della nostra mobilità e percezione, ora giunge a un punto in cui questa accumulazione (di informazioni) comincia ad avere una propria dinamica e direzione e agisce da propulsore per il corpo e lo forgia in nuove forme. Il campo dell'informazione ora modella la struttura del corpo." I suoi ultimi lavori Ping Body e Parasite sono incentrati sulla interconnessione del corpo dell'artista a Internet, attraverso un computer interfacciato con un complesso sistema di stimolazione muscolare. Tutto ciò permette all'artista di dare origine a misteriose reti neurali ibride, tra organico e artificiale: "un motore di ricerca analizza Internet in tempo reale, seleziona delle immagini che trova, e mentre le mostra sul visore gli stessi dati vanno a stimolare il mio sistema muscolare. Il mio corpo quindi si muove in base a stimolazioni provenienti da Internet, mentre i miei occhi vedono immagini che hanno la stessa provenienza". Un lavoro peculiare, il suo, che mostra di ricordarsi che la scienza originariamente includeva la ragione estetica, il libero gioco, la follia dell'immaginazione e la fantasia della trasformazione...poi però, nei tempi moderni, si è permessa il lusso di razionalizzare le possibilità. Ecco ora, nelle opere di Stelarc, ripresentarsi il legame originario tra scienza, arte e filosofia: la consapevolezza della divergenza tra il reale e il possibile, tra la verità apparente e quella autentica e lo sforzo immane di comprendere e di vincere questa divergenza. Una ricerca guidata dalla ferma convinzione che la combinazione di informatica e biotecnologie produrrà non solo nuove forme di vita e nuovi canali di comunicazione, ma determinerà anche nuovi modi di percepire il tempo e lo spazio, portando così a nuove strutture di pensiero. Celeberrimi gli esperimenti di Stelarc sulla "terza mano", iniziati nel 1984, in cui un arto artificiale veniva messo in connessione con il sistema nervoso dell'artista, che in tal modo poteva muoverlo volontariamente. Un metodo per ampliare la percezione di sé, in accordo con le tesi di Marshall McLuhan, che affermano che gli oggetti che usiamo costituiscono delle estensioni corporee, e che la nostra percezione e le nostre modalità di pensiero vengono profondamente trasformate dall'utilizzo di questi oggetti. Quindi, potenziando le nostre capacità corporee originarie con nuovi strumenti di espansione, possiamo arrivare a nuovi stati di percezione della realtà. La trasmigrazione corporea permetterebbe anche di effettuare una mutazione dell'essere umano, intesa sia come difesa che come necessità per la sopravvivenza nei confronti di una realtà esterna (assenza d'acqua, cambiamenti climatici, inquinamento), che sta cambiando assai rapidamente e non permette più agli individui di adattarsi.

"E' tempo di sparire dalla storia umana, di tendere alla velocità di fuga terrestre e di raggiungere una condizione post-umana. E' tempo di svanire, di essere dimenticati nello spazio extraterrestre. L'importanza della tecnologia potrebbe essere quella di culminare in una coscienza aliena, che sia post-storica, trans-umana o addirittura extraterrestre. In quest'epoca di sovraccarico informativo, non è più tanto significativa la libertà delle idee quanto piuttosto la libertà di forma. Il punto non è più se la società ti permetterà di esprimere te stesso, ma se la specie umana ti lascerà infrangere i vincoli dei tuoi parametri genetici. Ciò che è importante non è più vedere il corpo come oggetto di desiderio, ma come oggetto da ridisegnare. Per me la premessa è che se alteri l'architettura del corpo, ne alteri la sua visione del mondo, e questo è affascinante. Noi siamo alla fine della filosofia, data l'obsolescenza della nostra fisiologia. Il pensiero umano si ritira nel passato dell'uomo...L'artista può diventare un architetto degli spazi corporei interiori, ristrutturando il territorio umano e ridefinendo il nostro ruolo di individui...Ciò che è filosoficamente rilevante non è più il dilemma mente/corpo, ma piuttosto la divisione corpo/specie. E proprio come la fissione dell'atomo sprigiona enormi quantità di energia, così la scissione della specie umana, determinata dalla tecnologia implosiva (innestata all'interno del corpo), genererà un enorme potenziale biologico, risolvendosi in un'arricchente e stimolante diversificazione del genere umano. Una volta che la tecnologia avrà munito ogni corpo del potenziale per progredire individualmente nella sua evoluzione, la coesione della specie non sarà più importante". Qui, nell'affascinante e utopica logica di Stelarc, c'è un imprecisione in quanto per specie, biologicamente parlando, si intende un insieme di individui che incrociandosi tra loro generano potenzialmente una prole illimitatamente feconda. E quindi, probabilmente, è più preciso parlare, in tal caso, di divisione corpo/genere umano.
Ma forse la situazione del genere umano prossimo venturo è ancora più complessa, anche perché come sosteneva il geniale Gregory Bateson la nostra carne è pensante. Nell'organismo vi è come una grande rete chiamata sistema fasciale e tutte le parti del corpo (le ossa, le articolazioni, i visceri, il sistema nervoso centrale, i muscoli etc) sono intimamente collegate grazie a questa rete. Tale sistema funziona come una rete da pesca: i muscoli sono pesci, i visceri sono pesci...Quando un pesce si impiglia, muove l’intera rete. Un movimento di una parte si trasmette immediatamente alle altre. Il tutto è costituito da tessuto connettivo, che viene a rappresentare una vera e propria intelligenza corporea, che può anche essere modulata accuratamente a fini terapeutici, come ben sanno alcuni osteopati.
Ma nel tessuto connettivo risiedono probabilmente anche altre sconosciute capacità...Alcuni scienziati si stanno dedicando con fervore allo studio della salamandra, in quanto essa è l'unico vertebrato esistente in grado di rigenerare arti amputati. E' un animale che conserva per tutta la vita la capacità di far ricrescere sostituti perfetti di parti del corpo perdute.
Per fattori ancora misteriosi, il sito di amputazione può trovarsi ovunque lungo tutto l'arto e, indipendentemente dal punto in cui è situata la ferita, ricrescono solo le parti amputate. Dagli studi effettuati si è dimostrato che dopo l'amputazione di un arto di salamandra, le cellule che svolgono un ruolo chiave per la rigenerazione sono i fibroblasti, cellule del tessuto connettivo. I fibroblasti migrano attraverso la superficie di amputazione, per confluire al centro della ferita, dove proliferano fino a formare un blastema, cioé un aggregato di cellule tornate immature (simili alle staminali) che faranno da progenitrici al nuovo arto. Sembra, inoltre, che i fibroblasti siano in grado di dialogare tra loro per determinare l'entità di riparazione della ferita. Nel processo si attua un particolare processo, chiamato di "dedifferenziazione", per cui una cellula matura e specializzata torna ad uno stadio più primitivo, embrionale, che le permette di moltiplicarsi e di fare da progenitrice per i tipi di tessuto necessari alla rigenerazione. Ciò che stimola l'immaginazione degli scienziati è il fatto che i nostri polpastrelli hanno già le capacità intrinseca di rigenerare, per cui forse la rigenerazione è una nostra potenzialità ancestrale. Lasciato guarire in modo naturale, il polpastrello amputato di un individuo qualsiasi (ciò è molto evidente nei bambini) spesso recupera il suo contorno, l'impronta digitale e la sensibilità tattile. Altra scoperta fondamentale è che i fibroblasti umani adulti, come quelli della salamandra, conservano il ricordo del sistema di coordinate spaziali usato per stabilire il piano corporeo all'inizio dello sviluppo dell'embrione.
Con queste premesse tra qualche anno (una decina?) ne vedremo delle belle...che dite?


http://www.stelarc.va.com.au

(le parole di Stelarc sono prese da interviste presenti sul Web, la parte sulle salamandre deriva da un articolo del prof. Muneoka e coll.)
Jenny Haniver e i Nanobi
La Neuromatrice e il Ventriloquo

26/07/08

Influences

Influences
Phil Hansen (2007 USA 5')

L'immaginazione

"Una psicoanalisi materiale può...aiutarci a guarire delle nostre immagini, o almeno aiutarci a limitare l'influsso delle nostre immagini. Si può allora sperare...di poter rendere felice l'immaginazione, o, in altre parole, di poter dare una buona coscienza all'immaginazione, accordandole appieno tutti i suoi mezzi d'espressione, tutte le immagini materiali che si affollano nei sogni naturali, durante la normale attività onirica. Rendere felice l'immaginazione, lasciarla operare in tutta la sua esuberanza, vuol dire precisamente attribuire all'immaginazione la sua vera funzione di propulsione psichica." (Gaston Bachelard)

opera di Robert Williams

25/07/08

Rubber's Lover

Rubber's Lover
di Shozin Fukui (1996 GIAP 91')
con Nao, Norimizu Ameya, Youta Kawase, Mika Kunihiro, Sosuke Sato.

Mi risulta affascinante indagare su cosa passa per la testa dei registi giapponesi di cinema estremo...quali sono le motivazioni profonde che li spingono a generare opere tanto disturbate e disturbanti, come questo "Rubber's Lover"...probabilmente la cultura dei manga e una società ottusamente repressiva sono le due molle scatenanti principali. Le immagini e i suoni di questo film sono veramente come proiettili che ti si conficcano in testa e la cinepresa del regista viene a configurarsi come un'inesorabile mitragliatrice. Il regista Fukui (il cui primo film "964 Pinocchio" avevo trovato orribile) ribadisce che creare qualcosa che non è mai esistito prima è uno dei parametri del suo cinema e, in parte, in questo caso sicuramente ci riesce, anche se i debiti con Sogo Ishii, Shinya Tsukamoto e Izumiya Shigeru sono evidenti. L'associazione di montaggio frenetico (fino ad arrivare all'inserto di immagini quasi subliminali), estetica fetish/cyberpunk, scene splatter, episodi di sesso morboso, e colonna sonora rumoristica fa sempre un certo effetto, specie se vista su grande schermo. La capacità di questo genere di cinema è quella di stamparsi direttamente sul nostro sistema nervoso centrale, senza mediazioni, attraverso un assalto belluino ai nostri assopiti sensi, abitualmente sedati dalla visione dell'ultima commediola francese o dal John Rambo di turno...da questa visione se ne esce, invece, con un senso permanente di instabilità e una strisciante angoscia interiore (tutte quelle urla...)...con la sensazione che dalla commistione tra carne e metallo/macchina (ormai una realtà scientifica tangibile ai giorni nostri) che appare sullo schermo non possano che aversi cattivi presagi. In tal senso questi film si riallacciano alla tradizione dei film di mostri degli anni Cinquanta (Godzilla, Gamera, Mothra, King Ghidorah e affini), che mettevano in guardia dall'uso scellerato dell'atomica, così come ora tali pellicole sottolineano e ci avvertono sugli effetti devastanti di un uso delinquente dei progressi scientifici.
La storia del film incentrata su losche situazioni di sperimentazione scientifica illegale non è importante, ciò che va sottolineato è come questi registi siano in grado di modificare temporaneamente la nostra percezione (la sensazione permane per qualche minuto anche dopo la fine della visione), attraverso l'uso del mezzo cinema in tutte le sue deflagranti potenzialità e tutto questo lo fanno nonostante un bassissimo budget.
Non per tutti i gusti (che bello esistano ancora film non carini!), ma visivamente straordinario, con un bianco e nero abbacinante e personaggi che non si possono più dimenticare (l'assistente, il muscoloso, la creatura) e probabilmente anche con un peculiare e delirante messaggio filosofico sottostante.

"Dominant power comes when mental anguish exceeds physical tolerance"
(dal film)

24/07/08

Arcana

Arcana
di Giulio Questi (1972 ITA 111')
con Tina Aumont, Lucia Bosé, Maurizio Degli Esposti.

Film dimenticato e pressoché introvabile, di cui ho visto una versione mutilata di ben 26 minuti, che mi ha lasciato l'amaro in bocca e l'impressione di avere assistito a scaglie lampeggianti di un'opera maestosa, insinuante e profonda, con pochi eguali nel cinema italiano. E' l'ultimo film prodotto dalla coppia illuminata formata da Giulio Questi e Franco Arcalli, favoloso sceneggiatore e montatore (collaboratore anche di Antonioni, Bertolucci e la Cavani). I due film precedenti della coppia, "Oro Hondo" (Se sei vivo spara) e "La morte ha fatto l'uovo", sono due cult universalmente riconosciuti. Questo film invece è sconosciuto a quasi tutti perché, all'epoca d'uscita, ha subito una distribuzione microscopica a causa del fallimento del produttore mentre erano in stampa le copie definitive. Da allora si è visto solo saltuariamente, peraltro orrendamente censurato, su reti private regionali, finché nel 2006 alla sala Trevi di Roma ne è stata proiettata una versione integrale (acciderbola l'ho saputo a posteriori!), a cui non è seguita una doverosa edizione in DVD (come già poi per gli inediti di Cavallone...che c. aspettano? pagherei oro...).
"Arcana" narra di vedova e figlio, emigrati dalla Sicilia nei quartieri popolari di Milano in cerca di fortuna, sperando di intercettare le ricchezze di superstiziose famiglie borghesi, attraverso la lettura di tarocchi, la preparazione di rimedi contro il malocchio e l'allestimento di sedute spiritiche. La madre è esperta di rituali magici e furbescamente se ne serve per adescare facili prede, mentre il sofferente ed emaciato figlio appare realmente vivere sulla propria pelle lancinanti percezioni extrasensoriali e dimostra, a più riprese, di possedere inquietanti e incontrollabili poteri. Il problema sorge quando il figlio si invaghisce di un'avvenente cliente della madre e usa i propri poteri per conquistarla...la ragazza rimarrà incinta e le conseguenze saranno devastanti per gli equilibri del microcosmo familiare (fortemente connotato da complessi edipici) e per la psiche del giovane, che perderà totalmente il controllo dei suoi arcani poteri. Nel concitato finale (nella versione vista da me, assolutamente e insensatamente appiccicato al resto) rimane il dubbio se la sparatoria nelle strade del quartiere è il risultato del delirio del giovane, che porta alla follia generale o è un atroce scontro, tristemente abituale per l'epoca, tra polizia e contestatori.
Numerosi i momenti di grande cinema della pellicola, tra cui va ricordato il mesmerizzante ballo rituale di una famiglia meridionale guidata dalla madre stregona, al suono di un violino ipnotico. La musica del violino, veramente impressionante, è composta da nove note ripetute all'infinito, e proviene direttamente dalla cerimonia macedone degli Anastenaridi, durante la quale gli adepti camminano sul fuoco a piedi nudi senza, inspiegabilmente, alcun danno. Durante il rituale del film, invece, un asino legato viene misteriosamente issato su una chiesa e improvvisamente dalla bocca della maga cominciano a emergere decine di rane saltellanti (che coraggio Lucia Bosé!!!), simbolo in molte culture di fertilità, rigenerazione e rinascita. Gli Aztechi, per esempio, rappresentano la rana come Tlaltecuhti, la madre terra, simbolo di morte e di rinascita. In una leggenda azteca, la rana funge da origine dell’intero universo. Infatti Quetzalcoatl (il dio serpente/uccello) e Tezcatlipoca (il dio mago/giaguaro) trovano la rana nel mare primordiale; ne dividono il corpo a metà, e con esso creano il cielo e la terra. Nelle leggende cinesi, invece, il rospo è spesso rappresentato come un mago che detiene segreti preziosissimi. Molte di esse raccontano la storia di Liu Hai e del suo inseparabile compagno, il rospo dalle tre zampe Ch’an Chu, che conosce il segreto dell’immortalità. Film colto, sperimentale per quanto riguarda lo straniante linguaggio cinematografico e realmente arcano.

"Giulio Questi rievoca temi della letteratura magica e alchimistica, favole junghiane archetipiche, li fonde col corredo delle leggende popolari e della demonologia, li ambienta nel suburbio cittadino, quest'inferno che sta a mezza strada fra la campagna perduta e la città non ancora conquistata. Il lucido delirio alterna, nella seconda metà, il meraviglioso alla sconnessione..." (Sergio Frosali)
(nella foto ossario di Evora, Portogallo)

23/07/08

Richard Kern

Richard Kern

Ricordo nei primi anni Novanta quando arrivarono per posta aerea, comprate a carissimo prezzo dall'indomito Pizgo (56000 lire l'una!), due videocassette dal titolo "Hardcore - Films from the Deathtrip", efferate compilations di corti e mediometraggi ad opera del regista Richard Kern, nome di punta (insieme a Nick Zedd) del "cinema della Trasgressione" newyorkese. I film contenuti nelle compilations erano Death Valley '69 (1986), Thrust in me (1985), The Evil Cameraman (1990), The Right Side Of My Brain (1984), You Killed Me First (1985), Fingered (1986), Submit to me (1985), Submit To Me Now (1987), My Nightmare (1993), Horoscope (1991) e X=Y (1991) e alcuni di questi erano interpretati dalla leggendaria musicista e musa del regista, Lydia Lunch ("Death Valley '69", "The Right Side Of My Brain", "Fingered" e "Submit To Me Now").
Afferma Kern, riferendosi a quei film, "l'obiettivo dichiarato era compiere atti rivoluzionari che attraversassero ogni barriera socialmente costruita e socialmente accettata" e direi che la durezza delle pellicole non lasciava adito a dubbi in tal senso. L'estremismo tematico e visivo di Kern era totale, manifestandosi violentemente in film veramente al limite della guardabilità, veri e propri atti eversivi di nichilistica provocazione culturale. Ma il nostro Sistema, si sa, è in grado di digerire qualsiasi cosa e il cinema della Trasgressione originato dal movimento punk/no wave newyorkese ebbe vita breve, divenendo a sua volta oggetto di merchandising.
E Kern che fine ha fatto in tutto ciò?

Si è ripulito e si è riciclato come fotografo erotico (sua originaria passione) e stimato videomaker (Marilyn Manson, Sonic Youth, Cop Shoot Cop tra i suoi clienti): "il mio credo era l'anarchia, cioè l'unica cosa che sia venuta fuori dal movimento punk. Il concetto di anarchia, di creare caos mettendo tutto sottosopra e così fare in modo che le cose cambiassero più in fretta. E cosa è diventato ora tutto questo? MTV! (risata)..."
La sua opera fotografica riesce a miscelare sottilmente sensualità e provocazione, impudicizia e oltraggio, concentrandosi sul guardare e l'essere guardati e portando in tal modo la tensione scopofila, vera e propria ossessione dell'uomo contemporaneo, ai massimi livelli...di recente il Traffic Festival di Torino gli ha reso omaggio esponendo le sue fotografie.

"Potreste vederla così: la modella è un'esibizionista e io sono il guardone"
(Richard Kern)

21/07/08

I Maghi e i Santi

"Il pensiero chiaro non ci basta. Esso definisce un mondo usato fino alla nausea. Ciò che è chiaro è ciò che serve da scorza alla vita. Questa vita troppo conosciuta e che ha perduto tutti i suoi simboli, cominciamo ad avvederci che non è tutta la vita. E l'epoca d'oggi è bella per i maghi e per i santi, più bella di quanto non sia mai stata."
(Antonin Artaud)

opera di Ernst Fuchs

Elenco film per anno 2005/2006

Elenco Film per anno
Stagione 2005/2006


NOVEMBRE 2005
Yellow Mellow
di Piero De Petris
(2004 ITA 90’)
Abbiamo l’onore di presentare questo gioiellino alla presenza in sala del regista. E' la storia di Angela, Olimpia e Zack, tre giovani forlivesi legati tra loro da legami sentimental-economici, improvvisamente costretti ad affrontare quelle che sono forse le prove piu difficili della vita: i cambiamenti. Più che una commedia il film e' una storia buffa, assurda, divertente e a tratti commovente, come spesso e' la vita stessa.

Ciclo Klaus “Krazy” Kinski: Classici
Per qualche dollaro in più
di Sergio Leone
(1965 ITA/SPA 130’)
Sì lo sappiamo che l’avete già visto...ma è il Mito Western rivisitato in chiave post-moderna: Eastwood, Volonté, Kinski, Lee Van Cleef, Leone, Morricone...il Cinema! Un film che si deve rivedere, anche perchè Leone non ne ha diretti tanti e siamo un po’ tutti orfani del suo cinema, soprattutto in questa epoca barbarica. Klaus Kinski è il Gobbo, indimenticabile! Volontè /Indio è al massimo del suo delirio.

Ciclo Klaus “Krazy” Kinski: Cinema d’autore
Woyzeck
di Werner Herzog
(1979 GER 73’)
Woyzeck, dramma a stazioni, la quotidiana via crucis dell’uomo. Woyzeck, la parola scavata, le frasi spezzate come l’uomo che le ha in bocca. Woyzeck il dramma non-finito eppure preciso e crudele come il meccanismo. Woyzeck è una storia sul potere e sul suo esercizio. E’ storia di sopraffazione e umiliazione. E’ la storia della violenza che ogni istituzione pratica scientificamente sull’essere umano meno forte, vale a dire: meno ricco. E’ la storia del pane, ovvero della morale, dell’importanza della pancia piena di fronte alla morale borghese. Strabiliante interpretazione di Kinski in grado di essere un grande attore anche in un ruolo sommesso.

Ciclo Klaus “Krazy” Kinski: Spaghetti Western
Quien sabe?
di Damiano Damiani
(1966 ITA 102’)
Grande film rivoluzionario con un ottimo Gian Maria Volontè e due grandi Lou Castel e Klaus Kinski. Quando il cinema italiano riusciva ad appassionarci: capacità di racconto, azione e messaggio politico...una triade recentemente ritrovata dal cinema italiano grazie a Michele Placido e al suo Romanzo Criminale.

Ciclo Klaus “Krazy” Kinski: Biografico
Paganini
di Klaus Kinski
(1989 GER 82’)
Kinski attore istrionico, inquietante, di difficile lettura. Richiesto dai più famosi registi come Sergio Leone e Billy Wilder. Ha rifiutato, con disprezzo, offerte di lavoro da parte di Steven Spielberg.
Kinski è stato regista una sola volta in questo suo ultimo film, Paganini, in cui ritrae, in una personalissima biografia, la figura di Paganini. Film imprescindibile dunque per cercare di capire il personaggio a suo modo unico e irripetibile. Sul set ha conosciuto Debora Caprioglio, con la quale ha subito instaurato una relazione sessuale; ultima della sua vita. Kinski ha anche scritto un'autobiografia "All I Need is Love - Kinski Uncut" nella quale racconta non sè stesso, ma la sua identificazione. La perversione sessuale, il suo istinto bestiale, l'esultanza di trovarsi al centro di risse sanguinose.

Ciclo Klaus “Krazy” Kinski: Sexy Thriller
La bestia uccide a sangue freddo
di Fernando Di Leo
(1971 ITA 93’)
Girato da uno dei registi di punta della nuova generazione di critici Tarantinati questo film ha acquistato nel tempo il rango di film culto, soprattutto in America. Proprio le bizzarrie della sceneggiatura unitamente alla maniera iperbolica con cui vengono risolte le sequenze di sangue e sesso rendono ragione del perché sia diventato tanto celebre in tutto il mondo. Il merito comunque va attribuito a Klaus Kinski - che partecipò esigendo un compenso minimo - la cui espressione paranoica ben si addice al ruolo di equivoco direttore del manicomio. Presentato uncut.

Ciclo Klaus “Krazy” Kinski: Commedia
Buddy Buddy
di Billy Wilder
(1981 USA 96’)
Deliziosa e allegra commedia del maestro Wilder (suo ultimo film) con Walter Matthau e Jack Lemmon, impreziosita dalla partecipazione di Klaus Kinski nel ruolo di uno psicanalista maniacale indimenticabile.

Ciclo Klaus “Krazy” Kinski: Documentario
Kinski, il mio nemico più caro
di Werner Herzog
(1999 GERM/GB 95’)
Il regista torna nella casa di Monaco, dove intorno al 1955 visse per tre mesi con Klaus Kinski, interprete di 5 suoi film dal 1972 al 1988, e si reca sui luoghi (Perù, Rio delle Amazzoni) dove li girò, incontrando nel suo viaggio a ritroso attori, comparse, persone che conobbero l’attore. “Ogni capello bianco lo chiamo Kinski” ripete il regista. Non è soltanto uno splendido documentario su Kinski e il suo comportamento totalmente folle…svela anche indirettamente i tratti ossessivi del cinema di Herzog. Un cinema titanico e prometeico, incentrato sulla continua sfida a superare sé stesso e allo stesso tempo capace di raggiungere livelli poetici sconosciuti a gran parte del cinema contemporaneo. Da (ri)vedere.

DICEMBRE 2005
No Direction Home
di Martin Scorsese
(2005 GB/USA 208’)
L’attesissimo impedibile inedito rockumentario di Scorsese sul giovane Dylan. Concentrandosi sul periodo primi Sessanta fino al ’66, offrono il loro punto di vista, tra i tanti, Joan Baez, Al Kooper, Suze Rotolo (colei che appare sulla copertina di The Freewheelin’ Bob Dylan), e lo stesso Dylan. Possibilità di visionare filmati altrimenti relegati agli archivi. E si tratta di immagini straordinarie: il festival di Newport, la marcia su Washington, la tournée inglese del ’66.

Elvis Presley Show
di Denis Sanders
(2001 USA 92’)
“Se i pezzi non fanno colpo, potremmo sempre fare un medley dei costumi”, scherza The King prima del mitico concerto di Las Vegas dell’estate 1970, recuperato dagli archivi degli studi cinematografici dal restauratore di film Rick Schmidlin (“Rapacità”, “L’infernale Quinlan”), assieme a immagini tratte dalle prove negli studios MGM. L’animale Elvis all’apice della sua carriera.

Serge Gainsbourg; D’autres nouvelles des etoiles (2005 F 120’ circa)
Arbitraria selezione da questo documento eccezionale, l’opera video più completa fino ad oggi mai realizzata sull’artista, frutto di una ricerca ben fatta da parte dell’Universal francese e del fondo Gainsbourg, che alterna ai filmati e ai video alcune, illuminanti, conversazioni su temi che fortificano lo spessore di Serge (bellissima quella dedicata al cinema). Di massimo interesse il ritrovamento del primordiale video-documentario dedicato a Histoire de Melody Nelson del 1971, la sua opera più visionaria e psichedelica che, ancora oggi, regge alla prova del tempo.

Benjamin Smoke
di Jem Cohen, Peter Sillen
(2000 USA 72’)
Un ritratto affettuoso dedicato ad un uomo tormentato e di talento: Benjamin Dickerson, voce solista del quintetto punk-blues “The Smoke”. Più impressionista che biografico, Benjamin Smoke è un collage di interviste (tra cui Patty Smith) ed interpretazioni, evocative istantanee di Cabbagetown, il quartiere degradato e di basso livello sociale dove Dickerson ha vissuto la maggior parte della propria vita.

Cocksucker Blues
di Robert Frank
(1972 USA 95’)
Inedito documentario sui Rolling Stones, qualità delle immagini per forza sporca, girato mentre il gruppo era impegnato nel tour nord-americano per la promozione del seminale Exile On Main Street. Se portare avanti il ruolo di Lucifero del r'n'r è compito difficile da sostenere, ancor più difficile è farne cronaca. Pare che Frank sia riuscito perfettamente nell'intento, tanto da vedersi bloccare la distribuzione dai diretti interessati: "E' un bel film, ma se mai venisse mostrato in America non ci darebbero più alcun permesso di suonarvi". Altro che Symphathy For The Devil!

Chuck Berry - Hail! Hail! Rock’n’roll
di Taylor Hackford
(1987 USA 120’)
Registrazione del concerto del capostipite del rock Chuck Berry nel 1986 a St. Louis (Missouri), sua città natia, per festeggiare il 60° compleanno, intercalato da numerose interviste con i personaggi più importanti del rock, tra cui anche Little Richards, Willie Dixon e Springsteen. Interessante, appassionante, nostalgico. Non solo per i fans di Berry.

Pink Floyd – Live at the UFO (1967, 27’ circa)
Psichedelico concerto del ’67 nel mitico club londinese tempio della musica underground UFO club, che ospita ogni genere di performance. Qui i Pink Floyd muovono i primi passi e ottengono fama, sperimentando fra l'altro l'uso di proiettori e luci colorate durante le proprie esibizioni.

Demetrio Stratos: Suonare la voce
di Massimo Villa
(1994 I 57’ circa)
Omaggio a Stratos e al suo concetto di voce-musica, voce considerata nella sua individualità e non vincolata esclusivamente alla parola e al suo discorso di significato verbale. Pubblicato da Cramps Factory, l’etichetta della musica totale fondata da Gianni Sassi nei primi Settanta.

GENNAIO 2006
Il Cuore di Tenebra del Cinema: I Due David
Cuore Selvaggio
di David Lynch
(1990 USA 127’)
Il film è un’odissea attraverso la melma dell’immaginario cinematografico americano, il mondo rappresentato è un mondo dal cuore selvaggio che la macchina da presa di Lynch percorre con genialità e curiosità per i dettagli sordidi e bizzarri. Se il cinema è stile, Lynch è il più grande regista contemporaneo. Cult da recuperare.

Il Cuore di Tenebra del Cinema: I Due David
Dune “Versione integrale”
di David Lynch
(1984 USA 180’)
Sottovalutato e frainteso, Dune è uno dei più pazzeschi e gustosi e impossibili (il Dune di Jodorowski, primo regista chiamato per il progetto, mai portato a termine sarebbe forse stato il nuovo 2001...sic!) film d’autore della storia del cinema. La versione presentata è quella più lunga mai distribuita, comunque disconosciuta dal regista in rotta con il produttore De Laurentiis, va detto che in questa forma la storia del film finalmente si capisce e appassiona...

Il Cuore di Tenebra del Cinema: I Due David
Eraserhead
di David Lynch
(1976 USA 89’)
Primo lungometraggio di David Lynch, che lo ha anche scritto, montato, prodotto e ne ha curato gli effetti speciali. Stanley Kubrick affermò che Eraserhead è l’unico film che avrebbe voluto dirigere lui stesso. Un flusso di coscienza sull’uomo nell’universo post-industriale, un film onirico e visionario che unisce animazione manuale a live action, un’opera indefinibile, surreale, priva di riferimenti nella storia del cinema, un film da vivere come un’esperienza. Straordinario è l’uso del suono (Alan Splet). Cinema Magnifica Ossessione.

Il Cuore di Tenebra del Cinema: I Due David
Lost Highway
di David Lynch
(1997 FRA/USA 137’)
Il cinema è un'arma magnifica e pericolosa se è uno spirito libero a maneggiarla. E’ lo strumento migliore per esprimere il mondo dei sogni, delle emozioni, dell’istinto. Il buio che invade a poco a poco la sala equivale all’azione di chiudere gli occhi. E’ allora che comincia sullo schermo e al fondo dell’uomo l’incursione notturna dell’inconscio; le immagini come nel sonno compaiono e scompaiono, il tempo e lo spazio cronologico e i valori relativi di durata non corrispondono più alla realtà, i movimenti accelerano i ritardi.

Il Cuore di Tenebra del Cinema: I Due David
Naked Lunch - Il pasto nudo
di David Cronenberg
(1991 CAN/UK/GIAP 115’)
Acida e allucinata fenomenologia della nascita di una scrittura, delirio ipnotico e scostante nato dalla contaminazione fra l’universo di Burroughs e quello di Cronenberg, che continuamente avvince e respinge, ammalia e stordisce, accarezza ed accieca. Naked Lunch è un viaggio al termine della notte, un flusso febbricitante e vorticoso, un purulento delirio underground. Un enigmatico film-laboratorio, uno straordinario cut-up filmico. Bisogna sterminare tutti i pensieri razionali.

Il Cuore di Tenebra del Cinema: I Due David
Videodrome
di David Cronenberg
(1983 CAN 90’)
Videodrome è a tutti gli effetti il "manifesto" del cinema di Cronenberg: un film paradigmatico, pluristratificato e scioccante. Sconvolgente come un'allucinazione, lucido e denso come un saggio teorico sul mondo mass-mediale in cui ci è dato vivere. Cronenberg riesce a fare di Videodrome un testo-chiave, uno dei pochi film commerciali capaci di tradurre sullo schermo quelle angosce e quelle allucinazioni al contempo epocali ed universali che la letteratura aveva già conosciuto nelle pagine di un Burroughs o di un Kafka. Videodrome sembra essere l'unico film ad avere un senso chiaro di quello che comporta la sua decade, l'unico che affondi i denti nella carne del suo tempo. E' incentrato sul pubblico: il suo bisogno di evasione, la sua amara mancanza di soddisfazione, il suo flirtare nichilistico col dolore per provare che puo' ancora sentire qualcosa, l'estremo spiazzamento che tutto questo comporta.

Il Cuore di Tenebra del Cinema: I Due David
Crash
di David Cronenberg
(1996 CAN 100’)
A dieci anni dall’uscita in sala è venuto il momento di rivederlo, possibilmente non doppiato (atroce, come spesso accade, il doppiaggio italiano). In Crash Cronenberg esplora uomo e macchina fino ad arrivare a farli congiungere, quasi carnalmente. La mutazione qui diventa ancestrale, origine della relazione che a partire dalla rivoluzione industriale ha legato indissolubilmente l’essere umano a ciò che da trecento anni fa andare avanti il mondo, e che oggi, con la tecnologia, diventa una realtà proiettata verso il futuro. La sceneggiatura, tratta da un romanzo di J.G.Ballard, è il trampolino di lancio per questo viaggio visionario e, allo stesso tempo, incubo. Un film che se guardato suddiviso in singoli spezzoni è memorabile. Gloria e vita alla Nuova Carne!

Il Cuore di Tenebra del Cinema: I Due David
Dead Ringers - Inseparabili
di David Cronenberg
(1988 CAN/USA 115’)
Film sui gemelli e sul doppio, è un horror epistemologico-biologico, che sprigiona le sue pressioni sottocutanee non in modo esplosivo, bensì facendole trasudare, come vapori mefitici. Film che disturba e seduce con l’inquietante scorrevolezza delle sue riprese, la dolcezza segreta e opprimente delle sue inquadrature, ammalia con l’orchestrazione favolosa della sua narrazione (senso del montaggio, ellissi), cattura immediatamente con la freddezza vertiginosa della messa in scena a partire dalla semplice osservazione di personaggi presi nella rete architettonica della loro vita, il racconto non essendo che lo spettacolo minuzioso, fino all’ipnosi, dello sconvolgimento programmato e senza fine di un orologio d’alta precisione: l’uomo.

Il Cuore di Tenebra del Cinema: I Due David
Spider
di David Cronenberg
(2002 CAN 98’)
Che cos'e' la realta' se non la percezione della realta'? La nostra percezione personale della realta' e' l'unica che accettiamo. Anche se stai diventando pazzo, e' sempre la tua realta'. Ma la stessa realta', vista da una prospettiva esterna, e' quella di una persona che agisce in modo distorto.

FEBBRAIO 2006
Il cinema (dalla parte) dei margini: Dannati e Proibiti
Ms 45 - L’angelo della vendetta
di Abel Ferrara
(1981 USA 84’)
Una sartina muta (la straordinaria Zoë Tamerlis) viene stuprata due volte nel corso della stessa giornata. Riesce ad uccidere il secondo violentatore e da quel momento gli scopi della sua vita diventano due: eliminare il cadavere, pezzo per pezzo, e sterminare il genere maschile. Ferrara aderisce al punto di vista della protagonista, rappresentando una New York da incubo degna di Scorsese. Parimenti scorsesiana la sessuofobia di fondo, evidente dalle mises da vamp che Thana adotta per attirare le sue vittime, e nel suo travestimento finale da suora alla festa in maschera. Proprio in questa sequenza vi è l'apice del film, in quel mix di rallenty, musica ipnotica, sangue e ironia blasfema. Il titolo originale Ms 45 si riferisce al calibro della pistola di Thana.

Il cinema (dalla parte) dei margini: Dannati e Proibiti
Benny’s Video
di Michael Haneke
(1992 Austria 105’)
Il cinema di Haneke è un cinema della crudeltà e questo è uno dei suoi film più compiuti e autentici. Il protagonista è un adolescente i cui rapporti con i genitori sono puramente funzionali, e che non ha contatti con il mondo al di fuori dei videoschermi. Quando gli si presenta un frammento reale di questo mondo (una ragazza) reagisce in modo totalmente inadeguato e finisce per commettere un crimine atroce. Lo sguardo del regista è morale, per nulla accattivante e ci svela amaramente il rovescio della medaglia della società borghese contemporanea. Astenersi i deboli di stomaco.

Il cinema (dalla parte) dei margini: Dannati e Proibiti
Canicola
di Ulrich Seidl
(2001 Austria 121’)
L'Austria infelix di "Canicola", opera prima sgradevole e preziosa, disturbante e non mite, é un universo in cui le "figure" hanno la pesantezza di corpi sfatti, appendici informi, molli, rugose di una mente e di psicologie straziate da qualche sordo dolore o da qualche disfunzione e il "paesaggio" é un vuoto riempito da luoghi di transito come le superstrade,le villette a schiera, gli ipermercati posteggi, i peepshow, i locali per scambisti. Una serie di quadri in cui individui-monadi, solitari o aggrovigliati in amplessi statici e crudeli, si fanno guardare dal regista. Ulrich Seidl é un documentarista e il suo sguardo é abituato a sezionare, ad afferrare, a registrare, ad aggredire l'illusione del vero e del verosimile.
I disperati rapporti di forza (teorizzati da Fassbinder) non riguardano più l'amore, ma il disamore, non più il sesso, ma la carne anonima. La paura non mangia più l'anima, becchetta il corpo.

Il cinema (dalla parte) dei margini: Dannati e Proibiti
Goto, l’isola dell’amore
Di Walerian Borowczyk
(1968 FRA 93’)
In un’isola inesistente che nel 1887 un sisma ha tagliato fuori dal mondo, tre uomini amano la stessa donna: il marito, tiranno dell’isola, un ardente e attraente ufficiale e un ladro scaltro, opportunista e cinico. Film inquietante come un quadro di Magritte: arriva al surrealismo attraverso l’iperrealismo. Nell’allucinata e labirintica claustrofobia delle sue immagini è un poema d’amore e una parabola sulla dittatura.

Il cinema (dalla parte) dei margini: Dannati e Proibiti
Caligula
di Tinto Brass
(1979 ITA 105’)
La vita forsennata, le azioni crudeli, l'incesto con la sorella Drusilla, le follie, gli eccessi e la morte violenta di Caio Cesare Augusto Germanico detto Caligola (12-41 d.C.), secondo l'ottica di Svetonio, lo storico più maligno e meno attendibile dei tempi greco-romani, e quella dell'americano Gore Vidal: un bambino che si trova in mano il mondo, non sa che cosa farsene e vi sfoga i suoi istinti distruttivi. Girato nel '76, montato da nel '77, sconfessato da Vidal, rinnegato da T. Brass, oggetto di risse e liti giudiziarie a catena, proiettato qua e là per l'Italia nel novembre del '79, sequestrato, rimontato nel 1984 da Franco Rossellini. Impossibile stabilire quale sia l'edizione originale tra le tante di varia lunghezza (210m, 156m, 147m, 105m) distribuite nel mondo. In quella dell'84, pur purgato ed espunto delle sue immagini più crude, rimane una sagra di Kitsch fantapornosadomasolatino dove la fantastoria si coniuga con il cinema delle luci rosse e quello della violenza.

Il cinema (dalla parte) dei margini: Dannati e Proibiti
Spell – dolce mattatoio
di Alberto Cavallone
(1977 ITA 90’)
Il maestro maledetto del surrealismo italiano nel suo film più riuscito: le urgenze surrealistiche detonano sullo schermo con potenza inaudita: Sade, Bataille, Lautréamont e l’origine du monde sono parti di un mosaico antinarrativo denso e stratificato, pretesto per un discorso complesso che travolge fede religiosa e ideale politico ed esplicita il passaggio ad un’era di teledipendenza. L’ambientazione paesana evidenzia lo sfacelo e il marcio della società borghese, durante la festa del santo patrono, momento di abbandono dionisiaco in cui vengono a galla i tradimenti, le crudeltà, gli incesti, le pulsioni d’amore e di morte. Un’esperienza limite, problematica, aggressiva, perturbante, ma che ci dice più cose sulla nostra società che decine di film alla Costa Gavras.

Il cinema (dalla parte) dei margini: Dannati e Proibiti
Je vous salue Marie
di Jean Luc Godard
(1985 FRA 105’)
Alla vergine Marie, figlia di benzinaio e fidanzata schiva di Joseph, Gabriel annuncia che avrà un figlio. Joseph smania e si dispera, ma grazie all'amore finisce per capire e accettare il figlio non suo. Epilogo degno di Bunuel. Sotto il segno della luna è un film che prende la storia della vergine Maria come modello in controluce, parafrasandolo attraverso figure contemporanee. E’ un film mistico, forse non cristiano, ma nemmeno blasfemo, benché non privo di un sottile umorismo in filigrana. Visivamente splendido.

MARZO 2006
Mr Vendetta – Sympathy for Mr Vengeance
di Park Chan Wook
(2002 Corea 121’)
Dal regista di Old Boy e Lady Vendetta, questo è il primo episodio della trilogia dedicata al tema della vendetta, ed è arrivato in Italia solo per il videonoleggio (sic...). La storia è quella di Ryu, un giovane sordomuto che fa di tutto pur di salvare la sorella malata. Vende un rene, rapisce la bambina del suo ex datore di lavoro, fa mille sacrifici, ma le cose non girano affatto come dovrebbero, ed egli viene a trovarsi ad affondare in una spirale di morte e di disperazione senza eguali. E' da questo momento in poi che il tema della vendetta, muovendosi lungo due sinusoidi che finiranno per incrociarsi piu' volte, prenderà il sopravvento, trasformando di volta in volta i carnefici in vittime e le vittime in carnefici.
Dramma e sangue, velati a tratti da una leggerissima patina di ironia, dipingendo un'immagine dell'uomo né bianca né nera e rendendo inscindibile il giusto dallo sbagliato.

Don Chisciotte
di Orson Welles & Jesus Franco
(1992 SPA 114’)
Il più celebre dei grandi film incompiuti di Orson Welles, che ci lavorò 14 anni senza riuscire a completarlo. Jesus Franco, all’epoca suo collaboratore, lo ha faticosamente ricostruito e montato, regalandoci la possibilità unica di poter ammirare frammenti del capolavoro del genio di Welles. Questa proiettata è l’edizione più completa del film mai messa in circolazione. Imperdibile.

The Brown Bunny
di Vincent Gallo
(2005 USA 90’)
Dopo un film già diretto come regista con Buffalo ’66, Vincent Gallo porta sullo schermo il progressivo martirio del proprio corpo in The Brown Bunny, road-movie puro e infinito dal New Hampshire che vede protagonista Bud (lo stesso Gallo) che dopo aver partecipato a una corsa motociclistica nella classe 250, si mette in viaggio con la sua auto alla ricerca di Daisy (Chloe Sevigny), l’unica donna che ha veramente amato. Gallo non bleffa. La sua macchina da presa sembra muoversi subordinata ai suoi umori, per far consumare Bud, per smaterializzarlo progressivamente, per farlo procedere all’accumulo e all’immediato azzeramento di ogni esperienza individuale (gli occasionali rapporti con le donne che incontra sulla strada). Un cinema unico attualmente che piaccia o meno.

Il Grande Uno Rosso
di Samuel Fuller
(1980 USA 156’)
Versione Integrale. Grazie alla guida di un vecchio sergente, quattro fanti americani, appartenenti alla divisione "The Big Red One", sopravvivono a quattro anni di guerra sui vari fronti, dall'Algeria alla Germania. Una lezione di cinema. E di guerra. Film autobiografico, è il testamento di S. Fuller, la sintesi della sua esperienza bellica. Fa il contropelo ai film bellici hollywoodiani e lo dedica ai superstiti perché (come dice R. Carradine, alter ego di Fuller nel film) "la sopravvivenza è l'unica vera gloria in guerra". Non sono poche le scene memorabili e ancor più rari i film che della guerra raccontano gli aspetti bizzarri e tremendi.

The Butcher Boy
di Neil Jordan
(1997 IRL 110’)
Fiammeggiante cronaca di un progressivo dissesto emotivo: Francie Brady, un dodicenne pieno di vita e fantasia, che vive in una cittadina irlandese dei primi anni Sessanta, sopporta un susseguirsi di abbandoni (la madre si suicida, il padre muore alcolizzato, il suo migliore amico sceglie nuove compagnie) prima di precipitare nella follia. Uno dei migliori esempi del realismo magico in cui eccelle Jordan, che nasconde anche, nella figura protagonista, un ritratto metaforico del proprio paese, abusato a lungo dalla Storia. E impressionante esordio, nella parte dell’“incredibile Francie Brady”, per Eamon Owens, scovato dal regista in una scuola di campagna e mai stato al cinema prima, nemmeno come spettatore. Il film, ignorato in Italia dove è uscito solo in Home Video, ha raccolto i maggiori consensi al festival.

Banditi a Orgosolo
di Vittorio De Seta
(1961 ITA 98’)
Scorsese parlando delle vette del cinema italiano ha fatto il nome di De Seta, il giornalista pensando di aver capito male ha precisato De Sica e Scorsese ha ribadito De Seta. Siamo d’accordo anche noi. Il film fu girato all'aperto, al contatto vivo con la realtà sarda, lontano da ogni filtro mediatore e senza schemi preordinati. De Seta fu contemporaneamente regista, operatore, montatore e arrangiatore del commento musicale. Non vi fu una sceneggiatura prestabilita, agli attori, tutti sardi, venivano al momento spiegate le battute che avrebbero dovuto dire da lì a poco, "poiché lo sforzo mnemonico provocava imbarazzi e incertezza", esortandoli a trovare le parole adatte, nel loro dialetto. Il tema centrale del film è l'impossibilità di un "ordine" statale in quelle zone dove la struttura socio-culturale ed economica era, come disse lo stesso regista nel prologo del film, "diversa"; impossibilità cui corrispondeva il tentativo del singolo individuo di risolvere, sia pure con la forza, quei problemi di giustizia a cui lo Stato non poteva dare una soluzione.

Il tamburo di latta
di Volker Schlondorff
(1970 RFT 136’)
Agli occhi di un bambino il mondo egli adulti appare dominato da mostri e per questo decide di non crescere sfogando la sua rabbia battendo su un tamburo. Dopo aver portato al cimitero la madre e i suoi due presunti padri finalmente nel 1945 si decide a diventare adulto, ma in modo molto speciale. Premio Oscar e Palma d’oro al festival di Cannes. E’ un film realista ma allo stesso tempo fantastico e barbaro, dove lampi di luce nera trafiggono all’improvviso le strade di periferia, i piccoli negozi, la monotonia e la vita quotidiana.

Ricordando Elia Kazan
Il compromesso
di Elia Kazan
(1969 USA 127’)
Elia Kazan: l'emigrato, il comunista, il traditore. Nel '52, davanti alla commissione maccartista, denunciò alcuni ex compagni del partito comunista, tradimento che restò una macchia indelebile. Kazan in qualche modo, si auto-annientò. È impossibile non piangere con lui per la purezza perduta, per le speranze dissolte ma anche per la bellezza del suo cinema.
Questo film lo ha fatto, sceneggiando un suo romanzo, per spiegare le sue ragioni, ricavandone un sofferto bilancio esistenziale e, al contempo, una riflessione sulle inquietudini antiborghesi che attraversavano la società contemporanea.

APRILE 2006
Omaggio a Saul Bass
Fase IV distruzione della terra
di Saul Bass
(1974 USA 93’)
Unico e indimenticabile film come regista di Saul Bass, designer famoso per i meravigliosi titoli di testa e le locandine di decine di film (Preminger, Hitchcock...). Metafora inquietante ed affascinante narra di un’invasione di formiche nell’Arizona e si inserisce nel filone della fantascienza metafisica raggiungendo vette che solo il 2001 di Kubrick ha toccato. Straordinari gli inserti documentari filmati da Ken Middleton. Mai editato in DVD.

Dementia
di John Parker
(1955 USA 56’)
Misconosciuto gioiello surreale noir di John Parker (pseudonimo per Bruno Ve Sota?). Per lo stile visuale e l’ambientazione urbana in cui si muovono personaggi solitari è stato paragonato dalla rivista americana Re/Search ai quadri di De Chirico e a L’infernale Quinlan di Orson Welles. Mai arrivato in Italia, è un’anteprima che siamo orgogliosi di proporvi.

Uncut - Member only
di Gionata Zarantonello
(2003 ITA 78’)
Trash spinto: Ciccio bloccato a letto per una frattura al bacino ha in testa solo una cosa: trovare una donna che lo intrattenga in modo piacevole. Comincia così una ricerca ossessiva, tra i tanti numeri di telefono, per portarsi sotto il lenzuolo una ex fidanzata, un’amica, una vicina di casa. Per sedurre le potenziali amanti Ciccio usa qualsiasi tecnica, compresa la lettura di alcuni brani di un libro che sta cercando di pubblicare, un testo “definitivo” del rapporto tra uomini e donne. Il tutto con una sola inquadratura: il pene del protagonista. Un piano sequenza di 78 minuti, mentre da fuori campo voci, oggetti e presenze invadono la scena, compone quello che si può definire: “il film più piccolo del mondo”, girato in un solo giorno, in due metri quadri di spazio (il letto appunto).

Martin – Director’s Cut
di George A. Romero
(1978 USA 95’)
Dopo un oblio durato trent’anni arriva finalmente in Italia la versione integrale di Martin, il secondo lungometraggio diretto da George Romero, l’autore della tetralogia dedicata ai morti viventi. Diretto nel 1977, Martin è incentrato su un diciassettenne convinto di essere la reincarnazione di un vecchio vampiro. Nel suo tipico stile orrorifico, venato di un lucido sarcasmo, Romero dirige un omaggio atipico al genere vampiresco, riconosciuto dalla stampa specializzata di tutto il mondo come un capolavoro. Il film, uscito in Italia con il titolo di Wampir, fu letteralmente devastato dall’intervento dei distributori italiani (un Dario Argento invasato) che lo rimontarono, eliminandone dieci minuti e aggiungendo la colonna sonora dei Goblin e rendendolo incomprensibile.

Mysterious Skin
di Gregg Araki
(2004 USA 99’)
Uno dei più bei film di questi anni, Araki altrove confusionario riesce miracolosamente a mettere in scena un trauma con conseguenze devastanti come l'abuso sessuale, in grado di condizionare una vita rubando possibili alternative, dimostrando che con sensibilità e ironia si può affrontare qualsiasi argomento. Il suo talento visionario alterna voli surreali a virate oniriche ma è molto ancorato alla realtà e alla verità dei dettagli, curati con morbosa precisione. Il suo è un cinema vitale e sanguigno, schietto e diretto, senza falsi pudori, fatto di pugni nello stomaco, stoccate al buon gusto e sfida ai tabù, ma capace anche di improvvisi slanci poetici. Fuori dagli schemi.

The Manson Family
di Jim Van Bebber
(2003 USA 95’)
Attraverso uno stile documentaristico, Jim Van Bebber (regista/attore piuttosto noto nella scena indipendente americana) ricostruisce la storia della “famiglia” Manson dagli esordi agli omicidi, alternando la storia della comune con quella di un gruppetto di fan moderni, che prendono di mira un giornalista interessato alla storia di Manson. Arriva in Italia un film maledetto come la storia che racconta. Astenersi deboli di stomaco.

Vital
di Shinya Tsukamoto
(2004 GIAP 86’)
In anteprima la nuova opera del regista di Tetsuo presentato alla Mostra di Venezia e poi scomparso nei meandri della (non) distribuzione italiana. Corpo e anima, verità e sogno, immobilità e movimento sono i nuclei costitutivi della vita umana e sta a noi accogliere fino in fondo quello che il destino ci ha riservato. Film drammatico ma per nulla melenso, doloroso e crudele, coraggioso ed allo stesso tempo fatalista, "Vital" sembra dire allo spettatore che il dolore è parte della vita, che anch'esso ha un ruolo, che una parte di noi si costruisce anche nel momento in cui ne facciamo esperienza. Un film in cui ci si deve lasciare accompagnare nella vita dei protagonisti, soffrire con loro e per loro, vivere fino in fondo un'esperienza ineguagliabile come la scomposizione e la ricomposizione di sè stessi.
(sotto il titolo: opera di Roland Topor)

Elenco film per anno 2006/2007

Elenco film per anno
Stagione 2006/2007
À rebours...
Con la canicola estiva ripercorriamo la memoria dei film proiettati da Scaglie in questi tredici anni, corredati da una breve presentazione (spesso non originale), abitualmente allegata al flyer del Clan Destino. Per comodità partiamo dal fondo...

NOVEMBRE 2006
Mary
di Abel Ferrara
(2005 ITA/FRA/USA 83’)
Straordinario film sul dolore e sulla ricerca della fede, sulla solitudine e sui processi creativi in cui Abel si conferma essere il regista più spirituale attualmente in circolazione...la sua capacità di raggiungere il nocciolo del problema è illuminante...ovviamente le barbarie ci circondano...

The Wicker Man
di Robin Hardy
(1973 UK 88’)
Esordio fulminante per il regista Robin Hardy: il sergente di polizia inglese Neil Howie riceve una missiva anonima in cui si comunica la misteriosa scomparsa di una giovane ragazza sull'isola scozzese Summerisle. Recatosi li, si trova di fronte una popolazione diffidente ed un'atmosfera di totale omertà. Nessuno sembra neanche conoscere la ragazza scomparsa. Lentamente il poliziotto scoprirà che in realtà tutti stanno nascondendo la verità e che l'unica religione dominante nella comunità è una sorta di paganesimo celtico. Ma l'incubo è appena iniziato…Cult assoluto. Recente remake.

L’uomo dal braccio d’oro
di Otto Preminger
(1955 USA 119’)
Primo film "vero" sulla "scimmia". Il film venne fortemente voluto dal regista Otto Preminger, che sfidò i duri dettami di quel Codice Hays, che vietava espressamente al cinema di occuparsi di droga, contribuendo alla sua modifica. Con un occhio al cinema espressionista e con una notevole attenzione ai personaggi di contorno, Preminger realizzò “un’opera in cui era presente una vigorosa lezione morale”, avvalendosi di un Frank Sinatra in stato di grazia, della partitura jazz composta appositamente da Elmer Bernstein e dei titoli firmati da Saul Bass.

Serata Cortometraggi Inediti
David Lynch – Guy Maddin – Patrick Bokanovski – Matthew Barney


Walkabout
di Nicolas Roeg
(1971 UK 100’)
Walkabout e` un film quasi documentario sul rapporto fra due bambini bianchi e un aborigeno australiano, ma e` soprattutto una metafora sul passaggio dall'innocenza all'esperienza. Un'odissea attraverso deserto e bush australiano. Poche parole e spazi dilatati con una fotografia abbacinante dove il disco solare è il protagonista assoluto. Virtuosismi mai fini a se stessi, crudezze, morte animale, morte tribale. Toccante, lirico e tragico.

Point Blank
di John Boorman
(1967 USA 92’)
Truffato da un compagno di galera che gli ha portato via la moglie e 93000 dollari, un malvivente si vendica in modo raffinato. 2° film di J. Boorman di culto per i cinefili europei a causa della scelta insolita degli ambienti (dintorni di Los Angeles, la prigione di Alcatraz), il virtuosismo delle riprese, del montaggio, delle sequenze di azione violenta, l'alta tensione dell'intrigo a puzzle, il carisma dinamico di L. Marvin in uno dei migliori personaggi della sua carriera.

Omaggio a Carmelo Bene
Un amleto di meno
di Carmelo Bene
(1973 ITA 70’)
Nel cinema esiste il montaggio, sicche' il film non e' soltanto gia' scritto, ma anche gia' letto, dal momento che viene montato. Sicche' e' gia' criticato, criticato, criticato. Un'ultima critica che si aggiunga al montaggio non puo' essere che una diffamazione.

Omaggio a Chris Penn
Lupo Solitario
di Sean Penn
(1991 USA 127’)
Non recita Chris ma il film è su di lui...bellissimo...indimenticabile....come spesso accade: la critica italiana non lo ha capito...

DICEMBRE 2006
Takeshis’
di Takeshi Kitano
(2005 GIAP 108’)
Takeshi Kitano sorprende ancora una volta. Kitano interpreta l’avatar Beat Takeshi, l’idolo delle folle giapponesi (da noi sarebbe un incrocio tra Pippo Baudo/Benigni/Rosi) e di ogni dove, un po’ primadonna, un po’ burbero, un po’ genio. Il nonsense e le sparatorie regnano sovrane in un divertissment ironico e cinico, in cui Kitano mostra sé stesso come un semidio; poeta consapevole e spocchioso ma idiota matricolato; genio autoriale ma al contempo muto clown. Indistribuibile nei canali commerciali. Prendere o lasciare.

Gerry
di Gus Van Sant
(2002 USA 103’)
Il film invisibile del poeta degli indipendenti è idealmente il primo film di una trilogia esistenzialista (con Elephant e Last Days) che ha riportato il regista Gus Van Sant alle produzioni indipendenti a budget modesti. Scritto a sei mani con i due attori protagonisti, Casey Affleck e Matt Damon, il film racconta l’amicizia di due ragazzi che condividono lo stesso nome nel momento in cui decidono di raggiungere un luogo, senza appunto seguire il sentiero tracciato. I due si perderanno nella boscaglia ai margini del deserto salato e cominceranno a camminare alla ricerca della salvezza attraverso le lande desolate del deserto. Gerry è un film di rottura, difficile e contestabile, sulle orme di Bela Tarr, alla ricerca di una nuove forma di espressione artistica. Prendere o lasciare.

Lo Specchio
di Andrej Tarkovskij
(1975 URSS 108’)
Bilancio esistenziale del grande Maestro giunto ai quarant’anni, rievocazione di vicende personali e storiche. La stessa attrice impersona la madre e la moglie del protagonista così come lo stesso attore impersona Tarkovskij bambino e il figlio del medesimo. I temi sono universali: l’infanzia, l’atrocità della Storia e della Politica, la sua contestazione in nome dell’uomo e dei suoi bisogni, il rapporto tra uomo e natura, la rivalutazione di una terrestre religiosità, il senso di colpa. Mitica capacità ipnoinducente. Il Cinema come Arte di scolpire il Tempo.

Un uomo a nudo – The Swimmer
di Frank Perry
(1968 USA 94’)
Un uomo decide di tornare a casa bagnandosi in tutte le piscine della zona residenziale in cui vive. Ogni piscina è un ricordo del passato. Burt Lancaster e Frank Perry si incontrano in questa parabola metaforica sulla caduta del Sogno Americano.

Rabbits
di David Lynch
(2002 USA 50’)
Serie di 9 cortometraggi scritta e diretta da David Lynch nel 2002. E' stata realizzata e pubblicata per www.davidlynch.com.
Ogni episodio ha luogo in una stanza abitata da tre conigli (Naomi Watts, Laura Harring e Scott Coffey) che si muovono e interagiscono in modo bizzarro, interrotti da risate registrate a volume altissimo. La serie si pone a metà tra il genere noir e quello surreale. La colonna sonora originale è di Angelo Badalamenti.

My Dad Is 100 Years Old
di Guy Maddin
(2005 CAN 16’)
Omaggio della figlia Isabella Rossellini alla grande arte del padre Roberto Rossellini. Film dissacrante e osteggiato dai benpensanti, il regista è ritratto come una grossa pancia, la figlia interpreta tutti i ruoli. Prendere o lasciare.

Ciao Pussycat
di Clive Donner
(1965 USA/FRA 108’)
Peter O’Toole, Peter Sellers, Woody Allen, Ursula Andress e Romy Schneider tutti insieme appassionatamente in una dissennata farsa erotica scritta dal geniale Woody Allen, qui al suo esordio come attore. Il film è diventato di culto, musiche di Burt Bacharach, per un natale meno opprimente...altrimenti godetevi i cine-panettoni da multiplex che vi piacciono tanto...

GENNAIO 2007
Insert Coin (...verso Ovest)
di Valentino Bettini & amici dello Scrambler
(2005 ITA 108’)
"Il vero motociclista è quello che non ha mai fretta di arrivare, perchè sa che poi, quando arriva, finisce il bello..." Le sue parole rispecchiano bene l’atmosfera che ci avvolge in una delle ultime fatiche del vulcanico regista, un originale roadmovie interamente girato in SPAGNA durante lo Scrambler Tour del giugno 2004. Un reportage di viaggio, un film videogioco che vede gli amici del motoclub Scrambler (Ducati!!!) conquistare la terra di Don Chisciotte, 3200 chilometri sfidando il caldo torrido e strade non sempre agevoli dalle Costas di Barcellona alla Sierra Nevada in Andalusia passando per la Navarra, Castilla-La Mancha e Roja scoprendo l' affascinante entroterra e le splendide città d'arte. Bando alle ciance e spazio alla fantasia.

Dogtown & Z-boys
di Stacy Peralta
(2001 USA 91’)
Agli albori degli anni settanta Venice Beach (Los Angeles - California) era terra di nessuno, abbandonata dagli sfarzi commerciali degli anni sessanta; ed in quella porzione di spiaggia denominata il Covo, il surf era vissuto in maniera totale, estrema, senza compromessi, come una sfida stessa per la sopravvivenza. Un gruppo di giovanissimi surfisti, trasporta tutto ciò sulla strada, trasformando lo skateboard da semplice divertimento ad arte estrema. Lo skate da intrattenimento orizzontale diventa vertical, in concomitanza con la grande siccità che affligge la California nel '75, quando questi giovani guerrieri urbani, si ritrovano ad invadere le proprietà private, alla ricerca delle piscine lasciate vuote, così da potervi passare intere giornate, interrotti solo dai padroni di casa, dai loro feroci cani da guardia o dalla polizia. Indimenticabile capolavoro.

Le Tre Sepolture
di Tommy Lee Jones
(2005 USA 114’)
Giù il cappello, signori: alle soglie dei sessant’anni Tommy Lee Jones dirige e interpreta un film semplicemente strepitoso. Spalleggiato dalla sceneggiatura zigzagante di Guillermo Arriaga (premiata a Cannes, insieme alla miglior interpretazione maschile dello stesso Lee Jones) e dalla fotografia atmosferica di Chris Menges, l’attore texano mette in scena uno splendido racconto morale immerso in un maestoso territorio di frontiera. Sulle orme del Peckinpah di “Voglio la testa di Garcia” e con uno stile asciutto e classico Jones gira un film sontuosamente, superbamente malinconico. Allora il
Cinema nell’era dei multiplex esiste ancora!...ero convinto fosse soffocato tra i popcorn...

A Dirty Shame
di John Waters
(2004 USA 89’)
Ormai la spazzatura è dappertutto per cui i film iconoclasti degli anni Settanta del nostro beniamino sono diventati la nostra TV quotidiana (senza però l’ironia e la genialità di Waters), ma John Waters riesce tuttora a fare film che non vengono distribuiti perché scomodi e non riconciliati. Siamo lieti di proporre ai soliti quattro gatti la gustosa anteprima dell’ultimo divertentissimo film del Re degli Schifosi tutto incentrato sul sesso, tornato finalmente alla sua vena più dissacratoria.

Bad Guy
di Kim Ki Duk
(2001 Sud Corea 100’)
Il regista di Ferro 3 è uno dei migliori in circolazione, capace di cambiare, rinnovarsi e sorprendere ad ogni film. Questo è inedito in Italia ecco la trama: un giorno Han-ki, boss della malavita del quartiere a luci rosse, incontra per caso per la strada una studentessa delle scuole superiori di nome Dun-hwa. Han-ki ne è immediatamente attratto e tenta un approccio, ma la ragazza gli dà un'occhiata disgustata e tenta di andarsene, se non fosse che il gangster la aggedisce e la costringe a baciarlo. Han-ki progetta di avviare la ragazza alla prostituzione: dopo averla fatta prigioniera in una stanza, trascorre le sue notti a spiare, da una finestra nascosta, la sua vittima.

Il braccio sbagliato della legge
di Cliff Owen
(1962 GB 90’)
Peter Sellers in una commedia esilarante da riscoprire. La malavita londinese è disturbata dall'arrivo improvviso di tre misteriosi ladri stranieri che compiono colpi incredibili ai danni dei criminali del luogo utilizzando divise della polizia. Pearly Gates, che presiede il sindacato dei criminali, decide di pattuire una tregua momentanea con l'ispettore Parker di Scotland Yard finché i tre ladri non siano stati assicurati alla giustizia. I tre intrusi, però, vengono sempre informati delle trappole che criminali e poliziotti tendono loro e riescono sempre ad evitarle...

Banditi a Milano
di Carlo Lizzani
(1968 ITA 98’)
Pietra miliare del cinema poliziesco con Gian Maria Volonté e Tomas Milian. La storia della banda di Piero Cavallero, che insanguinò Milano il 25 settembre 1967, raccontata da Carlo Lizzani con uno stile scarno e asciutto, quasi con piglio giornalistico. Un gruppo di quattro uomini prepara e realizza una serie di colpi, l'ultimo dei quali, al Banco di Napoli, coinvolge diversi inermi cittadini.

FEBBRAIO 2007
Riding Giants
di Stacy Peralta
(2004 USA/FRA 105’)
Dal regista di Dogtown & Z-boys un altro gioiellino, film documentario sul surf, dalle sue origini in Polinesia, ad una sua nuova nascita nei primi anni del XX° secolo, fino allo sviluppo di una consistente cultura del surf lungo le coste della California del sud negli anni '40. Protagonisti un gruppo di straordinari avventurieri che si andò a formare: surfisti che non soddisfatti dei soli aspetti sociali e ricreativi dello sport, iniziarono ad andare in cerca di onde sempre più grandi, spingendo all'estremo i limiti della performance.

CineA(ni)mando
I maestri del Tempo
di René Laloux & Moebius
(1982 FRA/SVIZ 78’)
Dalla novella L'Orphelin de Perdide di Stefan Wul, Rene Laloux, Jean-Patrick Manchette e Jean Giraud (meglio noto come Moebius), hanno creato un film che resta tutt'oggi uno dei capolavori del cinema d'animazione.
Per il piccolo Piel, perduto nella foresta, l'unico legame con la vita resta Mike, il robot che gli ha lasciato suo padre. Mike invia un messaggio di soccorso, che viene raccolto da un avventuriero dello spazio. Jaffar, amico del padre di Piel. Jaffar cambia rotta e si dirige verso il pianeta per cercare di salvarlo.

CineA(ni)mando
Lunacy
di Jan Svankmajer
(2005 CEC/SLOV 118’)
Il mondo si divide in due categorie di diversa ampiezza... quelli che non hanno mai sentito parlare di Jan Švankmajer e quelli che hanno visto i suoi lavori e sanno di essersi trovati faccia a faccia con un genio. Inedito in Italia. Voi che fate?

CineA(ni)mando
Memories
di Katsuhiro Otomo
(1995 GIAP 113’)
Come un gioco di scatole cinesi, Memories si snoda attraverso l’immaginazione e la genialità di tre autori che fanno capo a Katsuhiro Otomo, genio dell’animazione, autore di un kolossal sospeso e eterno quale Akira. Memories è composto di tre episodi, ognuno rinchiuso nel corpus narrativo dell’altro. Il primo episodio, Memories appunto, diretto da Koji Morimoto e tratto da un racconto breve dello stesso Otomo, è un omaggio alla fantascienza kubrickiana di 2001: Odissea nello spazio e a quella piacevolmente poetica di Tarkovskij di Solaris. Il secondo, diretto da Tensai Okamura, è una satira tendente all’eccesso sulla paranoia del terrorismo e delle armi batteriologice. Il terzo è un meraviglioso piano sequenza, girato ed inventato da Otomo, che rappresenta la giornata tipo di una città il cui unico scopo è cannoneggiare un nemico di cui non si sa niente.

CineA(ni)mando
American Splendor
di Shari Springer Berman
(2003 USA 100’)
Inedito in Italia. È la storia, ritratta in maniera ironica, affettuosa e partecipata, di Harvey Peckar, celebre autore di fumetti statunitense, e delle sue strisce, chiamate appunto "American Splendor". Ingabbiato da una vita ordinaria e da un lavoro da comune impiegato, lasciato dalla fidanzata stufa di una vita "plebea", Harvey stringe amicizia con Robert Crumb, uno dei più importanti e celebri autori di fumetti americani, considerato il padre del fumetto underground e autore di strisce quali "Fritz il Gatto" e "Mr. Natural". Crumb accetta di disegnare le storie che Harvey scriverà, e in poco tempo, raccontando la sua vita, i suoi amici e il suo grigio lavoro, Harvey diventa una celebrità (sarà più volte ospite del "David Letterman Show") e riesce anche a superare le sue croniche difficoltà di adattamento sociale.

CineA(ni)mando
Corto Maltese – Tropico del capricorno
di Richard Danto
(2002 ITA 80’)
Tra 1916 e 1917, Corto Maltese spiega le vele delle sue avventure fra Brasile, Guyana e Mar dei Caraibi. Le isole si succedono l'una all'altra, come albe e tramonti... e come amici e nemici. Dopo aver fatto amicizia con un certo Steiner, un vecchio ubriacone che in una vita precedente è stato un illustre professore praghese, e con il giovane Tristan Bantam, Corto stringe un patto con Bocca Dorata, per aiutare la rivolta di Tiro Fisso. La vittoria è però solo un rito di passaggio verso altri due viaggi non meno avventurosi: il primo, contro l'uomo che insidia l'eredità di Tristan; il secondo, a caccia di un poker d'assi, che fa ricomparire Rasputin e vale un'isola del tesoro.

Lutring – Svegliati e uccidi
di Carlo Lizzani
(1966 ITA/FRA 102’)
Come Luciano Lutring, ladro d'auto e spaccatore di vetrine, divenne un bandito famoso nell'Italia degli anni '60 (ma ricercato anche dalla polizia francese) con la rapina a una gioielleria di via Montenapoleone a Milano. Caso raro di instant-movie riuscito. C. Lizzani e il suo sceneggiatore Ugo Pirro ne fanno un ritratto di taglio semigiornalistico secco, veloce, in sapiente equilibrio tra azione e disegno incisivo dei personaggi che ridimensiona un dilettante del crimine, un balordo invasato che entra in un mondo di delinquenti e poliziotti più professionisti di lui. "E il film smonta a tal punto il personaggio che rischia di renderlo sbiadito". Tra gli interpreti il tedesco R. Hoffman che è un Lutring attendibile, G.M. Volonté che cesella un ambiguo poliziotto fa macchia L. Gastoni, una Candida Lutring scavata in profondità.

CineA(ni)mando
Il pianeta selvaggio
di René Laloux & Topor
(1973 CEC/FRA 72’)
Raffinato film d’animazione su disegni di Roland Topor, sceneggiato da Laloux e Topor da un romanzo di fantascienza di Stefan Wul. La politica è aberrante, la tecnologia provoca angoscia e la natura appare crudele: un incubo apocalittico, visivamente suggestivo ed emozionante.

MARZO 2007
Al di là della vita
di Martin Scorsese
(1999 USA 111’)
Attraverso gli occhi del paramedico Frank Pierce, Scorsese ci mostra la New York nera, sporca, torbida della periferia, una Grande Mela bacata, popolata di morti viventi, come la mente di Frank è abitata dai fantasmi delle persone che non è riuscito a salvare, tutti "incarnati" dal volto di Rose, una ragazza morta per un suo errore, che come una visione gli appare periodicamente lungo i marciapiedi sudici di Hell's Kitchen confusa tra le prostitute. Frank è ossessionato dall'idea di salvare i moribondi, questa è l'unica droga in grado di portarlo da uno stato costante di depressione alla "sensazione di sentirsi Dio". Un ritratto insieme lucido e allucinante dell'irreversibile decadenza della specie umana. Ci siamo in mezzo.

CineA(ni)mando
Porco Rosso
di Hayao Miyazaki
(1992 GIAP 93’)
Marco è un aviatore che, dopo un incidente durante la prima guerra mondiale, perde un amico nonché compagno d'armi e rimane sfigurato, assumendo le sembianze di un maiale: da qui il soprannome Porco Rosso. Il film è ambientato negli anni Trenta ed il protagonista vive sulle sponde dell'Adriatico, pilotando il suo Savoia S.21 ed ingaggiando duelli aerei con una banda di pirati dell'aria chiamati "Mamma Aiuto!". Nonostante l'aspetto ripugnante Porco Rosso riesce anche a far breccia nel cuore di due donne: la bella Gina e la giovane Fio. Amore, umorismo, scene di volo spettacolari ed un pizzico di nonsense (in una scena di duello aereo due rivali esauriti i proiettili cominciano a tirarsi chiavi inglesi e altra roba da un aereo all'altro): ecco gli ingredienti del film di Miyazaki più divertente e spensierato. La cura maniacale messa da Miyazaki nella ricostruzione del territorio italiano è quasi fotorealistica e le scene di combattimento aereo lasciano senza fiato. Inedito in Italia.

Gozu
di Takashi Miike
(2003 GIAP 118’)
Takashi Miike e Takeshi Kitano in un colpo solo. Uno yakuza deve, per ordine del suo capo, uccidere il suo senpai, a cui è profondamente legato, perchè è diventato pazzo. Durante il viaggio verso Nagoya, Minami, il protagonista, si accorge che Ozaki, il pazzo, è morto improvvisamente. Fermatosi in un bar a schiarirsi le idee, si accorge anche che il cadavere del suo amico è scomparso e lo dovrà trovare, ma il posto dove si è fermato è abitato da personaggi pittosto bizzarri...

CineA(ni)mando Omaggio a Bruce Bickford
The Amazing Mr Bickford
di Frank Zappa
(1989 USA 60’)
Zappa co-sceneggia e produce il lavoro di Bruce Bickford, folle e geniale animatore di plastilina. Poi edita il materiale utilizzando musica orchestrale. Il risultato è un'esperienza visuale sbalorditiva, un'ora di continue allucinazioni in continua mutazione. La psichedelia più estrema diventa un pallido ricordo. Vedere per credere.

Ma come mai nessuno ricorda Ferreri?
Storie di ordinaria follia
di Marco Ferreri
(1981 ITA/FRA 107’)
Los Angeles, ribattezzata Lost Angeles (angeli perduti), fa da sfondo e contenitore a un universo di sconfitti, dementi, dannati dove si aggira Charles Serking (Ben Gazzara), scrittore, bevitore, scopatore. E la storia delle sue esperienze etiliche e sessuali, ma anche del suo amore per Cass (O. Muti), puttana bellissima e disperata con una vocazione autodistruttiva più forte della sua. Charles l'ama ma non abbastanza da salvarla dal suicidio. Dall'incontro tra due poeti scellerati, l'americano Charles Bukowski (1920-94) e l'italiano M. Ferreri (1928-97), è nato un film tenero, struggente, tristissimo: il primo film d'amore di un romantico che negava di esserlo, il suo più semplice e trasparente, pur con punte grottesche e crudeli. Scritto con Sergio Amidei, è tratto dall'omonima raccolta (1972) di racconti di Bukowski, da quello di apertura (La più bella donna della città), rimpolpato da spunti, situazioni, personaggi di altri cinque.

CineA(ni)mando
Waking Life
di Richard Linklater
(2001 USA 97’)
Dopo la registrazione delle diverse scene con attori in carne ed ossa (tra cui Ethan Hawke, Julie Delpy, Steven Soderbergh ed una caterva d’altri personaggi più o meno celebri), la pellicola è stata colorata al computer, in modo tale da ottenere un’animazione “reale” e allo stesso tempo astratta, fatta di segmenti cromatici “puri” e fluttuanti, a rendere l’atmosfera lucida ed allucinata di un sogno non del tutto… tale.

L’ultima fuga
di Richard Fleischer
(1971 USA 99’)
Ritiratosi in un villaggio di pescatori portoghesi, Harry Garmes (G.C. Scott), ex autista della malavita di Chicago, accetta di portare in Francia, dove li attendono i suoi complici, un criminale evaso (T. Musante) e la sua donna (T. Van Devere). Innamorato della ragazza, si sacrifica per salvare la coppia. Noir on the road d’autore centrato sulla figura di un loser archetipico che ha perso qualsiasi legame con il suo mondo e tiene alla sua BMW 1957 più che alla vita. Il film rappresenta lo stadio finale del noir che del periodo d’oro conserva la forza visuale e amplifica senza scampo il senso di frantumazione e sconfitta: forse, più che un perdente, Harry Garmes è uno zombie.

CineA(ni)mando
8 Corti
di Osamu Tezuka
(1960/80 GIAP)
La sua prolificità e le sue tecniche e generi pionieristici gli hanno valso i soprannomi di "il padre dei manga" o addirittura "il dio dei manga". Uno dei tratti distintivi dell'animazione giapponese, gli "occhioni", furono inventati da Tezuka, che si basò su cartoni animati dell'epoca come Betty Boop di Max Fleischer e Topolino di Walt Disney. Cult!

APRILE 2007
The Proposition
di John Hillcoat
(2005 Australia/UK 104’)
La frontiera australiana come il selvaggio west statunitense. Nick Cave è autore della sceneggiatura di questo cult movie che mescola ansia di civilizzazione, valori familiari, dilemmi morali e violenza. Il tutto sullo sfondo di un'Australia selvaggia, tra atmosfere cupe ed accecanti al tempo stesso, tra guide aborigene e lande immense e sconfinate. Guy Pierce è il protagonista. Da non perdere.

Il paese del silenzio e dell’oscurità
di Werner Herzog
(1971 RFT 85’)
Per compiere questo viaggio al termine della notte il più grande regista vivente ha avuto per guida la dolcissima e volitiva Fini Straubinger, sorda e cieca che gli fa da guida - e da interprete attraverso un alfabeto digitale e tattile - in una serie di visite a persone sorde e cieche o a istituzioni che a Monaco di Baviera li accolgono. I sordo-ciechi sono "esponenti di un'umanità estrema che può raggiungere vertici di profondità altrimenti insondabili ... e quindi diventano per Herzog la base amata necessaria per produrre immagini e suoni non compromessi da una retorica quotidiana...". E’ anche un film sul cinema, sull'apprendistato della visione. Per Herzog gli spettatori sono dei sordo-ciechi che hanno da essere rieducati all'esercizio dei loro sensi ottusi dall'abitudine. Capolavoro assoluto.

Of freaks and men
di Aleksei Balabanov
(1998 Russia 93’)
Picola gemma russa del cinema surreale degna erede del cinema di Tod Browning, Luis Bunuel e David Lynch. Storia di sfruttamenti di ogni tipo, ambientata nella San Pietroburgo dell’inizio del Novecento, tra famiglie borghesi che vengono rovinate da Johann e Viktor, due produttori e mercanti di fotografie e, in seguito, film pornografici. Il cinema delle origini da un punto di vista particolare. Oltre a questo business i due protagonisti ne iniziano un altro legato ad una nuova perversione: l'ossessione per due gemelli siamesi, Tolya e Kolya, adottati dalla  famiglia borghese di uno stimato dottore di San Pietroburgo. I mostri morali sono ben più orribili di quelli che vengono ingiustamente chiamati mostri dalle persone "normali". Meraviglioso, ma per spiriti liberi.

Napoleon Dynamite
di Jared Hess
(2004 USA 86’)
Dall'orrenda Preston, Idaho, arriva un piccolo, esilarante capolavoro di alienazione, un vero e proprio inno alla sfiga girato con due soldi e un raro fiuto per l'idiozia americana: Napoleon Dynamite , recitato da una compagnia di freaks da far concorrenza a Tod Browning e John  Waters messi insieme! Acutissima rappresentazione del grado zero dell'intelligenza, della mancanza di valori non nel senso che sono spariti, ma che proprio non ci sono mai stati. Divertentissimo.

La sedia della menzogna
di David Cronenberg
(1975 USA 26’)
Episodio di serie televisiva rimasto per anni inedito in Italia. In una notte di tempesta una coppia si ritrova in una casa sconosciuta. Il padrone li obbliga a un crudele gioco di ruoli. Atmosfere gotiche e fantastiche per un Cronenberg poco usuale.

Dumbland
di David Lynch
(2001 USA 24’)
Dumbland è una serie di corti in bianco e nero di animazione che rielabora l'immaginario lynchiano delle origini (The alphabet, The grandmother) coniugandolo con quello della sua leggendaria striscia a fumetti The angriest dog in the world. Il titolo parla chiaro: idiozia, sintesi, analità, devastazione. Una leccornìa. In lingua originale.

Born into this
di John Dullaghan
(2003 USA 113’)
Documentario su Bukovsky, l’uomo dei bassifondi, dei vicoli ciechi, bar-fly, la cui perifericità, la cui marginalità, la cui asocialità, paradossalmente lo connotano come sguardo privilegiato sul mondo- e sulla condizione dell’essere umano nel mondo-, elemento critico centrale della modernità, americana e non. Questo documentario ne rinsalda il mito, attraverso una fitta rete di interviste e testimonianze di conoscenti e amici (alcuni celebri come Sean Penn), editori, ammiratori e fan d’eccezione come Bono o Tom Waits, compagne di letto, di sbronze o di vita, oltre che, ovviamente, dello stesso Bukowsky.
(logo ad opera di Piba)

19/07/08

Volare come Perseo

"In certi momenti mi sembrava che il mondo stesse diventando di pietra: una lenta pietrificazione più o meno avanzata a seconda delle persone e dei luoghi, ma che non risparmiava nessun aspetto della vita....
Nei momenti in cui il regno dell'umano mi sembra condannato alla pesantezza, penso che dovrei volare come Perseo in un altro spazio. Non sto parlando di fughe nel sogno o nell'irrazionale. Voglio dire che devo cambiare il mio approccio, devo guardare il mondo con un'altra ottica, un'altra logica, altri metodi di conoscenza e di verifica. Le immagini di leggerezza che io cerco non devono lasciarsi dissolvere come sogni dalla realtà del presente e del futuro..."
(Italo Calvino)

opera di Odilon Redon

18/07/08

Leggere Papaveri

Le lame e i limi, i limiti, e poi i lumi,
della ragione - piatto algore se non
fosse per rare vegetazioni d'amore -
Il divenire del vuoto - quell'alto
tendere agguati cubici al fantastico
progredire geometrico del delirante -:
che striduli cori, vertigini azzurre, colori.
Dispongo di pezzi di vetro, frammenti d'infanzia,
ma dell'arte musiva m'è cara l'incuria.
Ho mai vissuto tra l'altro? Credo, ripensandoci,
d'aver letto papaveri, sfogliato qualche giornale.
(Dario Villa)

15/07/08

Dementia (Daughter of Horror)

Dementia (Daughter of Horror)
di John Parker (1953 USA 57')
con Adrienne Barrett, Bruno VeSota, Ben Roseman, Richard Barron, Ed Hinkle, Lucille Howland, Debbie VeSota, Faith Parker, Gayne Sullivan.

Un enigmatico medaglione, un coltello a serramanico, strade deserte nella notte nera, uomini senza volto, un'alienata donna sola, papponi e venditori di fiori, nani col giornale notturno aggiornato sulla cronaca nera, una risata isterica e un ricco laido industriale che sembra il sosia di Orson Welles...questi alcuni degli ingredienti di un film pressoché unico nella storia del cinema: miscela anomala di cupe atmosfere da film noir, devianze psicanalitiche, jazz sincopato, horror dai toni espressionisti e misteriosi squarci surrealisti. La pellicola costituisce un viaggio all'interno dei meandri della psiche di una giovane donna (The Gamine), ossessionata dai propri fantasmi e traumi infantili. Una donna problematica e tormentata, la cui angoscia è tesa a combattere il senso di colpa, ma che si trova impotente, in quanto gli stessi suoi fantasmi persecutori sono stati elaborati dalla sua mente in una situazione originaria di panico. Da ciò deriva che non esiste una consequenzialità nei fatti narrati, vi sono numerosi rimandi interni che minano la comprensione e fanno saltare le coordinate temporali, anche i personaggi stessi sono probabilmente proiezioni della mente della protagonista. Ciò che colpisce, comunque, sono le immagini letteralmente mozzafiato e il ritmo intrinseco della pellicola, sostenuto dalla colonna sonora e dalle sordide atmosfere, che trasformano la visione della pellicola in un'avvolgente immersione in una spirale, questo anche grazie al finale aperto e misterioso.
Notevole la colonna sonora ad opera di George Antheil, che rende magnificamente la discesa negli inferi della follia della donna. Travolgenti poi le scene nel jazz club durante la festa Beat (con la perfomance di Shorty Long e il suo combo), in cui è implicita l'atmosfera orgiastica sottesa.
Dementia è la sola opera lasciataci dal misterioso John Parker (nulla si sa di lui), creata nella più assoluta indipendenza e con un risicato budget. Il soggetto del film sembra derivi da un incubo avuto dalla protagonista del film, all'epoca segretaria del regista, consistente in un risveglio brusco dopo aver sognato di trovare una mano mozzata in un cassetto della propria stanza. Sembra che gran parte delle riprese siano state fatte in realtà da Bruno VeSota, qui anche attore (è il sosia di Welles) e produttore, futuro autore di due chicche come il noir "Female Jungle" e lo psicotronico "The Brain Eaters". Nella versione originale voluta dal regista, ricercata e spiazzante, dal titolo "Dementia", il film è privo di dialoghi. Una versione censurata del film venne editata solo nel 1955, col titolo "Daughter of Horror", dopo due anni di battaglie legali con il comitato di censura (il New York Censor Board) e ben 11 processi subiti dalla pellicola. Questa versione, oltre ad essere priva di alcune scene ritenute disturbanti per l'epoca, ha subito l'aggiunta di una fastidiosa voce narrante. E' comunque degna di essere ricordata perché è il film che si vede proiettato nel cinema all'interno della scena cult di "The Blob" del 1958.
Lo stile visuale scintillante e l'ambientazione urbana notturna in cui si muovono i solitari personaggi hanno fatto paragonare Dementia, dalla rivista americana Re/Search, ai quadri di De Chirico e a L'infernale Quinlan di Orson Welles.
Un film tra l'exploitation e l'avanguardia...tra Eraserhead e Orson Welles...tra Carnival of souls e Repulsion...Ma l'ho visto solo io? o è solo il mio ennesimo incubo?

"Dementia is a work of art. It stirred my blood and purged my libido."
(Preston Sturges)